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The Hole 3D Intervista a Joe Dante: Viva il 3D!

Attualità, Interviste

03/06/2010

Regista di film come Gremlins, La seconda guerra civile americana, Looney Tunes Back in Action, Joe Dante, membro della giuria dell’ultimo Festival di Venezia ha diretto The Hole 3D che sarà distribuito da Medusa il 18 giugno. Affascinato dalle nuove possibilità offerte da questa tecnologia Dante spiega che la sua è una passione di ‘lunga data’ “Sono sempre stato un fan del 3D e sono anche sufficientemente anziano per ricordarmi cosa fosse quest’ultimo negli anni Cinquanta". Dice “I primi film che ho visto in assoluto come Destinazione Terra nella mia vita erano proiettati con questo formato. Ho seguito anche i tentativi per riportarlo in auge che, via via, si sono susseguiti, fallendo, nelle decadi successive al punto da diventare parte di quel comitato che, ogni cinque anni, propone a Los Angeles una retrospettiva di film in 3D. Posso quindi dire una cosa: il nuovo sistema è una cosa molto seria e interessante. Non è una come volta basato sulla pellicola e il digitale lo rende solido e sicuro".

Cosa l’affascina del 3D come autore?

Le sue possibilità di raccontare una storia seguendo punti di vista differenti rispetto a quanto accade normalmente. Non credo agli effetti un po’sanguinolenti e a dare l’idea che gli occhi delle vittime rotolino fuori dallo schermo fino alla terza fila del cinema. A convincermi a girare The Hole 3D è stato soprattutto il potere constatare come la tecnologia sia assolutamente notevole e adatta in questo momento a fare ciò che si desidera. E’ un ottimo strumento per un cineasta che voglia raccontare una storia in una certa maniera ed è uno sviluppo importante del cinema così come lo sono stati, in passato, il sonoro, il bianco e nero, il technicolor. Credo che la qualità più interessante del 3D sia quella di coinvolgere di più il pubblico all’interno della narrazione, stimolandone l’interattività. Il cosiddetto 4D con spruzzi d’acqua, sedie che si muovono e quant’altro è un trucchetto pioneristico da parco a tema, ma al tempo stesso evidenzia la possibilità primaria di coinvolgere fino in fondo gli spettatori in quello che stanno vedendo.

Se dovesse scegliere una qualità che rende il cinema in 3D ‘vincente’ rispetto al resto?

Sicuramente il senso di profondità: è decisamente questa qualità ad affascinare un regista più di ogni altra cosa. In 3D è come se potessi entrare nella storia non come uno spettatore, ma dal punto di vista drammatico. Il cinema non è guidato dalla tecnologia, bensì dalle idee.

Il futuro è tutto in 3D?

Sinceramente non credo che tutti i film dovrebbero essere realizzati in 3D. Ho girato The Hole con questa tecnica in quanto la trovavo appropriata alla storia che intendevo raccontare. Non credo che ci siano delle storie in particolare che si adattano alla realizzazione in 3D e sono convinto che tutto dipenda dalla visione del filmaker. Ovviamente tutti i film che sono dotati di una naturale profondità con panorami e precipizi sono quelli che meglio si prestano a sfruttare in pieno le potenzialità offerte da questa tecnologia.

Il fatto che registi come lei, James Cameron, Steven Spielberg, Peter Jackson vi siate immediatamente dedicati al lavoro su questa tecnologia è un fatto ‘generazionale’ oppure soltanto un caso?

Faccio parte di un gruppo di persone che è sempre stato interessato ad un certo tipo di utilizzo della tecnologia per il proprio lavoro. Spielberg, Lucas, Cameron sono tutte quante persone interessate a spingere quanto più possibile l’acceleratore sulla tecnica per fare del cinema sempre più notevole. Quando noi abbiamo iniziato a fare film le limitazioni erano tante. Sono stati questi registi e tutti quanti noi abbiamo contribuito ad espandere gli orizzonti e le possibilità della tecnologia. Oggi che il 3D è diventata una tecnologia più affidabile, ecco che si vedranno sempre più registi importanti e di rilievo ‘abbracciarla’. Vede, sono fermamente convinto che se negli anni Cinquanta la tecnologia su cui era basato il 3D fosse stata migliore, molte più persone avrebbero continuato a fare film tridimensionali. Il pubblico tende a dimenticare che perfino Alfred Hitchcock si è cimentato con il 3D. Che film avrebbe potuto realizzare oggi, purtroppo è una domanda cui nessuno potrà dare mai una vera risposta. Del resto il vecchio 3D non è morto perché i film non fossero buoni, ma perché il pubblico era stufo della scarsa qualità di proiezione e dei tanti mal di testa dovuti anche alla sporcizia sugli occhiali. Il futuro di questa tecnologia dipende anche da come gli esercenti sapranno mantenere le sale e la pulizia degli occhiali.

Parliamo dei remake di film in 3D?

Un argomento che preferirei evitare: non c’è nessuna idea dietro ad un remake. Lo Studio guarda alla sua library e dice:”Perché non rifacciamo quel film. Magari in 3D!”. Non c’è alcun intento artistico è solo un’operazione commerciale e per questo motivo la maggior parte di questi titoli sono brutti e vanno molto male al cinema. La cosa buffa è anche che si rifanno film che non avevano avuto successo…è il segno di una certa pigrizia che regna a Hollywood. Il cinema per adulti, il cosiddetto ‘porno’, è sempre stata una guida per l’innovazione tecnologica e per la sperimentazione. A partire dall’introduzione del digitale. Cosa ne pensa? Credo che il 3D rappresenti per il porno una vera risorsa per raccontare storie e mostrare immagini che hanno mostrato miliardi di volte. Mi sono sempre domandato perché qualcuno dovrebbe fare ancora questo tipo di film. Il problema è che il cinema di questo tipo non ha più spazio nelle sale. Se il 3D è il futuro anche dell’industria del cinema per adulti questo, però, è legato necessariamente alla visione domestica e allo sviluppo e alla diffusione di televisori adatti.

Parliamo di The Hole?

Sono convinto che sia, alle volte, più difficile realizzare un horror psicologico che un film drammatico. A me lo splatter non interessa. Io credo che gli effetti speciali, le gambe mozzate, le teste tagliate e il sangue vadano in direzione contraria alla paura. Quest’ultima nasce da meccanismi più segreti e non certo dallo spettacolo. Il 3D può enfatizzare certi stati d’animo, ma il terrore deve provenire da ben altro. Io non credo che un film debba mostrare e spiegare tutto…

Qual è la sua più grande paura?

Quella di restare senza lavoro e di non potere fare un altro film…

 

Scritto da Marco Spagnoli
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