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Tutti gli uomini (nuovi) di Smiley

Attualità, Recensioni

11/01/2012

Trentadue anni dopo la magistrale interpretazione di Alec Guinness per la miniserie televisiva prodotta dalla BBC e per il suo seguito, il personaggio creato da John le Carré, lo ieratico agente segreto George Smiley, torna sullo schermo grazie al talento e al carisma di un pressoché irriconoscibile Gary Oldman.

La Talpa, questo il titolo del film italiano che riprende quello del romanzo di John le Carré pubblicato nel nostro paese, in originale si intitola Tinker, Tailor, Soldier, Spy personaggi di una filastrocca attraverso cui Control, il defunto capo del controspionaggio britannico chiamato affettuosamente in codice il “Circo”, aveva indicato i nomi in codice dei possibili agenti doppiogiochisti legati al Cremlino.

Ambientato negli anni più crudi della Guerra Fredda, il film diretto da Tomas Alfredson regista dell’originale svedese Lasciami Entrare, è un vero e proprio ‘classico’ del genere spionistico interpretato da un cast impressionante di Star britanniche che includono i nomi di grandi nomi conosciuti come quello dello stesso Oldman, di Colin Firth e di John Hurt, di volti noti e ricorrenti come Ciaran Hinds e Mark Strong così come quelli di importanti interpreti emergenti quali Benedict Cumberbatch e Tom Hardy visto recentemente in Inception di Christopher Nolan.

Un gruppo di attori di grande talento per una storia tutt’altro che spettacolare, ma di grande intrigo con risvolti psicologici e umoristici estremamente rilevanti.

Una trama interessante e coinvolgente che racconta come l’esautorato George Smiley venga richiamato dal Ministero degli Esteri britannico per scoprire chi è lo spione doppiogiochista, la ‘Talpa’ appunto, che ha, di fatto, consegnato il servizio segreto britannico allo spietato Karla, capo del KGB che ha ordito una trama perfetta per tenere in scacco l’Occidente.

Due ore di film che trasportano lo spettatore in un’altra epoca, in una Londra grigia al limite dello squallore, dove, eppure, si decidono le sorti del mondo mietendo vittime su vittime in un crescendo di egocentrismo, bugie, tradimenti, violenza e sesso.

Fedele al romanzo di le Carré, La Talpa ha il suo punto di forza in uno stile rarefatto e molto classico, nella proposta di una narrazione volutamente contenuta e secca che punta all’essenzialità di una storia altamente complessa per indagare su un crimine pieno di sfaccettature come il tradimento del proprio paese.

Rispetto alla serie originale, girata, però, solo pochi anni dopo rispetto all’epoca in cui è ambientato il film e quindi decisamente uno show contemporaneo e non in costume come questa produzione, La Talpa del ventunesimo secolo enfatizza l’elemento femminile che nell’originale era meno evidente. Merito, probabilmente, della sceneggiatrice Bridget O’Connor, cui il film è dedicato e che è purtroppo scomparsa in seguito ad un male incurabile, prima di vedere realizzato il suo lavoro più ambizioso e di maggiore successo: una storia di uomini in cui il tradimento coinvolge anche le donne che, come pedine, vengono sacrificate in malo modo sulla scacchiera di interessi che riguardano il mondo intero e non soltanto le vite dei singoli.

Un tocco femminile molto interessante che rende questo film particolarmente intrigante e in certi momenti perfino sensuale mostrando sin da subito ed enfatizzandola nel corso della narrazione, la grande vulnerabilità del protagonista  George Smiley che si propone al pubblico come un vecchio saggio, ma anche fragile sul piano personale ed emotivo.

Una rilettura interessante e intrigante per un film plumbeo e coinvolgente, perfetto per un giorno di pioggia in cui la memoria del passato, è determinante per comprendere fino in fondo i contorni di un presente dove nulla e quello che sembra, ma dove sentimenti come onore, desiderio di vendetta e la capacità di ragionamento, alla fine, avranno la meglio.

Scritto da Marco Spagnoli
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