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Ti presento un amico - Un Sex Symbol ai tempi della crisi

Attualità, Recensioni

09/11/2010

Raul Bova interpreta un manager terrorizzato dalla possibilità di essere licenziato che, per ironia della sorte, diventa un ‘tagliatore di teste’.

Circondato di donne bellissime come la Kelly Reilly già vista in Sherlock Holmes, Barbora Boubolova, Martina Stella e Sarah Felberbaum, l’uomo dovrà cavarsela tra equivoci e situazioni comiche tipiche del cinema dei Fratelli Vanzina che con Ti presento un amico giocano la carta della commedia sofisticata. “E’ stato interessante potere lavorare su un personaggio diverso.” Dice Bova che pochi mesi dopo il film La nostra vita di Daniele Luchetti mostra un altro lato e opposto del suo talento “Mi piace potere esprimere aspetti diversi della mia recitazione, ma questo, purtroppo, non sempre è possibile, perché spesso gli sceneggiatori italiani sono un po’ pigri. Sono lusingato che questa sceneggiatura, invece, sia stata scritta pensando a me per il ruolo da protagonista.” Un film senza situazioni grevi o volgari che è la prova di come i due autori romani, eclettici, ma troppo spesso etichettati e relegati ingiustamente al rango di campioni di una commedia fragile e volgarotta potrebbero, una volta messi in condizione, fare molto di più. “Questo è un mondo di convenzioni dove siamo tutti etichettati.”

Riconosce Carlo Vanzina “Il cinema italiano spesso relega le persone in certi ruoli. Noi, invece, soprattutto nella scelta degli attori abbiamo immediatamente pensato a Raul Bova come unica possibilità per un ruolo che in Inghilterra sarebbe stato interpretato da Hugh Grant.” Bova aggiunge “Ho esordito con Carlo ed Enrico e sono sempre stato molto grato per la possibilità: Piccolo grande amore è stato un film che, riproposto anche più volte in televisione, ha segnato favorevolmente la mia carriera.” L’attore sottolinea “Nel corso degli anni abbiamo sempre cercato un modo di lavorare di nuovo insieme e quando c’è stata questa opportunità non me la sono lasciata certo scappare. Sono stati molto gentili da lasciarmi lavorare insieme a loro su alcuni momenti della sceneggiatura per capire insieme quello che funzionava o meno.”

Narrata con la voce off, questa commedia romantica dall’impronta commerciale trova un unico limite per il pubblico più giovane nel fatto, come accadeva nel cinema italiano di un tempo, che a Londra e a Roma tutti parlino la stessa lingua. Una convenzione tecnica legata al doppiaggio scelta per esigenze pratiche e per evitare, forse in maniera un po’ anacronistica oggi, l’utilizzo dei sottotitoli. D’altro canto, però, pur avendo un’ambientazione fortemente borghese, questo film, invece, parla della crisi e delle scelte complicate che una persona perbene si trova a portare avanti in tempi difficili e, talora come insegna la cronaca recente, perfino ‘indecenti’.

In questo senso Enrico Vanzina parla dell’atteggiamento che il cinema italiano subisce da parte del governo. “Una cosa è la crisi che nel cinema italiano è presente dai tempi di mio padre.” Dice “Un altro è l’atteggiamento di chi, assurdamente, dice che ‘la cultura non si mangia’. Quest’ultimo è decisamente imperdonabile.”

Pieno di momenti buffi, il film segna anche la volontà di mettersi in gioco da parte di tutte le attrici che, a dispetto da quanto accadeva in passato alle belle donne al cinema, non esitano a vivere momenti esilaranti e un po’imbarazzanti “Era il senso stesso di fare questo lavoro insieme a Carlo ed Enrico.” Osserva Sarah Felberbaum, cui fa eco Barbora Boboulova “Questo film rappresenta qualcosa di molto diverso rispetto a quanto interpretato fino adesso. E’ stato un modo divertente per entrare in ruolo differente per una commedia più ‘fisica’.” Martina Stella conclude “E’ la terza volta che lavoro con Carlo ed Enrico e per me è sempre una sfida interessante.”

Prodotto e distribuito da Warner Bros il film precede il prossimo lavoro di Carlo Vanzina, il cinquantesimo della sua carriera, Sotto il vestito niente – l’ultima sfilata sequel dell’originale anni Ottanta e in uscita nel 2011.

Scritto da Marco Spagnoli
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