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This is it in Dvd: l’ultimo ballo del Re del Pop

Attualità, DVD & Blu Ray

24/02/2010

This is it, l’ultima avventura cinematografica ed artistica di Michael Jackson esce in Dvd. Il film documentario sulla preparazione del mancato ritorno del Re del Pop sulle scene esce in Dvd e Blu-ray accompagnato da una serie di extra interessanti che raccontano l’energia e l’impegno messo da Jackson nella serie di concerti che avrebbero dovuto rilanciare la sua immagine e carriera a livello planetario. “Questo film nasce dall’idea di avere uno strumento di lavoro e non da un progetto predefinito". Ricorda Kenny Ortega, regista e produttore, nonché autore della fortunate serie di High School Musical “I filmati delle prove, in origine erano stati pensati come uno strumento per Michael e per me, da osservare per poi fare delle correzioni creative allo spettacolo. Fin dall'inizio del nostro lavoro insieme abbiamo agito così, ma non abbiamo sempre acceso le cineprese e talvolta c'era soltanto una camera a riprendere. Così, può immaginare la complicazione di cercare di raccontare questa storia e montare il film non avendo sufficiente materiale filmato. Inoltre, non avevamo pensato a queste riprese per essere montate insieme e diventare un film. Non c'era nessuna sceneggiatura. Non ho mai detto "adesso facciamo un primo piano" o "possiamo fare un'altra ripresa di questa scena?".” Ortega richiama alla memoria il momento drammatico in cui gli era stata annunciata la morte di Michael JacksonQuando abbiamo scoperto che lui era morto, tutto si è fermato. Non ho mai pensato di aggiungere le reazioni alla morte di Michael nel film, perché non volevo che qualcuno sostenesse che abbiamo costruito qualcosa. Non c'è nulla in This Is It che non sia stato creato nel momento in cui Michael Jackson era ancora vivo. Non volevamo toccare questo tasto. Lo abbiamo chiamato "una documentazione sacra e definitiva". Tuttavia, ci sono circa tre ore di materiale nel DVD che provengono dalle riprese originali, ma che comprendono anche del materiale successivo. In quest'ultimo, siamo tornati indietro e abbiamo parlato dell'esperienza di lavorare con Michael, portando a termine delle idee che non avevamo concluso". Sulla stessa lunghezza d’onda anche il coreografo Travis Payne che si vede più volte nel film “Noi siamo sempre rimasti molto uniti, d'altronde è normale gravitare verso Michael. Tu volevi stargli vicino, considerando che era veramente aperto e adorabile. E' stato molto semplice, lui si è reso disponibile. Ogni muro che esisteva da parte sua dipendeva dalla gente che non gli consentiva di condurre un'esistenza normale. Ma una volta entrato nel suo spazio, era semplicemente un tipo innamorato della sua arte". Payne ricorda “Penso che fosse in ottima forma. Ovviamente era un veterano professionista, considerando che aveva cinquanta anni, ma tante altre persone come lui fanno le cose senza problemi. Come coreografo e ballerino, era magnifico stare con lui in stanza ogni giorno. Mi piacerebbe che le persone ricordassero Michael per la sua premura". Aggiunge Payne “Lui si preoccupava di tante persone nel mondo, molte delle quali non conosceva neanche. Se lui veniva a conoscenza di una persona che soffriva, questo era sufficiente per preoccuparsi. Le persone conoscono i suoi atti di beneficenza, ma non so quanta gente sappia che lui detiene ancora il primato per il maggior numero di contributi rispetto a qualsiasi celebrità o persona normale. Penso che dovrebbe essere ricordato come un gigante gentile, dotato di un grande talento, di cui non si è mai vantato troppo. Lui diceva di essere un tramite, perché "c'era qualcuno più grande e che lui forniva soltanto i messaggi alle persone". Era così praticamente in ogni momento. Penso che spesso la gente confonda la sua gentilezza per debolezza, ritenendo che non fosse in controllo della sua vita, come in realtà era. Io volevo dirgli che quando avrebbe realizzato la sua biografia successiva, avrebbe dovuto farla in versione audio, in modo che le persone avrebbero potuto sentire le sue inflessioni e capire quanto fosse appassionato". Il supervisore delle musiche Michael Bearden conclude “Se Michael Jackson avesse dovuto cantare tutti i brani famosi che ha realizzato nella sua carriera, sarebbe rimasto sul palco per una settimana. Così, è andato online e ha chiesto agli appassionati quello che desideravano sentire, finendo per ritrovarsi con una lista dal primo al cinquantesimo o al centesimo posto. Lui voleva veramente fornire ai fan quello che desideravano. Amava i suoi appassionati più di ogni altro artista con cui abbia mai lavorato. Ho lavorato con tante star, ma Michael possedeva un carisma che ti faceva pensare di non poterlo toccare. In realtà, probabilmente era il tipo più gentile, generoso e avvicinabile con cui abbia mai lavorato in vita mia. Ho scoperto rapidamente che non era una diva o un perfezionista, nel senso di un dittatore che ti dice cosa devi fare. Sapeva quello che voleva e non aveva paura a dirtelo, ma era pronto a cambiare per migliorare. Lui era aperto e non temeva di risultare vulnerabile. “

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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