questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Timi e’ un padre in lotta contro la malattia ed i suoi pregiudizi

Interviste, Personaggi

12/11/2013


'I corpi estranei' di Mirko Locatelli,  in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma racconta la storia di un uomo e di un bambino alle prese con il dolore. Antonio è solo a Milano con il suo neonato, affetto da una grave malattia; Jaber, quindici migrante in fuga dal Nord Africa, e' in ospedale per accudire un amico. Filippo Timi ha il compito di tendere un filo rosso tra culture diverse, tra età diverse e forse tra due anime inconsapevolmente affini...

Filippo come ti sei preparato per un film così coinvolgente a livello emotivo?
Per prima cosa ho chiuso la porta al dolore, perché il dolore e' una brutta bestia, che chiede il palcoscenico. Soprattutto ora che abbiamo esempi televisivi  in cui il dolore e' servito a vagonate. In questo caso invece Mirco, che è una persona estremamente vitale, ha un pudore nel dolore, cosa molto bella peraltro, e così insieme lo abbiamo chiuso fuori dal film. Quello che esce fuori però in questo modo e' un rapporto con il dolore e con la fragilità. Escono fuori bestemmie, che sono richieste di aiuto sparate a sessanta atmosfere, che sono messaggi d'amore. Più lo censuri il dolore più viene fuori prepotente.

Hai avuto modo di improvvisare durante questi momenti di tensione elevatissima?
In verità e' stato tutto molto scritto, li ho aggiustati alla mia recitazione, niente di più. Certo ho improvvisato, se così si può dire, quando recitato con il bambino, non potevamo permetterci di chiedergli una buona interpretazione dopo l'altra, dopotutto e' un bambino. Abbiamo vissuto il momento e abbiamo 'difeso' il bambino dal set.

Sei molto paterno con il bambino con cui reciti, ti è venuto naturale...
Sinceramente mi è venuto naturale. Non si è mai pronti per fare un figlio, se ci pensa non lo si fa mai... Ciò detto se penso ai nostri genitori mi accorgo che hanno la nostra età oggi, con la differenza che la società e' cambiata e ci obbliga a pensare se siam pronti o meno per avere figli. Sembra che non c'entri questa mia risposta, ma invece no, anche perché se aveste visto una madre nei miei panni questo film sarebbe sembrato più normale, mentre un uomo 'materno' fa strano. Io invece per un mese sono diventato papà, non avrei mai pensato che fosse possibile, sarà la chimica ma appena me lo hanno messo in braccio con il profumo tipico dei bambini piccoli, beh sono diventato papa', anzi mammo. 

Il tuo ruolo si distingue anche perché guarda ai pregiudizi in maniera onesta, non li supera mai completamente, ma non ne fa mistero. Quanto è scritto e quanto hai aggiunto?
E' verissimo, sarebbe stato finto se il razzismo di base che Antonio ha quando entra in ospedale, fosse scomparso del tutto. Ogni razzismo, sia esso contro le donne, contro i neri, i gialli, i verdi, contro i gay, nasce dalla paura. Nasce perché la persona che lo prova e lo nutre e' profondamente debole, ha paura e pone un pregiudizio. Fino ad un certo punto la paura di Antonio e' rivolta verso tutto il mondo, canalizzandosi verso il ragazzino immigrato, poi per fortuna, si instaura un percorso di cambiamento, di apertura. Anche se è un'apertura vigliacca, perché parte solo quando il problema di salute e' superato, quindi il mio padre e' un eroe, ma un eroe vigliacco.

Scritto da Titta Digironimo
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA