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The Lady, “Usa la tua libertà per promuovere la nostra!”

Attualità, Interviste

19/03/2012

The Lady di Luc Besson ha aperto la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nel 2011, un film decisamente ‘importante’ che ora arriva nei cinema italiani dal 23 marzo, con il titolo The Lady - L'amore per la libertà. Un biopic piuttosto particolare dato che si tratta della storia di Aung San Suu Kyi, l’eroina dei diritti umani per la Birmania, ancora in vita e ancora in lotta ma che è praticamente inavvicinabile. Impegnativo raccontare la vita di una donna viva e vegeta e attiva più che mai, che il regista, però, non ha potuto incontrare prima e durante le riprese. Inutile dire che Suu Kyi sa del film ma non lo ha visto.

A Roma, per l'occasione venne Luc Besson accompagnato dai suoi due magnifici interpreti: Michelle Yeoh che impersona the lady e David Thewlis ovvero Mister Michael Aris, suo compagno fedelissimo per tutta la vita, deceduto nel 1999. Mentre oggi è il regista a promuovere il film in giro per il mondo. La vita di Aung San Suu Kyi è stata ed è un’esistenza all’insegna della non violenza nonostante da trent’anni viva – attualmente libera, intendendo per libertà che non è agli arresti domiciliari come i quindici anni che ha passato fino al 2007, dopo varie revoche e riattivazioni – e lotti per la libertà del suo popolo. La Birmania è governata da uno dei regimi più violenti e inumani del pianeta Terra.

Nonostante nel 1991 le abbiano conferito il Premio Nobel per la Pace nulla ha contribuito a cambiare la sua situazione. The Lady racconta una donna, la sua forza, i suoi obiettivi ed è soprattutto una grandissima e rarissima storia d’amore.

Un amore come intendono i grandi illuminati induisti o buddisti di quelli che non vuole niente in cambio ma che c’è sempre. Michael è stato questo per lei. Una ricostruzione fedelissima, assoluta, vera, da parte di Besson visto la delicatezza del tema.

“La chiamano ‘the steel lady’ – afferma Besson – ma di questa ‘donna d’acciaio’ ho voluto mostrare la solitudine e anche i cedimenti. La sua lotta non è finita e, personalmente, posso affermare che realizzando questo film mi è sembrato di lavorare per lei e non tanto, ora come ora, di essere in promozione per un progetto che ho realilzzato. Il mio coinvolgimento è stato ed è totale”.

Il progetto di un film sulla vita di Aung San Suu Kyi è stato fortemente voluto dall’attrice Michelle Yeoh che più che interpretarla è entrata sotto la sua pelle tanto da essere, attualmente, bandita dalla Birmania. Le riprese, spiega il regista, una volta che ho superato le prime incertezze sono durate otto mesi. “Abbiamo ricostruito – continua Besson – la casa di Rangoon con le misure esatte. Le foto che avete visto nel film sono come le originali, perfino la razza e l’età del cane di Suu e la marca del pianoforte sono i medesimi. Ma il merito maggiore di questa operazione va veramente a Michelle Yeoh, senza di lei non si sarebbe potuto fare un film di questo livello”.

"Michelle ha imparato il birmano ed è diventata Suu. Quando arrivava sul set, minuta, con le orchidee tra i capelli, il silenzio diventava assoluto. Alla fine del discorso di Shwedagon le comparse birmane piangevano. Per me è stato facile: non ho diretto Michelle; ho diretto Suu Kyi”.

Importantissima nella storia di questa donna straordinaria la presenza costante al suo fianco della sua famiglia, in particolare, come detto, del marito, l’inglese Michael Aris interpretato da quel grandioso attore che è David Thewlis. A questo proposito ha sottolineato Besson: “Ho cercato di immaginare la violenza di un dolore come quello che può provare una donna prigioniera e lontana migliaia di chilometri dall’uomo che ama e dai suoi due figli.

In nessun modo abbiamo cercato di coinvolgere Suu Kyi nel film e lei non lo ha ancora visto. Sarebbe stato troppo pericoloso: il regime avrebbe trovato un’altra scusa per perseguitarla. Quando l’ho incontrata, alla fine delle riprese, in casa sua a Rangoon mi è sembrato di avere vicino Gandhi. E, prima di andarmene mi ha detto: ‘Adesso devo trovare il coraggio per vedere il film’”. “Si dice sempre – conclude Besson – che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna: quella di Michael e Suu è la prova che anche il contrario può essere vero. Sono convinto che se non avesse realmente sentito l’amore e il sostegno della sua famiglia non avrebbe potuto resistere con quella forza”.

La splendida Michelle Yeoh indimenticabile ne La tigre e il dragone afferma a proposito del suo approccio verso questa interpretazione: “E’ stato un impegno enorme visto che si tratta di una donna amata da milioni di persone nel mondo e non dovevo imitarla ma interpretare i suoi pensieri. Io parlo cantonese e malese e ho dovuto imparare il birmano. Non è stato per niente facile non ci sono analogie fra queste lingue. Il film è un atto di amore e di impegno e lo abbiamo fatto tutti, dall'inizio alla fine, con questo sentimento nel cuore. Avere avuto un marito come David è stato meraviglioso. Abbiamo anche capito il significato dell'amore vero non solo per il proprio partner ma anche per il proprio popolo”.

“Per il ruolo di Michael Aris – dice il sempre eccellente David Thewlis – avevo pochissimo materiale di repertorio a disposizione e, personalmente, non sapevo nulla di lui prima di fare il film. Sapevo la storia di lei ma non del marito. Michael Aris è stato sempre un uomo estremamente discreto. Il materiale video che ho guardato mi ha illuminato, nel senso che in un primo momento avevo visto delle foto di questo Professore di Oxford dallo sguardo sempre molto triste, poi nelle immagini ho intravisto anche un altro aspetto di lui. Ad esempio a Rangoon era spesso raggiante al fianco della moglie e dei due figli. Ho cercato di immaginare come quest’uomo abbia potuto dare tanto amore a questa donna. Ha rinunciato ad una vita ‘normale’, a tutto, per la sua donna e il popolo birmano. E lui era un inglese. Una persona di altissimo spessore e personalità”.

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Scritto da Nicoletta Gemmi
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