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Steve Martin

21/03/2006

La tigre e la pantera: una coppia da sballo
Steve Martin


A quasi trenta anni dall'ultimo film con l'indimenticabile Peter Sellers, Steve Martin è il protagonista del remake de La Pantera Rosa, una saga amatissima che l'attore americano ha portato sullo schermo insieme a Jean Reno e Kevin Kline. Una commedia divertente in cui va registrato anche l'esilarante cameo di Clive Owen nel ruolo dell'agente segreto 006. Un 'quasi Bond' e il nuovo Clouseau insieme? Il crimine ha davvero le ore contate…
Era preoccupato di interpretare un personaggio tanto amato come quello dell'ispettore Clouseau?
Sei sempre nervoso quando devi dare vita ad un personaggio già stabilito. Soprattutto ad uno che è stato già definito in passato dal grande talento di Peter Sellers. All'inizio ero agitato, poi, pian piano ho superato questo stato e – improvvisamente – mi sono sentito bene e a mio agio in questo ruolo al punto da sentirlo mio.
Cosa apprezza di più di Clouseau?
Il fatto che sia un personaggio universale e non necessariamente solo francese. Era un ruolo che non veniva interpretato da quaranta anni e la sfida è stata proprio quella di aggiornarlo ad oggi riuscendo a fare ridere come faceva Sellers…
Che film della serie ha amato di più?
Il secondo, intitolato Uno sparo nel buio. Se nel primo film l'ispettore Clouseau ha un ruolo minore, mentre l'azione è tutta concentrata su David Niven in cerca del diamante Pantera Rosa, è nel secondo film che si sono accorti quale tesoro fosse il personaggio interpretato da Peter Sellers.  
Il successo del vostro film porterà ad un seguito e – quindi – alla rinascita della serie?
La Pantera Rosa è stato concepito per girarne altri: una cosa che spero accada, perché mi sono molto divertito.
In tal caso, in futuro, rivedremo il personaggio del cinese Kato?
No, non credo che Kato tornerà. Per un po' si era parlato di farlo interpretare a Jackie Chan, ma – poi – le cose non sono andate come dovevano e le sue attitudini sono state ereditate in gran parte dal personaggio interpretato da Jean Reno. Credo che – se ci saranno - nei prossimi film della Pantera Rosa, ritroveremo i personaggi visti in questo, magari 'amplificati' e resi ancora più estremi.
Lei ha scritto sia la commedia La Pantera Rosa che il drammatico Shopgirl. Qual è per lei il punto di equilibrio tra comicità e malinconia?
Si tratta di due avventure completamente differenti. Scrivere un libro eppoi una sceneggiatura come Shopgirl richiede uno sforzo molto personale sotto il profilo del linguaggio. Quello che dici nei paragrafi di un libro può risultare molto più profondo di quello che puoi comunicare attraverso un film. Per chi lavora con le parole un libro rappresenta una strada molto più diretta verso i tuoi pensieri più puri. La commedia  invece riguarda la gioia e l'intrattenimento, con risate che ti sorprendono. Tra i due elementi c'è un'enorme differenza: sono cresciuto nel mondo della commedia, ma – al tempo stesso – ho vissuto la mia vita, ho conosciuto persone, ho avuto relazioni. Nel mio lavoro ho separato la mia vita di tutti i giorni dalla commedia, con quest'ultima che è quasi diventata una forma di negazione della mia vita privata e come l'illusione di una forma costante di gioia. La Pantera Rosa rappresenta il modo più semplice per dare corpo e vita a questa illusione: scrivere libri e film come Shopgirl significa tentare di infrangerla. Riguardano l'elemento tragico e profondo che è presente nelle vite di tutti noi.
Si sente più realizzato nell'uno o nell'altro?
In entrambe: credo di avere trovato una forma di espressione artistica sia nel cinema comico che attraverso la scrittura. Io amo le parole…
A proposito delle parole, lei in inglese fa un grande lavoro di voci e accenti. Teme che questo possa non 'passare' nel doppiaggio italiano e nelle altre lingue?
Purtroppo non c'è modo in cui possa controllare questo tipo di lavoro, se non fidandomi della Fox e della professionalità dei suoi responsabili del doppiaggio. In genere mi fido di più dei traduttori dei libri che dei doppiatori. In genere tendono a presentare la mia voce con un tono più alto e dandole maggiore energia. Una scelta che io ritengo errata. Certo, mi preoccupo molto, ma nessuno può controllare il doppiaggio di ogni paese nei minimi dettagli.
A parte Kubrick…
E' vero, ma Kubrick era un cineasta unico e di una pignoleria incredibile. Ricordo di essere andato a casa sua nei primi anni Ottanta e l'ho trovato che stava controllando le copie di 2001 – Odissea nello Spazio.   E questo a più di dieci anni dalla sua uscita…
Come spettatore quali qualità apprezzava di più in Peter Sellers?
La sua capacità di essere uno "stoico". Non cambiava mai la sua espressione e per me era irresistibile mentre perquisiva una stanza in cerca di indizi. Il suo segreto era una combinazione di serietà e folle imprevedibilità, di immobilità e capacità di fare improvvisamente un capitombolo all'indietro. Per me la sua gag più riuscita era quella in cui annusava la schiuma da barba e per tutto il resto della scena gliene rimaneva un puntino sul naso in modo da rendere assolutamente ridicola tutta la situazione e le sue parole. Peter Sellers era divertente in maniera innata in questo ruolo. Non interpretava più una parte. Era così assorbito da diventare straordinariamente comico.
C'è stato qualche momento in cui avete dovuto interrompere le riprese perché la situazione era troppo ridicola?
Molto poche, perché puoi commettere qualche errore e ti metti a ridere, ma – generalmente – i personaggi sono così ricchi che quando li interpreti non li trovi divertenti, ma sei serio nel tuo lavoro. Le cose che fai non ti sembrano buffe, ma reali.
Nemmeno quando avete ballato lei e Jean Reno?
Pensi che per quella scena non abbiamo nemmeno fatto le prove… è stato tutto molto spontaneo…

Scritto da ADMIN
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