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Le paludi della morte - La Recensione

Attualità, Recensioni

14/06/2012

Esordio alla regia di un lungometraggio per la figlia di Michael Mann, Amy Canaan Mann, Le paludi della morte è un thriller molto classico sul piano della narrazione, ma notevole sotto il profilo visivo. La storia di due poliziotti decisamente diversi tra loro, alle prese con una serie di assassini di ragazze sullo sfondo di una palude maledetta, viene resa ancora più interessante dal confronto tra uomini differenti, costretti dal caso a lavorare insieme. Da un lato c’è Sam Worthington impegnato nel portare sullo schermo un detective divorziato da una collega che conosce il territorio dove vive meglio di ogni altro. Dall’altro Jeffrey Dean Morgan un investigatore proveniente da New York, estremamente pio e impegnato, ad ogni costo, a fermare una terribile catena di efferati omicidi.

A fare, in un certo senso, da tramite tra loro l’ex moglie del primo portata sullo schermo da una sempre impegnatissima Jessica Chastain che a Venezia è stata anche la Wilde Salomé diretta da Al Pacino. La provincia del Sud degli Stati Uniti, un Texas apparentemente indifferente alla violenza che permea le sue strade, viene fotografato in maniera essenziale da Amy Caanan Mann, che dimostra grinta e consapevolezza nel dirigere un film di genere con qualche venatura autoriale e, perfino, una punta di femminilità restituita allo spettatore attraverso le giovani donne di questa storia altrimenti spietata e di grande violenza fisica e perfino psicologica.

Anche se non tutto il film funziona fino alla fine, anche se la sceneggiatura presenta ogni tanto dei nodi irrisolti e qualche scorciatoia, questo film è la dimostrazione che si può lavorare ancora sul cinema di genere ricavando nuove suggestioni. Il problema è semmai che il thriller, sfruttato non solo cinematograficamente, ma anche, in maniera seriale dalla televisione, ha bisogno non solo di storie e personaggi, ma anche di atmosfere sempre più originali per coinvolgere fino alla fine un pubblico altrimenti sopraffatto dall’ “offerta” di omicidi , stupri, disseziona menti vari di cadaveri. In ogni caso un bell’esordio che rivela non solo il talento di una brava regista, ma anche di un attore come Jeffrey Dean Morgan, noto per Grey’s Anatomy e che si avvia senza dubbio ad avere una carriera sempre più interessante.

Scritto da Marco Spagnoli
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