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Transfert, il coinvolgente thriller psicologico di Massimiliano Russo

Recensioni

19/03/2018

Catania, la soleggiata e calda città siciliana nel film di Massimiliano Russo, assume le sembianze di una città come Londra, grigia, fredda e quasi asettica. Ad immergere lo spettatore nella storia del film Transfert è il rapporto tra una madre ed un figlio, che a tratti ricorda quello di Brie Larson e Jacob Tremblay nel film Room del 2015. Interpretato e diretto da Massimiliano Russo, questo film low budget atteso nelle sale italiane il 12 Aprile 2018, comprende nel cast Alberto Mica, Paola Roccuzzo, Clio Scira Saccà, Rosario Pizzuto, Viviana Militello e altri giovani attori talentuosi. Si tratta di un'opera prima che conta su una sceneggiatura ben scritta e una regia coraggiosa che compone inquadrature claustrofobiche per un'esplorazione intima dei vari personaggi.

Transfert è un'opera di forte impatto emotivo, che trasporta lo spettatore in una serie di vorticosi e suggestive situazioni, facendo vacillare anche le menti più solide. Un thriller psicologico basato sull’utilizzo di parole ben calibrate e su una serie di giochi ad incastro tenuti sotto controllo dall'inizio alla fine. I personaggi si muovono come pedine in una partita di scacchi, dove ogni mossa è studiata per fare scacco matto. I continui flashback all’interno del film mostrano l’infanzia di un bambino di nome Stefano e di sua madre, ossessionata dalla psicoterapia. A condizionare la vita del piccolo sarà proprio questa situazione, obbligandolo moralmente a fare i conti anche da grande con questo mestiere.

Il termine Transfert è possibile considerarlo in diverse situazioni all’interno del film. E' paragonabile a quello che certe mamme insoddisfatte o con disturbi psichici, provano verso i propri figli, riversando su di loro ossessioni e grandi aspettative per il loro futuro. In questo caso però non ci sono concorsi di bellezza o provini per accademie di danza, ma semplicemente la psicanalisi. Stefano, nel corso della storia, si trova a dover fare i conti con dei pazienti che portano alla luce alcuni disturbi del loro passato. A tenerlo occupato ci pensano, in particolar modo, due sorelle, Letizia e Chiara, che cambiano la sua vita per sempre. Legate da un profondo rapporto conflittuale, le due ragazze si trovano a camminare sul filo del rasoio, trovandosi in competizione per ogni cosa, anche l’amore. Insieme ad una coppia che vuole far curare il proprio figlio perché ritenuto “strano” per il fatto che non ride e non piange, ci pensa un ragazzo misterioso a destabilizzare Stefano come psicoterapeuta. Quell’uomo di soli 33 anni propone un cambio di ruoli, diventando  un burattinaio che conduce la storia in una nuova direzione.

Un evento trascina infine Stefano in una profonda depressione, che lo porta a mettere tutto in discussione, attanagliato dai sensi di colpa. La simbologia delle acque, come il buon Sigmund Freud ci ha insegnato, permette di comprendere ancor di più il personaggio  di Stefano, ormai completamente alla deriva. Il monito che vorrei suggerire alle tante persone che spero vadano al cinema a vedere Transfert di Massimiliano Russo, è quello di prestare attenzione anche al più piccolo dettaglio, perché in questo caso, sono proprio i dettagli a portarvi per mano verso un interessante e originale finale.

Scritto da Letizia Rogolino
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