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Thor: Classicità e Modernità per la Storia di un Principe caduto sulla Terra

Attualità, Interviste

15/04/2011

Da molto tempo avevamo notizie su Kenneth Branagh che ritornava a Hollywood per girare un colossal tratto da un fumetto della Marvel e, non uno dei più semplici o conosciuti, Thor. E la domanda è sorta spontanea in molti di noi, cosa c’entra un attore e regista di matrice shakesperiana come Branagh con i supereroi? Ora che abbiamo visto Thor vi assicuriamo che c’entrano, hanno molte affinità, dato che Kenneth Branagh ha realizzato una pellicola dove classicismo, modernità, realismo, effetti speciali e 3D si mescolano perfettamente alla storia di questo Principe che proviene dalla mitologia nordica.

Thor arriverà nei cinema mercoledì 27 aprile per Universal Pictures in 600 copie e per la promozione sono arrivati a Roma il regista Kenneth Branagh e il ragazzo che interpreta Thor Chris Hemsworth che abbiamo visto in Star Trek di J.J. Abrams nei panni del padre del Capitano Kirk. In questo caso invece il giovane Chris come padre ha Sir Anthony Hopkins che interpreta Odino che caccia il figlio Thor dal regno di Asgard per la sua arroganza. Il tempestoso guerriero che vive armato del suo Mjölnir, il martello degli dei, che gli permette di volare e di avere una forza e poteri infiniti, finisce sulla Terra, precisamente in Nuovo Messico, dove, abbandonati armatura ed elmetto, vivrà in jeans e maglietta un’esistenza parallela incontrando un gruppo di studiosi e scienziati capitanati da Jane (Natalie Portman) con la quale avrà una storia d’amore.

Nel frattempo, il fratello Loki (Tom Hiddleston) trama alle sue spalle. Inizia per Thor un percorso umano alla ricerca della propria identità, un viaggio che gli farà capire oltre che cosa è l’amore, il valore dell’umiltà. Esilio e ritorno del figliol prodigo mentre il fratellastro cerca di prendere il posto del Padre, Odino, quando costui è molto malato.

Come vedete è una storia dove può entrare Shakespeare, i classici greci, Wagner, altre mitologie nordiche, più ovviamente il fumetto Marvel creato nel 1962 da Stan Lee (che, come di consueto, ha un cameo nel film), Larry Lieber e Jack Kirby. Magnifiche le scenografie, gli effetti e il 3D che dona un’amplificazione alla narrazione e alle sue emozioni.

Kenneth Branagh, in gran forma, esordisce affermando: “A questo punto della mia carriera quello che mi preme di più è stupirmi, confrontarmi con delle sfide. Quando mi hanno chiamato dalla Paramount Pictures e dalla Marvel per propormi questo progetto ho detto: ‘devo farlo, questo è un incontro predestinato’. Ovviamente ho pensato subito che la chiave che avrei voluto dare a questa storia era piuttosto classica ma non sapevo nulla del 3D, c’erano altri punti da affrontare. La sfida più impegnativa è stata quella di trovare il giusto equilibrio tra le due diverse dimensioni: l’antico e il moderno, la tradizione e la contemporaneità. Tra Asgard, così simile ad Atene o Pompei, direi meglio visto che ci troviamo qui, alla Roma Imperiale con tutta la sua imponenza e maestosità e, il nostro mondo, quello in cui viviamo oggi. E’ proprio nell’unione dell’archetipo con l’attuale che nasce il classico”.

“Ovviamente – continua Branagh – questo è un grande film di intrattenimento quindi abbiamo cercato di rendere leggera la profondità, far diventare tutta la ricchezza di materiale che possedevamo intrattenimento intelligente. Creare una grande mitica avventura”.

Chris Hemsworth, al quale il ruolo di Thor sembra cucito addosso, la sua fisicità è idilliaca per impersonare il Dio del Tuono confessa: “Per me è stato un sogno fare questo film. Essere diretto da Branagh, lavorare con attori come Hopkins e la Portman. E’ come quando uno da piccolo corre per i corridoi di casa sognando di essere un supereroe. E poi il sogno diventa realtà. Per quanto mi riguarda la realizzazione di questo progetto ha costituito un corso di formazione, come attore e come persona. Sono stato coinvolto in tutto, fin dall’inizio, e con Ken abbiamo cercato di portare il massimo di realismo in una vicenda classica. Questo perché Thor è un Principe ma ha anche a che fare con gli esseri umani, si innamora di una mortale, come dice la sorella ad un certo punto nel film. Il confronto tra questi due Universi doveva essere vero, risultare credibile”.

Mister Branagh quanta pressione porta avere a che fare con la Marvel e soprattutto con un budget così imponente come è servito per realizzare Thor? “Sapevo bene a cosa andavo incontro – afferma il regista – ma vi assicuro che non ho avuto alcuna imposizione da parte di nessuno. Ci sono state molte discussioni, anche accese, ma tutte costruttive. La libertà è qualcosa che devi avere dentro, così come l’immaginazione. E se ce le hai non ci sono soldi o tempo che te le possano togliere. Io sono stato molto fortunato perché avevamo delle belle idee e ho avuto la possibilità di utilizzarle insieme a persone di grande talento e passione. E, a proposito di quello che dicevamo all’inizio, a questo punto della mia carriera la cosa che mi auguro di più è di continuare a potere lavorare sempre ad alti livelli, intendo in senso creativo, di talento. Questa è una possibilità impagabile, non ha prezzo solo un immenso valore”.

Mister Hemsworth questo ruolo le ha richiesto una preparazione fisica oltre che interpretativa, cosa ha dovuto fare di preciso? “A dire il vero – afferma l’attore – l’unica parte che non ho amato di questo lavoro è stata la preparazione fisica. Sono dovuto aumentare di otto chili circa ma solo di muscoli, quindi tanta palestra e altre attività fisiche e, soprattutto, una alimentazione controllatissima. Per il resto è stato un viaggio di piacere. Mi sono documentato moltissimo, leggendo i fumetti, libri sulla mitologia nordica ma devo anche ammettere che la sceneggiatura era incredibile – scritta da questo fantastico gruppo di sceneggiatori e geni della Marvel – mi ha aiutato enormemente. Non ho mai pensato devo interpretare un Dio, ho sempre pensato sei il figlio di un uomo che ti ha rinnegato perché sei arrogante, strafottente, e la vita ti farà capire che quella non è la strada per guidare il tuo popolo e nemmeno per potere vivere sulla Terra. In questo modo il personaggio è diventato profondo e non sono rimasto incastrato nel ruolo tipico da supereroe. Ma, ripeto, è la storia che porta in sé tutti questi elementi, io mi ci sono calato dentro grazie, in particolare, allo straordinario talento di Branagh”.

Erano anni che ad Hollywood stavano cercando il regista giusto per realizzare Thor, dato che non è uno dei personaggi Marvel più conosciuti e la sua storia è piuttosto vasta, ampia, piena di sfaccettature. Non ha mai avuto paura nell’intraprendere questa impresa? “Il primo giorno sul set – dice Branagh – non ero per niente tranquillo. Avevo grandissimi attori davanti a me, un set enorme, effetti speciali e cinque troupe da coordinare, i make-up iniziavano alle due del mattino e si girava tre ore dopo. Davanti ad una cosa così enorme devi fare un bel respiro profondo ma niente è mai stato tanto eccitante come quel primo giorno”.

“Quello che mi intrigava particolarmente di questa vicenda – continua il regista – era la possibilità di riflettere su che cosa vuole dire essere eroi, o in questo caso, supereroi. Nel senso, se anche hai tutti questi poteri ma perdi l’amore di tuo padre, della tua famiglia, tutta la tua vita va a rotoli, è qui che devi tirare fuori il vero eroismo che c’è in ognuno di noi. Ovvero la capacità di rialzarti in piedi, capire di avere sbagliato, cambiare e riprendere in mano la tua esistenza. Questo è eroismo personale, questo aspetto mi interessava”.

“Riflettendo sugli elementi di Thor – afferma Branagh – mi sono accorto che non c’è niente di più shakesperiano di questa storia che mette in scena padri e figli in competizione, regni contesi, fratelli gelosi, despoti che usurpano il trono altrui... Ci sono il potere, le faide famigliari, solitudini e privilegi, persone pubbliche che fanno i conti con le loro passioni private, tensioni continue tra l’epico e il quotidiano. Quando durante altri incontri stampa alcuni giornalisti mi hanno fatto notare affinità con il mio Amleto o Enrico V, non ho potuto che gioire dentro di me perché io sono quei film. Aggiungerei Romeo e Giulietta perché c’è anche una storia d’amore fra una bellissima ragazza e un Dio. Penso che tutto questo sarebbe piaciuto molto a Shakespeare, che nascosto nei corridoi del potere, di notte, osservava e descriveva proprio queste dinamiche”.

“Poi non vorrei insistere troppo sul Bardo che tanto lo sapete già essere il mio chiodo fisso. Per Thor abbiamo rivisto anche moltissimi film. Stanley Kubrick è sempre fonte di ispirazione inesauribile, in particolare, 2001: Odissea nello spazio, poi Metropolis, Lawrence d’Arabia e tanti altri. Io vado spessissimo al cinema, mi nutro di cinema e mi piace farlo in mezzo alla folla perché desidero condividere le emozioni. Vedo di tutto e penso che questo sia fondamentale, sacro per un regista”.

Il film rimane aperto, lo si può dire anche perché è già stato annunciato un sequel, forse due. Sicuramente Thor lo vedremo in The Avengers – I Vendicatori che uscirà in Italia il 4 maggio del 2012. Mister Hemsworth, in quel film, i supereroi della Marvel si ritrovano tutti insieme, lei ha già iniziato a girare il film? “No – afferma Chris Hemsworth – inizierò la mia parte in The Avengers appena avremo terminato il tour promozionale di Thor e sono felicissimo di far parte di questo progetto. Anche nel film diretto da Joss Whedon mi incontrerò con attori come Robert Downey Jr., Chris Evans, Clark Gregg, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Mark Ruffalo e Jeremy Renner. Sono entusiasta. E poi l’idea di tornare a lavorare con Kenneth, Hopkins, Natalie Portman in altri film su Thor è davvero una possibilità unica. Spero proprio che la storia d’amore diventi ancora più importante nei film che seguiranno, è bellissimo lavorare con Natalie, un onore come lo è stato con tutto il gruppo che ha realizzato questo progetto impegnativo ma unico quale è Thor”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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