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The Social Network, storia del genio che inventò Facebook

Attualità, Interviste

01/11/2010

Un film molto divertente, sagace, intelligente e spietato. The Social Network per la regia di David Fincher è stato presentato come Evento Speciale al Festival Internazionale del Film di Roma e uscirà il 12 novembre nei cinema italiani per Sony Pictures. Scritto in maniera assolutamente grandiosa da Aaron Sorkin, prodotto da Kevin Spacey, con la regia di chi ha fatto Seven e interpretato da un gruppo di giovani attori uno meglio dell’altro: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Rooney Mara, Armie Hammer e Max Minghella la pellicola narra di come è nato Facebook. Ovvero il social network più famoso al mondo.

Partito alla grande quando è uscito alcune settimane fa negli Usa dove ha incassato nel primo fine settimana 23 milioni di dollari, il film è tratto dal bestseller Miliardari per caso, scritto da Ben Mezrich. Con entusiasmo e turbolenze la pellicola ripercorre gli anni in cui lo studente di Harvard Mark Zuckerberg (un grandioso Eisenberg) e il suo amico Eduardo Saverin (Garfield) crearono un sito web per raccontare la vita universitaria, fino alle estenuanti battaglie legali fra i due ex-amici sui diritti creativi del network. Zuckerberg, un vero genio del computer – definito il prossimo Bill Gates – si inventò per gioco su un portale che metteva alla berlina tutte le ragazze di Harvard, in quanto ferito dal fatto che la sua ragazza lo avesse lasciato. Accusandolo che uscire con lui era ‘come fare un’ora di step’. Sì perché Zuckerberg, come affermano nel film ‘non è un stronzo ma fa di tutto per sembrarlo’.

A complicare la vicenda ci sono i gemelli Winklevoss che affermarono di avere dato loro l’idea a Mark di estendere quello che all’inizio si chiamava Facemash e farlo diventare un sito nel quale le persone potevano dire e far vedere tutto quello che volevano di loro con la possibilità primo di rimorchiare e secondo di farsi o ritrovare amici. Ma a scombinare i piani in realtà è Sean Parker (Timberlake) l’inventore di Napster che da imprenditore senza scrupoli quale era vede nell’idea di Mark la possibilità di fare un sacco di soldi. E così è andata. Sean ha l’idea di togliere il The e chiamarlo solo Facebook, di aprire un ufficio in California, trovando finanziatori che investirono milioni di dollari nel social network. Era il Natale del 2003 quando per caso Mark iniziò questa avventura e in pochi anni la sua creazione sbarcò in tutto il mondo arrivando prima ad un milione di iscritti e ora a 500 milioni. E non puoi avere 500 milioni di ‘amici’ senza farti dei ‘nemici’. Per questo il film di Fincher fa sempre un avanti e indietro tra aule di tribunale, l’Università di Harvard, il passaggio in California per arrivare a chiudere affermando che Zuckerberg è attualmente il più giovane miliardario del Pianeta Terra. Bravissimi tutti a rendere una storia che poteva essere ripetitiva in una pellicola godibilissima, seguibile, interessante e anche veramente piena di battute di una ironia unica.

John Landis, presente a Roma con il suo ultimo film Burke & Hare, ha affermato che per lui ‘The Social Network è trai i più bei film che ha visto in questi ultimi anni’.

Jesse Eisenberg, 27 anni, straordinario protagonista del film è arrivato a Roma per parlare di The Social Network. E si è rivelato l’incontro più divertente, intelligente e vivace al quale abbiamo assistito.
Mister Eisenberg ha conosciuto Mark Zuckerberg?
“Non l'ho mai incontrato – ci dice l’attore - anche se mi piacerebbe molto incontrarlo. Come vi potete immaginare ci sono le opinioni più disparate su di lui. Alcuni lo vedono come un eroe, altri come un traditore e un opportunista, altri come me un genio  - un po’ autistico, soprattutto nei sentimenti – che ha creato il più grande sito di relazioni virtuali del mondo. Io provo un grande affetto per questo ruolo, non riesco a vederlo un personaggio negativo, anche perché non penso che lo sia. La sceneggiatura del film l’ho trovata da subito fantastica e c'era tutto lì, su di lui e su tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui. Ho letto tutte le interviste che lui ha rilasciato, il saggio che ha scritto sul fioretto quando studiava ad Harvard, ho cercato di sapere il più possibile per renderlo credibile, dato che si tratta di una persona viva e vegeta. E che raccontiamo la sua vera storia, la sua vita”.

Lei nel film parla a macchinetta, velocissimo, anche questa è una caratteristica di Zuckerberg? “Sì, è chiaro che Mark ha un cervello fuori dall’ordinario e tutti quelli che abbiamo sentito ci hanno confermato che lui parla più velocemente di quanto funziona un normale cervello, può tenere dieci conversazioni contemporaneamente”.

Avete pensato a come avrebbero reagito i veri protagonisti di cui voi raccontate le esistenze dopo avere visto il film? “E’ molto strano mentre realizzavamo il film non abbiamo pensato a come avrebbero reagito i veri protagonisti, poi quando lo abbiamo finito abbiamo iniziato a preoccuparci. Quando poi il film è uscito e nella maggior parte dei casi le reazioni sono state positive ci siamo rilassati. La cosa più divertente che vi voglio raccontare è che Mark Zuckerberg, il primo ottobre, data di uscita del film ha affittato un pulmino e una sala cinematografica a Palo Alto dove ha la sua sede e ha portato tutti i suoi dipendenti a vedere The Social Network. Tra i suoi dipendenti c’è anche mio cugino. Alla fine della proiezione Mark ha chiamato mio cugino gli ha offerto da bere e gli ha detto di inviarmi un sms da parte sua dicendo che trovava la mia performance eccellente”.

Che cosa ne pensa lei di Facebook? Lo vede come un fenomeno che può aiutare la gente a sentirsi meno sola o il contrario... “Ho riflettuto molto su come Facebook influisca nelle esistenze delle persone e devo dire che il mio giudizio non è negativo anche se io non ho un profilo su Facebook e non ho nessuna intenzione di farlo. Ma questa è una mia considerazione. Io ho 27 anni e mi ricordo che quando andavo al college, tornavo a casa, non c’era nessuno e mi mettevo da solo a vedere la televisione. Per questo motivo io non trovo che Mark Zuckerberg sia un traditore, uno che ha buttato al vento la sua amicizia con Eduardo Saverin, è solo che lui era concentrato esclusivamente su Facebook, non gli interessava niente altro. Non voleva intenzionalmente troncare con Saverin ma per l’espansione della sua creazione avrebbe fatto qualsiasi cosa, è come se, allora, non si rendeva conto che le sue decisioni portavano a delle conseguenze pesanti per altre persone”.

“Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico”, questa è la frase di lancio del film. Lei si è fatto dei nemici dopo questa interpretazione? “Io sono ebreo per cui non ho nemici ad Hollywood!  - ride Eisenberg - forse gli ho da qualche altra parte ma non di certo nella Mecca del Cinema”.

E’ vero che David Fincher è un regista che fa rifare le scene anche 100 volte? “Come no, anche 200 volte. E’ maniacale e devo dire che all’inizio questo aspetto della sua professionalità mi preoccupava molto. Poi, invece, ho iniziato ad apprezzarlo. Perché solitamente quando giri un film fai le tue scene e per il resto del tempo aspetti nel tuo camper che tocchi di nuovo a te. Con David ero perennemente sul set, non potevo allontanarmi mai e non mi sono mai annoiato. La prima scena, quella del bar, con me e Rooney Mara, che impersona la mia ex, l’abbiamo girata 99 volte. Penso che solo Stanley Kubrick girava in questo modo... quindi penso che devo ritenerlo un grande onore”.

A proposito della ex di Mark, tutto parte dal fatto che questa ragazza nella prima scena lo lascia e lui si vendica immediatamente tramite il mezzo che conosce meglio e con il quale sa esprimersi ovvero Internet... “E’ vero è la storia di una grandissima frustrazione, per amore, è un rifiuto. Lui va alle feste e sta in un angolo, non interagisce con nessuno però crea lo strumento con la maggiore capacità di relazione virtuale che esista al mondo. E più successo ha e più è solo. Il finale per me è bellissimo lui che va sulla pagina di Facebook della sue ex e gli chiede l’amicizia... e poi sta lì in attesa di una risposta... In ogni modo non limiterei le difficoltà a relazionarsi di Mark solo con le donne ma, direi, con gli altri esseri umani in generale. Sembra non consapevole che le sue azioni hanno delle ripercussioni molto pesanti sugli altri, ha problemi a capire le esperienze emotive degli altri e anche le proprie, si sente superiore e allo stesso tempo insicuro”.

Questa mattina, primo novembre, la proiezione stampa di The Social Network era in italiano, ovvero doppiata. Il V° Festival Internazionale del Film di Roma si dissocia da questa decisione, precisando che è stata presa esclusivamente dalla casa distributrice del film, la Sony Pictures.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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