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Toy Story 3: il migliore della serie

Animazione, Attualità, Recensioni

02/07/2010

Dopo più di dieci anni di assenza (dal secondo Toy Story), i giocattoli sono tornati. Un doppio anniversario per la Pixar, che nel lontano 1995 esordì nel mondo dell'animazione computerizzata con il primo capitolo della serie. E che adesso riporta i giocattoli sullo schermo in uno smagliante 3D. Per una doppia celebrazione: all'anima creativa che ha reso la Pixar, adesso targata Disney, la più importante e remunerativa delle industrie di animazione, ed alla sua anima tecnologica. Difficile immaginarlo, vista la qualità dei precedenti capitoli, ma è il migliore dei tre Toy Story: più divertimento, più giocattoli, ma soprattutto più cuore. E tutto in un 3D naturale, perfetto. Come se la serie fosse nata tridimensionale. Inizia con una avventura a 'rotaia' libera: scatenata e impossibile, che si scopre aver luogo nel sogno del giovane Andy. Quest'ultimo è il perno della storia, sta per partire per il college, e la madre vuole che liberi la sua stanza per cederla alla sorellina. Lui mette i suoi amati giocattoli in uno scatolone, con destinazione la soffitta, eccetto Woody, il più amato di tutti, che porterà con sé. Ma per una serie di coincidenze e di disguidi lo scatolone (con Woody che nel frattempo si è riunito ai suoi compagni) viene portato dalla madre di Andy in un asilo, in balìa di decine di bambini scatenati e selvaggi. I poveri giocattoli, che nel frattempo hanno scoperto che Andy non avrebbe voluto liberarsi di loro, vorrebbero tornare a casa. Ma dall'asilo non si esce: è una specie di prigione, comandata quasi militarmente da un un orso dall'apparenza falsamente benevola. Cosa succederà ai nostri eroi? Non sveliamo ulteriormente la trama, che si muove sinuosamente tra notevoli colpi di scena verso un finale imprevisto e commovente. Senza sbavature, senza cadute, con la stessa identica intensità. Il mondo dei giocattoli non è mai stato così vicino alle nostre emozioni.

La cosa più importante del film non è la presenza di nuovi e straordinari personaggi e l'interazione con i vecchi e venerabili, che portano addosso il carico del tempo - Andy adesso ha diciassette anni - con rassegnazione e paura. Il regista Lee Unkrich (co-regista di "Toy Story 2" e "Monsters, Inc.") e lo sceneggiatore Michael Arndt ("Little Miss Sunshine") hanno lavorato di piccone e d'ingegno per scavare nella personalità di tutti, e renderli tridimensionali anche dentro. Nelle loro fragili e tenerissime psicologie. Senza aver paura di scavare anche negli angoli più bui, dove si affrontano le paure più forti, come quella dell'abbandono, e dove le emozioni rischiano di crollare. Il tutto condito con gag strepitose ad ogni angolo. Ma senza mai perdere di vista il centro emozionale del racconto: la perdita inevitabilmente legata alla crescita.

Si potrebbe parlare a lungo dei personaggi, della determinazione di Woody e del suo eroico senso dell'amicizia, di un Buzz inedito e strepitoso nelle sue evoluzioni interrotte, della fanciulla del West, della immensa malvagità di Lotso, dell'inquietante Big Boy, della inimmaginabile grandezza di Barbie e Ken....

Ma sopra tutto e sopra tutti, l'uscita di scena di Andy, il suo delicato e affannato passaggio all'età adulta: tenero, pensoso, compiuto. Un capolavoro.

 

Sul piano degli incassi non c'è il minimo dubbio che Toy Story 3 riuscirà a riempire di entusiasmo e di spettatori anche l'estate italiana. Sul piano dei premi, bé, sarà ancora presto forse per dirlo, ma chi può togliere l'Oscar a questo piccola grandissima storia di giocattoli?

Scritto da Piero Cinelli
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