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The Road: alla fine della strada

Attualità

26/05/2010

The Road di John Hillcoat è passato in concorso al Festival di Venezia del 2009. All'epoca il film, prodotto dai fratelli Weinstein, non aveva ancora una distribuzione, in quanto ritenuto troppo cupo e deprimente per essere presentato agli spettatori. Poi le cose sono andare diversamente. In America il film è stato distribuito in novembre, anche se con scarso successo, ma con critiche eccellenti. in Italia il film è stato acquistato da Videa – C.D.E. The Road è, in effetti, un film disturbante, soprattutto perché mette in scena una 'fine del mondo' assolutamente credibile e vera, che niente a che vedere con i roboanti e fracassoni 2012 o L’alba del giorno dopo. Tratto dal libro di Cormac McCarthy (quello di Non è un paese per vecchi) che ha vinto il Premio Pulitzer con La strada (se vi interessa leggerlo questo è il titolo italiano), la storia è quella di un padre e un figlio che attraversano l’America desertificata da un’esplosione atomica.2012 o L’alba del giorno dopo, ma con la fine del pianeta ad opera dell’umanità. Tratto dal libro di Cormac McCarthy (quello di Non è un paese per vecchi) che ha vinto il Premio Pulitzer con La strada (se vi interessa leggerlo questo è il titolo italiano), la storia è quella di un padre e un figlio che attraversano l’America desertificata da un’esplosione atomica.

“Ho letto il libro di McCarthy – ha affermato Hillcoattutto d’un fiato e una volta finito sono corso ad abbracciare mio figlio Louie. Ed è a lui che ho voluto dedicare The Road”. Magistralmente interpretato da Viggo Mortensen insieme al bellissimo e bravissimo giovane attore Kodi Smith-McPhee, vede anche la partecipazione di Charlize Theron. Il film inizia che questa esplosione, molto probabilmente di origine atomica è già avvenuta, il sole non esiste più, non c’è più cibo, e alcuni esseri umani sono diventati dei cannibali. Il padre e il figlio cercano come possono di sopravvivere, spostandosi continuamente con obiettivo il mare per vedere se almeno là è rimasta qualche forma di vita. Il loro viaggio sarà una vera e propria apocalisse: devono capire chi è diventato uno zombie, devono trovare del cibo, e non possono fidarsi di nessuno. “The Road – ha detto Mortensenè un film duro, terribile, fa star male. Ma alla fine rimane il sapore della speranza. Sono i paradossi della vita”. “The Road – continua Hillcoatmi ricorda Furore di Steinbeck e le fotografie sulla Grande Depressione di Dorothea Lange. Mentre giravo mi sono reso conto che la faccia perfetta era quella di Viggo Mortensen, capace di riflettere una lotta interiore senza bisogno di parlare. Ma Viggo prima di cominciare era esausto dall’avere girato tre film: La promessa dell’assassino, Appaloosa e Good. Ha usato quella fatica e quel fisico emaciato per la sua interpretazione e il risultato è stato  - a dir poco – perfetto”.

“Viggo non conosce mezze misure. – continua il registaSi svuota sempre, da tutto. Nelle prime settimane mantenemmo rapporti che per il mio carattere erano troppo rispettosi. Un giorno mi invitò a bere un bicchiere di vino nel camion del trucco. Rimasi sorpreso nel trovarvi incollato centinaia di fotografie di tutta l’équipe. In uno degli armadi c’erano delle bottiglie di vino che provenivano da diversi luoghi. E tavolette di cioccolato di marche a me sconosciute. C’erano anche gagliardetti del San Lorenzo de Almagro, la squadra di calcio di cui è tifoso. In quello spazio si respirava un’aria simile a quella di casa. Aprimmo uno Shiraz australiano e parlammo di tutto. Sospettai che fossi io, forse per timidezza, quello che non aveva voluto avvicinarsi prima al mondo di Viggo. Poi mi si è aperto un vero universo, Viggo è un artista, non solo un attore, è un uomo con delle qualità e un modo di approcciarsi alla vita e al mondo davvero unici. Invidiabile, anche perché lui è così non ha niente di costruito”. Per terminare il regista accenna al suo rapporto con il solitario Cormac McCarthy. “Tutti gli studios – afferma Hillcoatsi erano tenuti alla larga da un materiale così dark. Cormac non mi ha mai chiesto di leggere la sceneggiatura, mi ha solo inviato un biglietto dove diceva: “Io ho scritto il mio libro e ora tu devi fare il tuo film”. “A novembre 2008 sono andato a Santa Fé a mostrare a McCaarhty il film. Si è presentato con una Cadillac sbrindellata. Quando si è riaccesa la luce non ha detto una parola ed è sparito in bagno per venti minuti. Non mi sembrava un buon segno... Invece è tornato e ha detto: “Bello, non assomiglia a niente che avessi già visto”. E mi ha invitato a un pranzo che è durato sette ore. Poi mi ha detto che l’unico difetto erano quattro battute mancanti in un particolare dialogo. Per fortuna le avevo girate e mi sono affrettato a reinserirle”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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