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Todd Solondz e il suo Dark Horse: in concorso a Venezia 68

Attualità, Personaggi

05/09/2011

(Venezia) Chi conosce Todd Solondz non rimarrebbe assolutamente spiazzato dal suo nuovo film, Dark Horse, in concorso qui alla 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nessuno meglio di lui con grande acume e provocazione sa raccontare, con gelida ironia, le contraddizioni dell’essere umano ed in particolare della società statunitense.

L’unica nota diversa, rispetto alle sue pellicole precedenti, in Dark Horse è il numero elevato di attori noti, dato che solitamente il regista lavora con ottimi interpreti non troppo conosciuti, se non da chi frequenta il cinema indipendente americano. Il protagonista è Jordan Gelber, attore presente in svariate serie tv americane come Law & Order o Ugly Betty, ma ci sono anche: Mia Farrow, Christopher Walken, Selma Blair, Justin Bartha.

Come in molti dei suoi lavori Solondz pone al centro della storia una persona che viene definita da tutti un loser, ovvero un perdente ed in questo caso è Abe (Gelber), cicciotto, con un grande amore per i modellini/giocattoli di personaggi di saghe cinematografiche – anche se non è un trekker, ci tiene a specificarlo – innamorato di Miranda (Blair), ragazza troppo bella per lui, come tutti gli ripetono. Anche se malata, anoressica ed incasinata fino al collo. Ma è Abe che rimane l’emarginato della storia, abitante di un mondo in apparenza preordinato – vive ancora con i suoi genitori anche se ha superato i trenta – e quindi in una realtà dallo scenario torbido ed angoscioso.

Il suo cinema, forte di sceneggiature sempre solidissime ed esatte, portano alle estreme conseguenze alcuni clichet del cinema indipendente americano: esistenze marginali e spesso paradossali, critica corrosiva a istituzioni sociali quali la famiglia, la scuola, il lavoro e gusto sempre più spiccato per il grottesco. Ad esempio l’uso in Dark Horse di una colonna sonora, costituita in maggior parte da canzonette leggere che ti invitano a ricominciare e a fare del tuo meglio ogni giorno… lasciandoti il peggio alle spalle… che il regista tronca, puntualmente, in maniera drastica ed esasperata, lasciando allo spettatore un senso ancora più amplificato di disperazione.

Life During Wartime è il suo film precedente, presentato sempre qui a Venezia nel 2009 e che vinse l’Osella per la Migliore Sceneggiatura. Ma fin dai tempi di Fuga dalla scuola media (1995), Solondz segue senza mai staccarsi da loro i suoi personaggi solitamente brutti, sfigati, come la Dawn del film appena citato oppure in maniera più compassionevole la Joy Jordan del suo capolavoro Happiness del 1998. Per la terza volta, in concorso a Venezia, ricordiamo anche Palindromes del 2004 che aveva lasciato abbastanza sconcertato il pubblico del Lido, il regista di Newark ci rigetta in una storia, dove è impossibile non ritrovare ognuno di noi qualcosa di sé ma dalla quale speri anche di uscire come se si trattasse di un terribile incubo. Speranza che nutre anche il protagonista, dal nome già segnato: Abe. Visto che non gli manca un fratello.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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