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Uberto Pasolini ci racconta un suo piccolo gioiello, Still life

09/12/2013

Direttamente dal Festival del cinema di Venezia, dove si è segnalato come la miglior regia nella sezione Orizzonti, arriva in sala 'Still life' di Uberto Pasolini. Regista, produttore, sceneggiatore (Palookaville, Full Monty - Squattrinati organizzati, I vestiti nuovi dell'imperatore) racconta la vicenda commovente di un impiegato pubblico con una missione ben precisa, cercare parenti ed amici di persone sole, quindi senza nessuno che possa andare al loro funerale.

Pasolini, cominciamo dal titolo, cosa vuol trasmettere con quel termine inglese che ha molteplici significati?
Vuol dire tante cose, vita ferma, che non si muove come quella del protagonista. Ma anche. 'Ancora vita', una vita che si muove ancora. Oppure una fotografia, una natura morta... Insomma si può leggere in tanti modi, per me e' un film sulla vita, quindi per me e' ancora vita.

Cosa la ha spinto a realizzare 'ancora vita'?
Cercare di capire cosa significa l'isolamento nella società occidentale. Il cinema da qualche tempo e' il modo per me di raccontare storie molto distanti da me. Sono un privilegiato e quindi cerco di raccontare luoghi e personaggi sconosciuti o addirittura alieni dal mio background sociale.
Mio padre mi diceva che 'Full monthy' e' stato il film più triste che ha visto. Aveva ragione. Certo poi si ricorda lo spogliarello, la musica, ma quei personaggi erano disperati, senza lavoro, all'ultima spiaggia. Anche questo personaggio e' disperato, apparentemente almeno, perso in una città che crea isolamento e allontana dagli altri, a cominciare dai propri vicini di casa... Il mio piccolo risultato personale e' che dopo aver incontrato questa storia io frequentò i miei vicini di casa. Spero forse che vengano al mio funerale, ma non diteglielo...

Però c'è un lato ancor più personale, ce lo racconta?
Si, dopo trent'anni ho divorziato (senza drammi) da mia moglie e per la rima volta torno a casa e non trovo lei e le mie figlie. Le luci spente, la radio o la tv da accendere per avere una parvenza di normalità. Ecco volevo raccontare tutto questa solitudine, anche quella che qualche volta vivo io stesso.

Come ha lavorato con il suo straordinario attore?
E' un film a toni bassi, quasi senza musica e con un colore neutro all'inizio, che poi si definisce, insieme alla musica con il passare del tempo. Anche per questo ho voluto condividerla. Eddie Marsan e' uno straordinario attore che si e' per così dire specializzato in ruoli da caratterista. Io avevo già avuto il piacere di lavorare con lui ne 'I vestiti nuovi dell'imperatore' dove aveva il ruolo del valletto. Già allora mi aveva impressionato la sua capacità di incidere sul film con pochissime battute

Il mestiere che Marsan svolge nel suo film esiste davvero?
Certo che esiste, anche a Roma, non solo quella di oggi, ma anche in quella antica. Non fosse che per ina. Questione igienica tutti debbono occuparsi di chi muore solo. A Londra c'è proprio la figura che racconto nel film, ovvero un signore che si occupa di rintracciare i famigliari di persone morte senza nessuno accanto.

Come lo ha incontrato questo personaggio così meravigliosamente naive?
In modo molto semplice. Ho letto un articolo su un giornale e la storia di queste persone che si occupano del funeral Office di Londra mi ha intrigato.
Ho anche partecipato ad alcune funzioni del genere, io la bara, l'officiante. Alcuni casi li ho seguiti dal vero e sono quelli che racconto nel film. Dalle cartoline alle case, ai particolari delle cerimonie e' tutto vero. Ho conosciuto una trentina di questi ufficiali. La maggior parte vive la propria professione in modo burocratico. Poi c'è anche chi va nella direzione del mio personaggio, la cui maniacalita' lavorativa assomiglia alla mia.

Quei funerali si sarebbero tenuti anche se non ci fosse stato lei?
Si sarebbero tenuti ugualmente, certo. Anche in Italia si svolge così, almeno lo spero. L'officiante viene pagato e recita qualche parola di rito, accompagnando l'ultimo viaggio terreno del defunto.

Che cifre ha questo isolamento che lei descrive?

Le cifre sono che nel 70 per cento dei casi i familiari non vogliono avere piu' nulla a che fare con il funerale. In un 10 per cento solo u o o due amici partecipano alla funzione.

Il finale del suo film e' molto particolare, non lo racconteremo certo ma possiamo dire che ha numerose chiavi di lettura...
Lo spunto visivo del film era quello di una tomba dimenticata, una tomba sola, che sarebbe potuta apparire alla fine, come sarebbe anche potuto essere molto diverso il finale. Diciamo che c'e' un espediente narrativo che rende nel complesso positivo il senso di un film drammatico.

Scritto da Titta Digironimo
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