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Tra le nuvole, recensione di Enrico Magrelli

18/10/2009

George Clooney non è più un sex-symbol. E questa è una buona notizia, forse non per il George nazionale, ma per gli spettatori più avvertiti. Chi non va al cinema e legge i settimanali trash sarà infastidito. Eli o non Eli (Canalis), battute, impertinenti e indiscrete sui suoi orientamenti sessuali (sono solo fatti suoi e di nessun'altro), la militanza stakanovista da tappeto rosso e da autografi generosamente distribuiti passano in secondo piano. Guardando il meccanismo (ripetitivo, ma divertente) di Up in the Air di Jason Reitman, l'attore gioca di rimessa, di controscene, di sguardi e di piccole contrazioni dei muscoli facciali da interprete con una accentuata vena comico/brillante. Non è ovviamente il primo film in cui Clooney manifesta questa vocazione. Anzi. Non è e non sarà mai ai livelli di Cary Grant. Non è e non sarà mai Jack Lemmon. Nel suo modo di recitare e di occupare lo spazio del set ci sono, però, le eco del cinema dei nonni. Maneggia carte di credito, scrive messaggi sconvenienti con il blackberry, licenzia dipendenti di aziende in affanno, tiene improbabili conferenze di orientamento professionale-esistenziale sullo zainetto dentro il quale stipare gli oggetti e le sicurezze consumistiche di questi decenni ingloriosi per poi darli alle fiamme, seduce e ammicca come l'uomo che non deve chiedere mai purchè gli regalino miglia fedeltà pere un record da eccentrici. L'amenità, naturale e da copione, con cui si concede ai riti promozional è la stessa forza di gravità con cui attira i personaggi nella sua orbita: Clooney in Up in the Air diventa Ryan Bingham e Ryan si identifica con George. Attori che non incarnano un personaggio e lo ingoiano. Attori che sovrastano il loro "caratteri" e li trasformano in protesi idealizzata di loro stessi sono figli della commedia classica. Effervescenti, fascinosi, seduttori garbati, sciupafemmene sofisticati. Fanno sorridere con meno di niente. Il film di Jason Reitman descrive in chiave buffa il disastro economico che stava per travolgere il radioso trionfo del libero mercato e se arriva ora nelle sale ci sono due ipotesi. I segni di ripresa sono davvero confortanti e lo tsunami finanziario è alle spalle ed è legittimo e auspicabile riderne oppure siamo precipitati in un buco nero e tanto vale preparare gli zainetti. Resta acquisito che un sex-symbol è uscito di scena.

 

Scritto da ADMIN
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