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The Eye of the Storm di Fred Schepisi

Attualità, Interviste

30/10/2011

Charlotte Rampling comincia a recitare poco più che ventenne, ma il mondo si accorge di lei nel 1974 nel coraggioso e scandaloso ruolo dell’ebrea Lucia in Il portiere di notte di Liliana Cavani. Negli anni ha lavorato con moltissimi registi da Allen a Lumet, Parker, e spesso in ruoli anticonformisti diventando una delle attrici feticcio di un regista come François Ozon con il quale ha già realizzato diversi film.

Per l’ultimo film di Fred Schepisi, classe 1926, in concorso al Festival di Roma, The Eye of the Storm, la Rampling continua a stupire dato che poche attrici avrebbero accettato il ruolo di una madre i cui figli sono interpretati da colleghi di appena nove e cinque anni più giovani. Charlotte non si è neppure posta il problema, abituata com’è, a ben altre rotture di schemi. Infatti per The Eye of the Storm è la genitrice di Geoffrey Rush ovvero Basil Hunter e di Judy Davis, Dorothy de Lascabanes. Mentre il suo personaggio è Elizabeth Hunter.

Elizabeth ha trascorso l'intera esistenza a manipolare tutto e tutti ma è rimasta sola nella sua ricca abitazione in Australia. Il marito è morto da tempo e i suoi due figli hanno preferito scappare e andare il più lontano possibile da lei: Basil si è trasferito da giovane a Londra per tentare la carriera di attore, mentre la sorella Dorothy ha finito col trasferirsi in Francia al seguito di un principe francese che ha sposato ma che non le ha garantito il benessere economico. Entrambi si ritrovano a corto di soldi e, sapendo che alla madre non rimarrà molto da vivere, fanno ritorno a casa, dove si rendono conto che nulla sembra essere cambiato e che Elizabeth sembra voler decidere anche il momento in cui morire, decisa com'è a non mollare la tenuta ai due con cui ha molti conti in sospeso.

Tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel australiano Patrick White, e adattattato da Judy Morris, la Rampling ha affermato a proposito del film: “E’ uno di quei pochi film in cui la donna più anziana sta al centro della scena e lo trovo estremamente affascinante. Schepisi inoltre è uno dei più importanti registi australiani e non solo, non gli avrei mai detto di no, è stato un onore partecipare a questo progetto. Lui che ha sempre fatto un cinema di impegno civile questa volta conduce il pubblico in una esplorazione quasi selvaggia, ma formalmente elegantissima, dei rapporti famigliari e delle loro lunghe ombre”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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