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Takeshi Kitano

02/09/2003
è un film ancora nuovo, diverso dagli altri suoi e dagli altri in genere e Kitano conferma la sua vocazione a reinventarsi ogni volta, spiazzando lo spettatore nel senso migliore del termine. E' godimento puro quello che si prova davanti all'ultima scena del film: un esercito di samurai e geishe che ballano la tap dance, e non è un facile contrasto a effetto, ma l'approdo naturale di un film che ha fatto della ritmica il suo motore interno. Non c'è musica pur apparendo a tratti un musical, ma un ritmo percussivo che inizia e cresce attraverso immagini e rumori. In Zaitochi c'è tutto Kitano: quello "cromomaniaco" di , quello degli esordi alla Violent Cop, quello cinefilo, l'allievo infedele di Kurosawa e Oshima, ma anche attento al cinema nipponico di Tsukamoto e compagni. C'è poi il Kitano comico, il redivivo Beat Takeshi appunto, perfino lo scrittore di romanzi e canzoni, l'anchor man, il commentatore sportivo: "io sono stato tutte queste cose e forse si riflettono nei miei film, ma non è importante". Diciamolo subito: non è facile porre domande a Kitano, perché il suo umorismo spietato e irriverente smonta qualsiasi argomentazione, la regola numero uno è non fare riferimento ai film, né suoi né di altri tanto, tanto non risponderebbe. Insolitamente biondo come lo vediamo nel film, di nero vestito, parla solo di Zaitochi quasi fosse il suo unico film e le connessioni, i collegamenti non lo interessano affatto: "nel mio cinema torna il tema della violenza? Può darsi, ma Zaitochi è tratto da un'idea altrui". Come non detto. L'idea altrui di cui parla Kitano sta nel fatto che Zaitochi è uno dei più famosi personaggi della cultura popolare giapponese protagonista di film, serie televisive, fumetti: "del personaggio originale ho conservato solo le caratteristiche esteriori: la cecità, il suo vagare di villaggio in villaggio praticando massaggi e il gioco d'azzardo, e naturalmente la spada micidiale nascosta nel bastone. Il mio Zaitochi è una macchina assassina, indifferente a ciò che gli capita intorno, mentre quello tradizionale è una specie di eroe altruista". E il bello deve ancora venire: "molti mi dicono che nel film Zaitochi fa giustizia, ma io non credo ai giustizieri. Il suo arrivo al villaggio destabilizza tutto e tutti è un po'come Bush in Iraq, non sono sicuro che l'intervento migliori la situazione. Stavono meglio prima o dopo? Chi può dirlo". Candidamente Kitano se ne è uscito con una delle battute più politiche del Festival.
Scritto da ADMIN
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