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Tutto il passato di cui non parliamo più

Attualità, Personaggi, Recensioni

05/11/2012

Venuto al Mondo il film diretto da Sergio Castelitto che segna la sua nuova collaborazione con la moglie Margareth Mazzantini autrice del romanzo da cui è tratto e con l’attrice spagnola Penelope Cruz è un lavoro complesso e attraente che obbliga lo spettatore ad un viaggio nel passato, senza mai trovarsi, davvero, a proprio agio a causa di una storia volutamente disturbante che ha per protagonisti un uomo divorati da una grande passione sfociata, come talora capita, in un’ossessione.

Un film che va cercato e ‘incontrato’ come un’opera originale e unica, che non può essere vista come alternativa a questo oppure a quello, perché obbliga ad un percorso emotivo intenso, ma liberatorio, proprio di un cinema fatto di emozioni e sentimenti che, talora, potrebbe risultare più semplice provare a rinnegare. Un melò intelligente e drammatico che fonda la sua energia e la sua forza narrativa su personaggi insoliti, uomini e donne affetti da un profondo disagio che si staglia, ironia della sorte, sullo sfondo di una delle più grandi tragedie moderne dell’umanità, ovvero l’assedio di Sarajevo durante la guerra nell’ex Yugoslavia di vent’anni fa. In un raffinato e cinico gioco di proporzioni, Castellitto ci racconta l’infinitamente grande attraverso la lente di una storia piccola in cui il dolore viene quasi cercato e auto inflitto per motivi di carattere spirituale e personale.

Venuto al Mondo racconta una storia piena di colpi di scena con rivelazioni destinate ad alterare la percezione di quanto abbiamo visto, facendoci cogliere in pieno la rotondità psicologica di personaggi tutt’altro che semplici e con i quali, forse, nessuno di noi vorrebbe andare a cena vista e considerata la loro innegabile follia apparentemente addomesticata dai rituali borghesi che, però, ad un certo punto non riescono più a contenerla.

L’incontro tra una ragazza di Roma e un fotografo americano avvenuto a Sarajevo molto prima dello scoppio della guerra, segna l’inizio di una storia d’amore tra persone che non hanno nulla in comune e che eppure sanno di appartenersi. Per ‘legarsi’ e arrivare a superare le rispettive fragilità, l’uomo e la donna che adesso convivono provano ad avere un figlio, ma non ci riescono. La donna, infatti, è sterile al 97% e non ha fede sufficiente per attendere che da quel 3% arrivi, poi, un miracolo. Così, lei e il suo uomo, tornati nella capitale bosniaca quando tutto inizia a precipitare e la morte si abbatte sulla città, proprio perché folli decidono di cercare una madre surrogata tra le fragili mura di una città che sta per essere inghiottita dalla violenza.

Una scelta folle quanto il loro amore e che porterà a delle conseguenze inimmaginabili che gli stessi protagonisti scopriranno insieme agli spettatori.

Venuto al Mondo ha come protagonista un’affascinante Penelope Cruz nel ruolo di una donna inquieta che viene come posseduta dal desiderio di dare un figlio al suo uomo che l’interprete spagnola mostra come una donna spenta da cui la vita sembra essere uscita vuoti lasciando qualcosa di secco e fragile. Il suo amante, un notevolissimo Emile Hirsch, è un ragazzo sostanzialmente buono e fragile che farebbe di tutto per fare felice la donna che ama, rischiando perfino di perderla. Intorno al loro un mondo fatto di personaggi singolari e talora eccentrici con uno straordinario padre interpretato da Luca De Filippo e un figlio di cui conosceremo la storia portato sullo schermo da un volutamente insofferente Pietro Castellitto.

Ed è qui la difficoltà principale del film: accettare o perlomeno provare a capire il comportamento di un uomo e una donna sprovveduti e incuranti di ciò che li circonda. Personalità peculiari che si buttano a capofitto nelle cose che incontrano senza capirle in pieno: siano queste le possibili scelte borghesi di una famiglia tradizionale, siano queste le fiamme di una guerra devastante dove la morte con crudeltà e un innegabile macabro senso dell’umorismo miete vittime su vittime.

Ed è proprio dalla morte che nasce, finalmente, la vita nella maniera più inattesa e beffarda possibile, con conseguenze inimmaginabili per tutti portando ferite che, vent’anni dopo, hanno lasciato cicatrici profonde mai del tutto curate. Grazie al melò Castellitto costruisce una tragedia greca postmoderna dove gli dei giocano scherzi terribili a mortali folli che, in fondo, sembrano essersela andate a cercare. A differenza del cinema che ha raccontato il conflitto nell’ex Yugoslvia, il regista sceglie una chiave narrativa intima e personale dove il realismo è lasciato sull’orizzonte di eventi così enormi che, forse, non vengono nemmeno del tutto capiti dai protagonisti, così travolti dal proprio dramma fatto di sesso, violenza, gioia, follia e possesso da non riuscire a capire bene che cosa stiano vivendo e – soprattutto – che cosa davvero stiano rischiando.

In questo senso Venuto al Mondo è un film che in maniera viscerale obbliga lo spettatore ad un percorso emotivo pieno di ostacoli e incertezze parlando di tematiche antiche e ancestrali che vanno dalla fertilità al senso di inadeguatezza che permea la vita di una donna la cui ossessione sfocia in tragedia. Un film senza mezze misure, che mettendo volutamente a disagio lo spettatore, in una scansione temporale velocissima esplora un quarto di secolo della vita di due persone destinate ad amarsi troppo e ad affrontare mano nella mano una tragedia pronta a schiacciare, in maniera differente, entrambi.

Un unicum nel panorama spesso provinciale del cinema italiano in cui nell’orizzonte del grande cinema epico si raccontano piccole storie di uomini e donne naturalmente destinati all’autocombusione emotiva, con la speranza che chi li seguirà sarà attrezzato emotivamente ad essere migliore di loro e soprattutto capace di sopravvivere alla follia di chi l’ha preceduto. Una nota di speranza necessaria per il finale di un film che parla di macerie e di fantasmi nel contesto di una grande passione uccisa dall’ossessione e dal desiderio di maternità.

Scritto da Marco Spagnoli
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