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Steven Soderbergh

11/05/2006

E' pressoché impossibile seguire il lavoro di Steven Soderbergh, l'unico regista al mondo decisamente più veloce delle notizie che lo riguardano. Mentre nelle sale italiane esce Bubble presentato  alla scorsa edizione del Festival del Cinema di Venezia, il regista americano è già al lavoro su altri quattro progetti. Guerrilla in cui Benicio Del Toro porta sul grande schermo il leggendario Ernesto Che Guevara, The Good German in cui un giornalista americano interpretato da George Clooney investiga su un omicidio nella Berlino del dopo guerra, Ocean's 13 terzo capitolo della trilogia di Danny Ocean e del suo team di ladri più o meno gentiluomini. Questo se si vuole evitare di citare il suo lavoro da produttore con il documentario sull'umorista Spaulding Gray, con il film sull'NBA e Tishomingo Blues che segna l'esordio alla regia dell'amico Don Cheadle con un lavoro tratto da un romanzo di Elmore Leonard.

Come fa ad essere sempre così impegnato?
Quando parlo con alcuni miei colleghi negli Stati Uniti resto sempre un po' sorpreso. Mi dicono di avere difficoltà a reperire idee per il loro lavoro e che non riescono a leggere una buona sceneggiatura. Io, invece, ho il problema opposto. Se potessi domattina mi metterei a realizzare insieme una decina di progetti differenti. La vita è breve e se non agisci in fretta rischi di perdere delle possibilità interessanti. Fare questo lavoro è un lusso destinato a così poche persone: personalmente non riesco quasi a considerarlo nemmeno un lavoro. Mi considero molto fortunato ad avere questa carriera e - soprattutto - a fare quello che amo di più, ovvero il cinema.
Parliamo dell'evoluzione del suo rapporto con gli attori…
La recitazione è la cosa più importante di un film. Su un mio set cerco sempre di creare un'atmosfera molto intima, e fare capire agli interpreti che sono l'elemento più importante del film, perché è vero… La mia priorità è nell'ottenere un'ottima performance dalle persone che lavorano con me. E questa non può che venire fuori dal lavoro portato avanti insieme.
In Bubble lei ha lavorato principalmente con attori non professionisti…
Credo che siano stati incredibilmente coraggiosi: ho chiesto loro di portare sullo schermo il vissuto delle loro vite dando un enorme contributo al film, prestando fiducia a noi e al nostro lavoro. Per me è stato entusiasmante vederli lavorare con tanta fiducia e molto coraggio.
Il titolo del film Bubble ovvero 'Bolla' è molto evocativo: quando le è venuto in mente?
Un giorno questa parola si è come materializzata nella mia testa e mi sono subito detto che sarebbe stata un buon titolo. Così ho iniziato a riflettere sul perché questo vocabolo era emerso nella mia testa e la spiegazione più ovvia riguardava l'idea di qualcosa di bello e – al tempo stesso – delicato e destinato inevitabilmente a finire. Io descriverei con questi aggettivi la relazione che la donna protagonista del film ha con l'uomo più giovane di lei. E' un sentimento toccante, ma – al tempo stesso – molto precario. 

Scritto da ADMIN
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