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Ti stimo fratello: Jonny Groove sbarca al cinema!

Attualità, Interviste

06/03/2012

Un’altra creatura del laboratorio Zelig passa dai locali, ai teatri, alla tv al grande schermo. Dopo Checco Zalone arriva Giovanni Vernia, genovese, classe 1973, inventore del personaggio di Jonny Groove che nel film, diventa il suo gemello, scemotto e discotecaro che, senza volere, ‘distruggerà’ l’equilibrata esistenza di Giovanni. Ma con amore perché, il motto di Jonny è, da sempre, Ti stimo fratello.

Il film, distribuito dalla Warner Bros. arriverà nei cinema venerdì 9 marzo in oltre 400 copie. Ed, effettivamente, chi lo conosce per il personaggio che lo ha reso noto in Zelig e, poi lo incontra di persona, si rende conto di avere davanti Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Giovanni Vernia è un bel ragazzo, loquace, con gusto nel vestire e molto moderato mentre il suo alter/ego, Jonny Groove, è un ingenuo, stralunato ‘cretino’, che si veste in modo improponibile, follemente innamorato della discoteca. Non usa droghe o alcool, la sua unica droga sono il ballo e la musica house da cui è un po' “rintronato”.

Ma tutto ciò che è raccontato nel film, scopriremo parlando con Vernia, anche se in maniera esagerata, è però, assolutamente autobiografico. “Io sono laureato in ingegneria – ci dice Giovanni Vernia – e per oltre dieci anni ho lavorato per una multinazionale americana. Amavo molto il mio lavoro, ero assunto, ben pagato ed ero l’unico loro rappresentante in Italia. Però, sentivo che mi mancava qualcosa. Fin da piccolo ho sempre imitato i membri della mia fantasiosa famiglia – mia madre è siciliana, mio padre pugliese e i nostri parenti delle vere macchiette – poi da ragazzo, con i miei amici andavamo tutti i fine settimana in discoteca. Per due scopi: 1) rimorchiare; 2) ballare perché io adoro la musica house. Inoltre, come nel film, il padre di Giovanni e del suo gemello Jonny è un ufficiale della Guardia di Finanza, come il mio vero padre. Quindi, quando ho deciso di mollare il lavoro e dedicarmi seriamente al teatro, potete capire facilmente da dove è nato il personaggio di Jonny che mi ha portato fino a qui”.

Non sarà stato facile prendere questa decisione e farla accettare a chi le stava accanto? “Assolutamente no. – conferma Vernia – Ma ero io il primo ad avere delle perplessità tanto che mi sono iscritto al corso teatrale, l’ho finito, ho iniziato ad esibirmi in qualche locale milanese, dove mi ero trasferito per il mio lavoro, poi mi hanno notato alcuni autori di Zelig e mi hanno chiesto di entrare nel cast della trasmissione, allora condotta da Claudio Bisio e da Vanessa Incontrada. Era il 2008 e, per circa un’anno e mezzo, ho continuato anche a lavorare per gli americani come ingegnere. Poi è arrivato il momento di prendere una decisione. Sono andato a casa, l’ho detto a mia moglie e lei, sorprendendomi, mi ha risposto: “Giovanni se è questo che vuoi fare nella vita, vai e fatti onore”. A quel punto ho sentito la musica di Rocky risuonarmi nelle orecchie e, da quel momento, mia moglie è diventata Adrianaaaaaaaaa... Da lì, non mi sono più fermato perché il personaggio di Jonny, creato da me e Paolo Uzzi, ha avuto un grande successo con i suoi tormentoni: "ESSIAMONOI" (che è diventato anche una compilation tra le più vendute), a “Ti stimo fratello”; “Nuooo disastro”; “Presa” ecc...”.

Passare dalla televisione al cinema è un salto importante e, soprattutto che richiede parecchi cambiamenti sul lavoro del personaggio e non solo, come avete lavorato? “E’ stato molto impegnativo fare il film perché sia io che Uzzi eravamo convinti che la storia la dovevamo scrivere e dirigere noi. Sulla sceneggiatura è andato tutto piuttosto liscio in quanto mi sono concentrato a raccontare il background di Jonny che, come vi ho già detto, rispecchia in pieno la seconda vita che ho sempre sognato di fare e che ora è diventata realtà. Dirigere un film, è un’altra storia. Io non lo volevo fare poi abbiamo optato per un compromesso ovvero prendere una squadra di tecnici bravissimi a cui abbiamo lasciato carta bianca per tutto quello che riguarda la parte del linguaggio cinematografico ma, sempre con la supervisione mia e di Uzzi, per rimanere fedeli alle caratteristiche di Giovanni e Jonny. Tra l’altro con questa storia ci tenevo moltissimo anche a mostrarmi nei miei veri panni, senza la maschera di Jonny. Un po’ perché è la chiave metaforica del film e della mia vita, e poi perché dovete sapere che l’egocentrismo di un comico non ha confini... speriamo solo che gli spettatori apprezzino lo sforzo e la scelta”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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