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The Iron Lady is dead

Attualità, Personaggi

09/04/2013

Tra i tantissimi ruoli interpretati dalla grande Meryl Streep, certamente quello della Lady di ferro in The Iron Lady diretto da Phyllida Lloyd e scritto da Abi Morgan  non è stato il più memorabile. Eppure gli ha fatto vincere il terzo Oscar della sua straordinaria carriera. Una interpretazione molto fisica, molto attenta alla evanescente umanità di una donna che nella fine della vita cercava di non disperdere quel capitale di affetti e di sentimenti di cui la sua vita non doveva essere stata prodiga. Era questo forse il sentimento dominante del film, la dicotomia, con uno spunto di demenza senile, di una vecchia signora i cui pubblici e straripanti ricordi non colmavano la scarsa e immaginaria vita affettiva. Ieri alla notizia della morte di Margaret Thatcher, credo che questo film sia ritornato in mente un pò a tutti, nel bene e nel male, visto che le letture di fronte ad un personaggio del genere, sia sul piano storico-politico che su quello immaginario, sono varie, con punte estreme di odio, in mezzo ad una istituzionale e tiepida condoglianza. Non ci sono, o almeno non appaiono, come nel film, testimonianze affettive. Sembrerebbe, a giudicare da questi elementi, che sia scomparso un personaggio importante ma non amato, sulla cui utilità si divide ancora, a distanza di trent'anni, la gente comune. Con i vecchi minatori ed i vecchi proletari che ancora la maledicono, vedi le manifestazioni di ieri, ed i grandi giornali conservatori che la benedicono per aver salvato il paese dalla bancarotta. Anche a livello mediatico la valutazione è agli antipodi, dagli elogi dei canali istituzionali ai ritratti al vetriolo del cinema e della musica che l'hanno raccontata con sarcasmo perfino feroce, e con una frequenza che a nessun altro personaggio politico contemporaneo è stata offerta.

Scritto da Piero Cinelli
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