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The Reluctant Fundamentalist: Mira Nair apre Venezia 69!

Attualità, Interviste, Personaggi

29/08/2012

(Venezia) Un Festival di donne lo hanno già nominato questo Venezia 69 ed, infatti, ce ne sono tante: la madrina, le attrici e le registe. E il compito di aprire, ufficialmente la manifestazione questa mattina, è toccato all'indiana Mira Nair - di casa alla Mostra (vinse il Leone d'Oro con Moonson Wedding nel 2001) con un film che ci ha profondamente toccati: The Reluctant Fundamentalist. Comprato per l'Italia dalla Eagle Pictures e in uscita nel 2013.

Raccontarvi la storia del film sarebbe complicatissimo, si tratta della vita di Cangez Khan (interpretato dal giovane Riz Ahmed, bravissimo, già visto in Four Lions e Trishna), nato a Lahore, in Pakistan da una famiglia benestante. Il ragazzo è particolarmente intelligente e in breve tempo se ne va dal suo amato - quanto martoriato Paese - per vivere a New York e lavorare per una delle più grandi compagnie finanziarie della città. In breve tempo si fa amare dal suo autoritario capo (Kiefer Sutherland) e la sua carriera non potrebbe andare meglio di così... Si innamora anche, della bella Kate Hudson, e il loro amore è qualcosa di unico anche se la donna ha alle spalle una storia molto complicata... Cangez è quasi spaventato dalla gioia che sta sentendo e vivendo. E l'11 settembre 2001 vengono abbattute le Torri Gemelle e da quel momento, Cangez, non sarà più visto dagli altri come prima ma, soprattutto, lui stesso non sarà più quello che era. Tanto che torna nel suo Paese, si mette ad insegnare, per dare un futuro ai giovani pachistani.

Il centro nevralgico del film, che la regista è riuscita a raccontare con grande emozione ed intelligenza, per una storia veramente intrigata, è la divisione interna con la quale Cangez combatterà tutta la vita. Un senso di repulsione per un Paese come gli Stati Uniti che gli hanno dato tanto ma lo hanno anche respinto ed umiliato con la loro arroganza e sete di potere. E un Paese come il Pakistan, dove musulmani – come lui – citano il Corano, come unica legge di vita e lo vogliono arruolare per combattere contro il nemico invasore. Cangez è un essere umano, non è americano o pakistano, queste differenze dividono e non possono portare che odio e guerra. Lo sa bene quando incontrerà l’americano Bobby Lincoln, che vive a Lahore, sotto copertura e con lui si stabilirà un rapporto di empatia, fortissimo, ma con una sottotraccia di grande tristezza perché entrambi sanno che non finirà bene…

La verità è una strada senza sentieri ed è l’umanità di Cangez che lo guiderà nella vita.

Mira Nair, insieme ai suoi interpreti, Riz Ahmed, Kate Hudson, Liev Schreiber e l’autore del romanzo da cui è tratto il film, Mohsin Hamid, sono arrivati a Venezia e accolti con grande entusiasmo.

Signora Nair che cosa intende quando dice che questo film è stato per lei un atto di guarigione?

Io sono indiana e mio padre era di Lahore, detto questo il Pakistan, prima di fare questo film non lo conoscevo affatto e vi posso assicurare che nessuno lo conosce. Bisogna andarci e vedere, vivere con la gente. Non c’è nessuna voglia di guerra, di odio, ma la situazione attuale mette questo posto in questa condizione. Ho voluto fare questo film perché spero che sia un ponte di guarigione per togliere i pregiudizi che ci sono nel mondo e che hanno portato solo disastri enormi. I pregiudizi, i preconcetti, le divisioni, le appartenenze che siano religiose o nazionali non fanno che dividerci, impedendoci di conoscerci l’uno con l’altro. Il romanzo di Hamid mi ha permesso di raccontare una storia che ha questo come messaggio: facciamola finita con l’ignoranza. Conosciamoci, dialoghiamo e facciamo del nostro meglio per rendere questo mondo migliore.

Per questo motivo il personaggio di Cangez che è pachistano e quello di Bobby che è un americano che vive in Pakistan, pur ‘nemici’, si assomigliano e si capiscono tanto…

Certo perché tra di loro si instaura un dialogo e pur partendo da due posizioni opposte, Bobby è sicuro che Cangez sia un terrorista, c’è una grande sintonia tra di loro, una fiducia che si instaura piano piano ma che rimane vittima del pregiudizio.

Nel 2001 lei ha vinto l’Orso d’Oro qui a Venezia con Moonson Wedding, era settembre, dove si trovava l’11 di quel mese…

Ero appena partita da qui felicissima di avere vinto questo prestigiosissimo premio, non faccio in tempo, ad arrivare al Festival di Toronto e vedo la tragedia. Sono caduta in un terrore allucinante, per il fatto in se, e perché mio marito e i miei figli, insomma tutti noi viviamo a New York. Ci è voluta una settimana per avere loro notizie, la più brutta settimana della mia vita. Ma come vi dicevo in relazione al dialogo fra Cangez e Bobby nel film, vedete… noi siamo indiani e abbiamo studiato e viviamo in America, e come noi ci sono milioni di persone nel mondo nate in un posto che vivono in un altro. Siamo tutti collegati! Ognuno di noi porta la sua cultura e la sua umanità in giro per il mondo, questo è un patrimonio di immenso valore.

Il film è prodotto da Tarak Ben Ammar, ha già una distribuzione in Italia e anche in altri Paesi, come pensa verrà accolto in America?

Spero che la gente segua lo spirito che rappresenta il film, ovvero, che cosa significa essere americani e vivere in America. Non è un film che piacerà a chi la pensa come George Bush, che ha sempre proclamata: “O con noi o contro di noi”. Detto questo ci sono tante ‘americhe’, il Paese è immenso e molto diverso da zona a zona, quindi in alcuni luoghi sono sicura che verrà capito e in altri creerà polemiche e sarà definito anti-americano. Togliamoci le etichette di dosso, non pensiamo più in termini di nazionalità, di religione, di diversi credi permettendo a questi di dividerci e di farci vivere tutta la vita senza entrare in contatto. Dobbiamo unire il mondo, non dividerlo, lo è già diviso. Dobbiamo dialogare, rispettarci e l’approccio di tutti noi, dagli attori ai tecnici, sceneggiatori ecc… in questo film è stato d’amore verso tutti. Il messaggio è passato, ora abbattiamo le barriere!

Scritto da Nicoletta Gemmi
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