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Tinker, Taylor, Soldier,Spy, l’Inghilterra conquista il Lido!

Attualità, Interviste, Personaggi

05/09/2011

(Venezia) Operazione difficilissima adattare un bestseller come La Talpa per il cinema. Eppure Tomas Alfredson che abbiamo conosciuto per il notevole Lasciami entrare (di cui a fine mese uscirà – e ogni tanto si può dire – un altrettanto notevole remake Blood Story) ce l’ha fatta e alla grande. Aiutato dai migliori attori – inglesi - al mondo, Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt, Benedict Cumberbatch, Toby Jones, Ciarán Hinds, Mark Strong, Svetlana Khodchenko, Kathy Burke… (quest’ultima grandissima attrice era la protagonista del primo film di Gary Oldman come regista, l’indimenticabile: Nils by Mouth). Insidia e sospetto, intrigo e inganno sono le coordinate che muovono la controllatissima macchina da presa del regista svedese al servizio della complicatissima trama costruita da le Carré.

 Con la misura, l’equilibrio e la tensione interna ad ogni inquadratura, insieme a descrizioni di ambiente esatte, atmosfere eteree e all’abile tessitura delle relazioni umane, il regista riesce a dipingere un intrigo ampio e letterario, dove il sospetto grava su di un doppiogiochista annidato tra gli uomini dei servizi segreti di Sua Maestà. Un andata e ritorno nel tempo dai giorni nostri al periodo della Guerra Fredda con una abilità tale della sceneggiatura e della regia che ricostruisce in maniera talmente perfetta – ogni ambiente – in particolare quello britannico che allo spettatore sembra di respirare quell’aria stantia, di sentire l’odore di quelle carte da parati livide, come le vite solitarie di questi agenti. Oramai fuori dal giro, ma dei quali si ripercorre la Storia.

 Tomas Alfredson accompagnato da John Hurt, Gary Oldman, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Mark Strong e Svetlana Khodchenko è arrivato al Festival per parlare di Tinker, Taylor, Soldier, Spy che uscirà in Italia con il titolo La Talpa per Medusa Film il 20 Gennaio 2012.

 “Nella mia carriera – comincia Gary Oldman – ho impersonato moltissimi personaggi, la maggior parte di loro era emotivamente e fisicamente violenta o perlomeno agitata. Avere avuto l’opportunità di interpretare George Smiley che, invece, nonostante i rischi che corre è sempre impassibile è stata una opportunità incredibile per me, come attore e come uomo. Sono a Venezia e ci tengo a ringraziare registi come Tomas Alfredson che ha visto in me la persona con le caratteristiche giuste per un ruolo di questo tipo. E anche Christopher Nolan che mi ha voluto nella trilogia di Batman come Commissario. E’ grazie alla loro capacità di avere visto nel mio modo di recitare le sfumature giuste per questi ruoli che posso vantare questi regali, perché parti di questo tipo sono dei veri e propri regali per un attore. Per quanto riguarda il film è tutto nel capolavoro di John le Carré e in chi si è messo, tra i quali le Carré stesso, insieme a Bridget O'Connor e Peter Straughan, a scrivere la sceneggiatura la riuscita dei nostri personaggi. Poi è arrivato Tomas e con la sua visionarietà particolarissima ha dato vita a questo film di agenti segreti: decadente, lento, mortuario, bellissimo… e lontanissimo da qualsiasi action si possa pensare”.

 Lei da anni abita negli Stati Uniti. Questo è anche un film profondamente inglese quando è stato bello per lei tornare a casa? “E’ stato bellissimo – afferma Oldman – Vivo a Los Angeles da tantissimi anni e quando posso lavorare a Londra lo faccio sempre con un entusiasmo particolare, è la città dove sono nato. Inoltre avere la possibilità di confrontarmi con attori, tutti miei connazionali, come John Hurt una istituzione vivente… anzi a dire il vero avevo un po’ di timore nell’incontrare John, oppure un Premio Oscar Colin Firth, Mark Strong, Toby Jones, Ciàran Hinds, la mia amica Kathy Burke, Benedict Cumberbatch e mio ‘fratello’ Tom Hardy che non è qui perché è sul set di The Dark Knight Rises di Christopher Nolan dove tornerò presto anche io, è stato come esprimere un desiderio, e questo… per magia si avvera”.

Per quanto riguarda la scelta di Tomas Alfredson come regista interviene Tim Bevan della Working Title che produce il film: “Ci tenevo a precisare – afferma Bevan – che noi della Working ci tenevamo moltissimo che Tomas accettasse questo lavoro. Avevamo visto Let me in, lo avevamo trovato straordinario e abbiamo pensato che fosse il regista giusto per questo film. E così è stato perché siamo molto soddisfatti del suo lavoro. Volevamo un regista straniero perché dato che da Tinker, Taylor, Soldier, Spy la BBC aveva già tratto una serie tv, ci serviva qualcuno lontano dalla cultura inglese e che non conoscesse questo programma. Il nostro era un progetto completamente diverso. Tomas è maniacale nel lavoro è come un medico legale, un anatomopatologo, quindi assolutamente perfetto per questo film”.

 Chiude Alfredson affermando: “La mia ispirazione principale oltre al romanzo sono state la pittura e la musica che amo, non ho guardato film di questo genere perché volevo un approccio completamente distaccato proprio dal genere ‘spy story’. Questa è una storia di uomini, di uomini soli, che rinunciano a tutto, a tutto, dalla loro vita all’amore, per compiere la loro missione. La lealtà, la moralità stanno al primo posto ma quando c’è una guerra in corso, anche se ‘solo’ a distanza e non reale, come è stata la Guerra Fredda e la grande paura dell’Unione Sovietica, questi valori verranno traditi. E’ una storia di sacrifici umani”.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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