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The Kids Are All Right, la parola ai protagonisti

Attualità

17/01/2011

E’ un piccolo gioiello questo I ragazzi stanno bene che dal quattro marzo vedrete nelle sale distribuito dalla Lucky Red. Il film arriva in Italia dopo essere passato al Festival di Berlino 2010 e dopo avere ottenuto un clamoroso successo quando uscì l’estate scorsa negli Usa. In effetti la pellicola di Lisa Cholodenko è veramente notevole trattando di una coppia lesbica che ha avuto due figli attraverso l’inseminazione. I ragazzi, oramai in età da college, sono belli, intelligenti e sani. Quando vorranno però conoscere il donatore, il loro padre, inizierà qualche problemuccio.

Al Golden Globes 2011 The Kids Are Alle Right  ha vinto come Miglior Commedia e Annette Benning come Migliore Attrice di Commedia. Mia Wasikowska e Josh Hutcherson sono i due kids mentre il padre è Mark Ruffalo.

Annette Bening: Nei film tutto viene dopo la scrittura. Per me I ragazzi stanno bene è una toccante storia su una famiglia in cui tutti si vogliono molto bene, e che deve attraversare quello che molte altre famiglie attraversano – cose che condividiamo tutti e che tutti conosciamo. C’è molto sentimento, e molta sincerità, ma non è zuccherosa o moralistica; il moralismo è noioso.

Julianne Moore: Una delle ragioni per le quali mi sono sentita attratta da questa sceneggiatura è che descrive come ci si sente in un rapporto che dura da diversi anni e nel quale ci sono figli. Annette ed io siamo state entrambe sposate a lungo, abbiamo figli e sappiamo cosa significhi essere genitori. Un figlio che se ne va di casa rappresenta una grossa transizione per tutti.

Mia Wasikowska: Le dinamiche di una famiglia cambiano quando le persone crescono e cominciano a vivere la propria vita.

Annette Bening: Tutti i personaggi della storia compiono un percorso. Nic e Jules sono delle mamme molto brave; hanno cresciuto i loro figli in un ambiente ricco di amore e di comprensione. Sono molto diverse una dall’altra; una cosa che mi è piaciuta della sceneggiatura e che le mostra nelle loro specificità.

Julianne Moore: Il mio personaggio ha provato a fare diversi lavori: ha studiato architettura, si era messa in affari, e ora prova a fare la progettista di esterni. Ma è stata, tra le due, quella più presente in casa, e per lei l’idea che ora Joni se ne vada è una cosa grossa da affrontare. Perché la sua vita intera è stata dedicata per la maggior parte alla casa e alla cura dei figli. Questo dà vita ad una dinamica complicata. Nei film i personaggi generalmente hanno un’idea chiara di dove stanno andando. Nella vita invece molte persone non lo sanno. Volevo che nella mia interpretazione di Jules emergesse questa cosa; la sua condizione è quella di qualcuno che non sa se stia andando avanti o indietro, si sente bloccata, e Nic deve vedersela con questo problema, devono lavorarci su insieme. Mi piace il fatto che Jules si trovi in un momento così amorfo della sua vita, e mi è sembrata una sfida irresistibile dal punto di vista della recitazione.

Annette Bening: A me è sembrato di capire Nic; l’ho vista come una donna equilibrata, stabile, intelligente. Il dilemma nel quale si trova, il fatto di dover affrontare una difficoltà...uno dei piaceri della recitazione è quello di provare a metterti il più possible nei panni di un altro e di guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

Mia Wasikowska: Nic e Jules tirano fuori aspetti diversi della personalità di Joni. Ai miei occhi Joni appare sempre come una persona fortemente motivata; molto ambiziosa e con la voglia di riuscire a scuola. E’ più interessata al cervello che alla moda.

Josh Hutcherson: Laser va molto d’accordo con le sue mamme, ma quando incontra Paul è una cosa diversa, perché nella sua vita non c’è mai stata una figura maschile. All’inizio della storia, è lui quello che vuole rintracciare il padre biologico. Lisa, Julianne, Annette, Mia ed io ne abbiamo parlato: “Cosa faresti se si trattasse di tuo figlio? Lasceresti che lo incontrasse?”

Mark Ruffalo: Paul è come interessato all’idea di intervenire laddove le mamme hanno un po’ lasciato perdere. Credo che Laser si aspetti un padre più tradizionale, invece Paul è un tipo eclettico. Non che Paul lo trascuri, solo che è più attratto da chi dimostra maggiore ricettività, ossia Joni.

Josh Hutcherson: Laser è sulla difensiva, mentre Joni si dimostra più estroversa con Paul.

Mia Wasikowska: All’inizio è molto timorosa, dato che si trova coinvolta in un rapporto che non immaginava di poter avere.

Mark Ruffalo: Paul non ha mai imparato ad avere una relazione emotivamente profonda con le donne, che ha sempre trattato come amichette con le quali andare a letto. Quando riceve la telefonata e scopre di avere figli per aver donato il suo sperma molti anni prima, credo che si senta abbastanza orgoglioso. Immagina “Magari ora comincerò a fare il padre”, senza peraltro doversi prendersi cura di un bebè.

Julianne Moore: Al centro della famiglia si posiziona il rapporto primario tra i genitori. La cosa più interessante della relazione è vedere quanto questa sia ordinaria. Nella sceneggiatura si legge che Nic era un’insegnante all’Università della California quando ha incontrato Jules, che probabilmente in quel momento era al college. Si sono incontrate e hanno messo subito su famiglia.

Annette Bening: Le due donne hanno trascorso insieme praticamente tutta la loro vita da adulte, cosa molto comune per la maggior parte delle famiglie; nella storia non c’è mai la consapevolezza esplicita che si tratti di due donne. Questo è solo uno dei tanti aspetti che caratterizzano questa famiglia.

Mark Ruffalo: Per Paul, Jules rappresenta l’estrema conquista; non solo è sposata, ma è anche lesbica. Un frutto proibito, una specie di tabù. Loro due entrano subito in intimità e si sentono complici perché condividono un figlio. Avevo già lavorato con Julianne in passato [per il film Cecità], perciò ci conoscevamo già bene. Il fatto di girare delle scene sexy insieme è stato reso più facile dalla nostra amicizia, e lei è amica di mia moglie, cosa che aiuta molto.

Julianne Moore: Ero felice del fatto che ci conoscessimo già da tempo, perché ha reso tutto meno strano. L’intero cast è fantastico, ed è la forza della sceneggiatura ad averci convinti a fare I ragazzi stanno bene. Avevo incontrato Lisa anni fa ad un evento sulle Donne nel Cinema. Avevo visto High Art e pensavo fosse un film molto riuscito. Le ho detto “Perché non mi hai proposto quella sceneggiatura!?” Credo che lei sia una scrittrice e una regista meravigliosa, e siamo rimaste in contatto alla ricerca di qualcosa da fare insieme. Mi ha spedito la sceneggiatura che aveva scritto con Stuart, io ho detto di sì, e poi c’è stato un lungo processo necessario per portare effettivamente il film sullo schermo. Ci sono rimasta incollata perché credo molto in Lisa, e credevo fermamente nel fatto che questa bellissima sceneggiatura dovesse diventare un film.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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