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Super8: JJ Abrams, Steven Spielberg e l’E.T. del Ventunesimo Secolo

Anteprime

19/07/2011

E’ un film pienamente ‘spielberghiano’ questo intelligente e divertente tentativo di J.J.Abrams di rileggere gli elementi della storia di E.T. in una chiave nuova e originale.

Super8 rappresenta, infatti, una vera sorpresa per lo spettatore, soprattutto per quello cinefilo, interessato da un’intrigante contaminazione tra il potere e la forza del cinema e una storia pienamente fantascientifica.

Tutto inizia in una cittadina di provincia dell’Ohio alla fine degli anni Settanta, dove un gruppo di ragazzini si diverte a realizzare un piccolo cortometraggio in super 8.

Uno di loro ha perso da poco la madre e non ha un rapporto facile con il padre vicesceriffo del paese. Il tema della relazione tra padri e figli, un argomento ricorrente nel cinema di Steven Spielberg, dona, dunque, una dimensione narrativa problematica e complessa ad una pellicola che ritrae un’adolescenza di provincia e spensierata all’ombra di una grande fabbrica. Un giorno, però, durante le riprese di alcune sequenze in una stazione, un micidiale incidente ferroviario, lascia allungare delle ombre sulla tranquilla estate, solo in apparenza, come tante altre. Nei giorni successivi al disastro che sembrerebbe avere coinvolto un misterioso treno dell’Air Force, strani eventi si verificano in città dove iniziano a scomparire dei cani e vengono sottratte parti meccaniche alle automobili. Mentre un’isteria collettiva tutt’altro che strisciante inizia a prendere piede tra gli abitanti giustamente spaventati, i ragazzini scoprono che qualcosa non funziona per nulla, avendo visto quella notte anche il loro professore di scienze sul luogo dell’incidente e ritenendo che ci sia qualcosa di molto grosso in ballo.

La risposta all’enigma arriverà da un filmato in Super8 realizzato dalla macchinetta che non ha mai smesso di girare e che i ragazzi hanno recuperato prima dell’arrivo dell’esercito. Qui, la comprensione e la conoscenza e il coraggio tipico di alcuni adolescenti, riuscirà a risolvere una situazione altrimenti disperata e a placare le ferite in un finale che richiama molto alla memoria altri film di Spielberg come E.T. e Incontri ravvicinati del Terzo Tipo dove l’incontro e lo scambio sono forieri di migliori risultati dell’ostilità e della coercizione.

Super8 prende, ovviamente, il titolo dal formato di ripresa popolare negli anni Settanta e dall’amore per la ripresa cinematografica del protagonista e del suo eclettico gruppo di amici. Un omaggio al cinema e alla sua scoperta sullo sfondo di una normalità turbata da un evento senza precedenti, in cui Abrams distilla alcuni elementi tipici dei film anni Settanta come la massima sfiducia per il governo, le menzogne per coprire gravi misfatti, la licenza di uccidere e di sopraffare la popolazione inerme.

Il film, spettacolare e brillante come Abrams ci ha abituato in passato, ha, però, qualcosa in più nel brillante racconto della psicologia dei ragazzini protagonisti, nei loro innamoramenti, nel loro sguardo pulito e onesto nei confronti di una realtà difficile e contraddittoria. Profondamente spielberghiano per tematiche e struttura narrativa, Super8 è permeato di una grande ironia molto positiva ed energetica con, nei titoli di coda, l’intero cortometraggio strampalato e genuino. Ritmato da una colonna sonora tipicamente anni Settanta, il film è un’intelligente variazione sul tema di tanto cinema fantascientifico e di molti B-movies, riletti in chiave nostalgica e originale.

Una pellicola interessante e piacevole per tutti, che diventa esaltante per i quarantenni coetanei dei ragazzini di allora (come peraltro lo stesso Abrams), che potranno riconoscere le atmosfere vissute dalla loro generazione alle prese con questo film che rappresenta una delle cose migliori mai realizzate da Steven Spielberg.

Scritto da Marco Spagnoli
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