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TIR, l’Europa della crisi, dalla cabina di un gigante della strada

15/11/2013

Il punto di osservazione particolare di un autoarticolato e' scelto da un giovane regista per raccontare da un'ottima particolare la crisi che attanaglia l'Europa. Branko, il protagonista, è interpretato da Branko Zavrsan, un attore professionista che si è sottoposto ad un duro training per poter guidare davvero un grosso TIR. Per 25 giorni al mese Branko percorre il 'Corridoio 5' in film-documentario che racconta la crisi europea, non solo quella del nostro paese. Il regista ce lo racconta così dal red carpet del Festival di Roma.

Alberto, come hai incontrato questa storia?
Il film nasce dopo quattro anni di ricerca sul campo, Branko era necessario per raccontare con un bravo attore la realtà di una ricerca pensata come per un documentario.
Lui ha preso la patente, e' stato assunto davvero da una ditta di trasporti, questo per restituire la verità che abbiamo incontrato.
Questo progetto e' nato tanto tempo fa e poi ha camminato con me per l'Europa, il momento epifanico l'ho raggiunto quando sono rimasto a piedi durante uno sciopero e poi sono stato aiutato proprio da un camionista, che mi ha caricato mentre facevo l'autostop...


Poi come dici tu hai incontrato la tribù dei camionisti
Si, certamente, ho scoperto un mondo, mi hanno aiutato ad entrare nel loro universo fatto di fatica. Fanno una scelta estrema questi qui', quella di fare un lavoro e stare lontano da casa per tantissimo tempo. Praticamente mettono a rischio le proprie relazioni affettive per assicurare al,oro il sostentamento, e ci pensate e' terribile.

Che Italia e che Europa al tempo della crisi hai incontrato?
Abbiamo tracciato una bella 'x' su tutta l'Europa, dalla Svezia a Roma e da Siviglia a Budapest. Abbiamo trovato un'europa molto simile, multietnica, popolata da lavoratori dell'est che monopolizzano la logistica ed il,lavoro sui camion.

E l'Europa della crisi?
Quella è la stessa che viviamo noi, non è' che dalla cabina di un TIR si veda meglio o peggio. Si tratta di una Europa senza regole e senza diritti sul lavoro, con turni massacranti. La cosa interessante piuttosto e' che i miei amici camionisti mi cominciarono a parlare di crisi nel 2009 mentre ora, o alla fine delle riprese, non si parla più di crisi del settore, anzi, direi che non se ne parla più perché il lavoro in quel, settore abbonda. La crisi si è spostata sui flussi di denaro.

Finzione e documentario, come ti ci rapporti?
Io parlo di realtà, finzione e documentario sono due generi. Io volevo raccontare ciò che avevo visto, osservato, studiato a lungo, la realtà appunto. Abbiamo cercato di lavorare sul singolo Ciak, ovvero ci siamo dati come dogma quello di fare un solo Ciak per scena, doveva essere buono, per forza, per quella situazione non si sarebbe ricreata, mai.

Scritto da Titta Digironimo
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