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Ultimi due film in concorso a Valladolid

Attualità, Eventi

30/10/2010

VALLADOLID. Ultimi due film in concorso alla 55 Seminci. Gradevole la sorpresa di “Vida pequeñas” (Piccole vite) di Enrique Gabriel, prima mondiale di un film spagnolo diretto da un regista di origini argentine. Presenta persone allo sbando alla ricerca della felicitá o, cambiando il punto di vista, la possibilitá di un piccolo Eden per gente che ha rinunciato allo stress della cittá, o che dalla cittá è stato scacciato. Al di lá delle motivazioni, il regista descrive una comunitá urbana che vive alle porte di Madrid nelle roulotte del camping Vista Hermosa, quasi fosse un quartiere popolare della Parigi anni Trenta, celebrata dal cinema francese. Vi capita anche Barbara, (Ana Fernández) disegnatrice di moda in rotta con la ricca famiglia, quando le sue collezioni vengono rifiutate e affiorano i primi debiti. Ospite di un giovane leale e pieno di immaginazione (Roberto Enríquez), vi conosce uno scrittore dimenticato (Emilio Gutiérrez Caba) e sua moglie (Angela Molina); una coppia felice, un cantante russo emigrato e, nei guai: madre e figlia, oltre a un giovane imbroglione sposato con una commessa. Al di lá degli episodi, il film si lascia apprezzare per le atmosfere, l’intrecciarsi delle storie e il gioco degli attori in una rappresentazione che vorrebbe essere idilliaca, dove c’è chi si affanna e chi si gode la vita accontentandosi di ció che ha. Niente di nuovo, dunque, ma il ritmo del racconto, i personaggi e l’ambientazione sono ben calibrati.

Problemi anche nel film di Taiwan, “The Fourth Portrait” (Il quarto ritratto), secondo film di Chung Mong-hong. Xiang, dieci anni, alla morte del padre si riunisce con la madre che abita in un’altra cittá. La donna, originaria di Shangai, si era sposata per ottenere la cittadinanza. Il nuovo compagno non gradisce la presenza del bambino. Tuttavia convivono. Xiang conosce un simpatico ciccione che lo coinvolge in piccoli furti. Il sodalizio dura poco: la polizia redarguisce il bambino, la maestra vuol parlare con sua madre. Il problema di Xiang è la solitudine, e un sogno ricorrente nel quale un fratello cammina su un frangiflutti. In effetti suo fratello era andato a vivere con la madre ed era sparito. Responsabile appare il padre, sospettato anche dalla polizia, ma tutto il film è all’insegna della rassegnazione in un paesaggio desolato. Il patrigno è un bruto, la madre lavora in un bordello, il bambino è maltrattato, ma la vita continua in un paese indefinito dai grandi spazi vuoti dove non si vede mai splendere il sole.

Domani la chiusura: consegna dei premi e anteprima europea del film di Bruce Beresford, “L’ultimo ballerino di Mao” con Kyle MacLachlan e Joan Chen.

 

Scritto da Renzo Fegatelli
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