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Lontano dai cliches: parlano regista e produttore de La versione di Barney

Attualità

11/01/2011

E’ singolare che la (sterile) polemica sulla fedeltà o meno del film La versione di Barney, sollevata da alcuni quotidiani a fini certamente promozionali e non sostanziali, giri intorno ad un personaggio come quello creato da Mordechai Richler il cui dramma personale viene scatenato proprio dall’essere stato (involontariamente) infedele all’amatissima terza moglie Miriam.

Il moralismo del romanzo esplicitato nell’idea karmica del rischio di un atto di Ubris da parte di Barney ad avere finalmente avuto la possibilità di sposare la donna amata trova la propria sublimazione, infatti, nel momento in cui Barney tradendo la sua terza moglie, inevitabilmente, la perde una volta per tutte.

Un po’ come nel mito di Orfeo ed Euridice, quando il poeta si volta a vedere se alle proprie spalle c’è davvero la propria moglie, ecco che lei scompare una volta per tutte, riportata da Ade agli Inferi. Così è per Barney che timoroso di perdere Miriam e di avere ‘sfidato gli dei’ come scrive lui stesso in prima persona, scivola involontariamente su una buccia di banana, che non riesce a schivare per colpa del misto letale di alcol e del suo brutto carattere.

Dunque, la (falsa) polemica intorno ad una presunta infedeltà del romanzo al film lascia decisamente perplessi. Tutti sanno che il cinema non è letteratura illustrata e che un film deve, nel bene o nel male, vivere di vita propria.

“L’ironia sta nel fatto che siamo stati estremamente fedeli e ossequiosi nei confronti dello spirito di un personaggio assolutamente irriverente e politicamente scorretto". Spiega il produttore del film e di quelli di David Cronenberg e Atom Egoyan, Robert Lantos. “Avevo accarezzato l’idea che fosse lo stesso Mordechai Richler a scrivere la sceneggiatura. Sfortunatamente la sua malattia eppoi la morte improvvisa glielo hanno impedito. Spiega il produttore che nel corso degli anni ha cercato più volte il tono giusto per un romanzo molto lungo e di difficile, se non impossibile, adattamento. “Abbiamo sperimentato varie maniere per adattare questo libro". Continua Lantos “Le abbiamo provate tutte: con la voce off, senza, abbiamo tentato di concentrarci su elementi diversi da quelli della storia d’amore, come utilizzare il processo come chiave narrativa, ma alla fine è stato questo l’approccio più giusto quello dell’amore, perché – pensavamo – rispecchiasse anche meglio la vita di Mordechai che, come Barney, aveva conosciuto la donna della sua vita quando entrambi erano sposati ad altre persone.”

E’ vero, La Versione di Barney così come è stata portata sullo schermo punta all’elemento romantico della storia e in qualche maniera smussa i toni più ‘acuminati’ dell’umorismo yiddish e visionario di Richler. Va anche detto che chi è rimasto sorpreso della forza della scrittura di questo libro, considerandola eccezionale, evidentemente, conosce poco la letteratura ebraica nordamericana. Perfino le splendide lettere di Groucho Marx sono altrettanto visionarie e forti dal punto di vista narrativo. Alcuni capitoli dei libri del giovane Woody Allen e i libri scritti da Etan Coen, solo per restare in ambiente cinematografico senza andare a scomodare altri illustri nomi, attingono magnificamente alla grandezza immaginifica e travolgente dell’assoluto yiddish di cui La Versione di Barney è una meravigliosa espressione, ma non certo né una pietra fondante, né tantomeno un unicum. Un ottimo lavoro, ma non un “testo sacro” con cui diventa quasi sacrilego confrontarsi così come si desumerebbe da alcuni articoli (fintamente) indignati dinanzi all’onesto lavoro del regista Richard J. Lewis che anziché dare vita ad un film d’autore ha portato sullo schermo un erede della commedia romantica americana anni Sessanta cui, peraltro, la storia del romanzo (non quella del film spostata venti anni avanti…) è coeva. Il film coprodotto dall’italiano Domenico Procacci è, dunque, fedele nello spirito, sebbene visivamente molto luminoso e – per certi versi – un po’ “leccato” sotto il profilo estetico. Una scelta ‘commerciale’, controbilanciata, però, dall’intensa, rarefatta ed essenziale colonna sonora di Pasquale Catalano, per divulgare un romanzo il cui adattamento cinematografico deve molto alla fantastica interpretazione di Paul Giamatti, vittima anch’egli delle dissennate scelte di Quentin Tarantino a Venezia.

Un film che, poi, pur essendo ambientato a Roma e non più a Parigi, risparmia al pubblico italiano l’orgia di mandolini, monache, preti, carabinieri con i baffi, camerieri in livrea, pizza e cliches cui siamo stati sottoposti da film come Letters to Juliet, The Tourist e Mangia, Prega, Ama “Non c’era pericolo". Ride Richard J. Lewis (foto a sinistra) “Avevamo in mente una Roma molto diversa da quella che si vede in certi film americani e abbiamo avuto aiuto in questo da Domenico e dalla troupe. Per me la fotografia doveva richiamare inevitabilmente alla memoria il cinema in technicolor del passato. Ed è proprio questo che avevo in mente". Spiega il regista che è uno degli autori principali della serie televisiva CSI “E’ stata una scelta volutamente ‘vecchio stile’ che si addice perfettamente al tono del film e alla sceneggiatura. Il tema di un uomo alla cerca di redenzione dopo avere distrutto la sua vita, raccontato in maniera così divertente e brillante era davvero unico. Questo film fonda la sua forza sui personaggi, sulle loro vite, le loro passioni e contraddizioni". Robert Lantos conclude “Non si può mai fare un adattamento letterale di un romanzo. Noi avevamo la responsabilità di raccontare la storia di un uomo, delle sue debolezze e della sua grandezza. Per farlo avevamo bisogno di un punto di vista totalizzante come quello della storia d’amore.” Lantos non si dice preoccupato delle polemiche: “La realtà è che La versione di Barney è un libro di culto solo in Italia e in Canada, mentre negli altri paesi è molto meno conosciuto. Noi non abbiamo fatto una scelta promozionale e di marketing, perché questo non è Harry Potter…spero che il film faccia venire voglia a molte persone di leggere un romanzo splendido scritto da un mio carissimo amico di cui sento molto la mancanza".

Scritto da Marco Spagnoli
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