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Source Code: Mister Jones e Major Gyllenhaal e la loro odissea nello spazio!

Attualità, Interviste

06/04/2011

“Ground control to major Tom... Ground control to major Tom...Take your protein pills and put your helmet on”... Se iniziamo il pezzo con Space Oddity di David Bowie non è solo perché Duncan Jones, regista del magnifico Source Code, è suo figlio ma, soprattutto, perché ha raccontato l’odissea spazio/emotiva del protagonista della pellicola: Colter Stevens, un eccezionale Jake Gyllenhaal.

Molte volte abbiamo elogiato dei film, per fortuna, ma questa volta vi vogliamo davvero segnalare la nascita di un grande talento e la visione di un film, che rientra nel genere fantascienza e ne va ben al di là, diventando davvero meritevole. Se avete amato Moon del 2009, sapete già in che ambito ci muoviamo. Source Code - che arriverà nei nostri cinema il 29 aprile in 300 copie per 01 Distribution – è il secondo film di Duncan Jones ed è stato proprio Jake Gyllenhaal a suggerire ai produttori di rivolgersi a questo regista. Se è nata una nuova coppia – dato che Jake ha preso attivamente parte alla realizzazione del film – speriamo che durino a lungo.

Il Capitano Colter Stevens (Gyllenhaal) è costretto, suo malgrado, a rivivere gli ultimi otto minuti della sua vita. Militare americano mandato in Afghanistan è ora rientrato nel progetto Source Code, ovvero, la possibilità di utilizzare poco tempo della vita di un uomo praticamente morto per sventare degli attentati. Nel rivivere questi otto minuti svariate volte con il compito di capire chi ha messo una bomba su un treno, Colter incontrerà Christina (Michelle Monaghan) e gli altri avventori per poi essere risbattutto in una capsula all’interno del programma top-secret dove Colleen Goodwin (Vera Farmiga) e il Dr. Rutledge (Jeffrey Wright) gli impartiscono gli ordini oltre a vigilare sulla sua vita e sulla sua morte.

Grandi riprese dall’alto di Chicago dove le strade, i ponti, i fiumi, la natura formano strane forme architettoniche sono la scenografia del film, quando non si è claustrofobicamente chiusi nel Source Code. Un film di realtà parallele, dove il tempo va sempre avanti e Colter è le lancette dell’orologio. Colter e la versione alternativa della sua esistenza che ci permette di emozionarci, tra action, fantascienza, progresso, storia d’amore e spiritualità. Al centro di tutto c’è l’uomo, non la tecnologia ed è per questo motivo che alla fine della proiezione la sala scoppia in un fragoroso applauso.

Duncan Jones e Jake Gyllenhaal sono venuti a Roma per parlare del film e della felicità nell’avere avuto l’opportunità di conoscersi e lavorare insieme. “Guardando i due film che ho fatto – afferma Duncan Jones – si potrebbe dire che sono un fanatico della fantascienza. E’ vero, in parte. Ovviamente mi piace moltissimo ma quello che realmente mi interessa sono le persone e, nel caso del lavoro, i personaggi. I film con i quali sono cresciuto e che mi hanno formato avevano come comune denominatore una situazione nella quale si trovavano alcuni individui che dovevano affrontare delle avversità. E io bramavo per sapere come il regista avrebbe risolto la questione. Quindi sia in Moon che in Source Code è Colter il centro di tutto e con lui quelli che capitano nel suo mondo. Mi interessa che desideri parlare con suo padre, salvare la donna che ama, che si chieda come può fermare questo caos che governa il nostro pianeta. La tecnologia viene dopo”.

“Con queste premesse – dice Gyllenhaal – capite che fare un film come Source Code è un sogno per un attore. Quello di Colter è un ruolo nel quale ho messo tutta l’immaginazione che possiedo. Un po’ perché quando sono dentro la capsula parlavo con un pannello verde, pensate che non l’ho nemmeno mai vista Vera Farmiga, che invece voi vedete al di là del vetro... Ma anche quando sono sul treno... Perché chiaramente il pericolo maggiore con un film così è la ripetizione. Ripetere la stessa situazione varie volte richiede, necessariamente per avere successo, di farla sempre in maniera diversa. E, allora lì ti chiedi: Come reagirà il pubblico? Che cosa potrei fare per cambiare, anche di poco, l’evoluzione degli eventi? E’ una sfida e, ripeto, un sogno”.

“Voglio ringraziare – continua il regista - Ben Ripley che ha scritto una sceneggiatura perfetta. E’ ironica, intelligente, misteriosa, seducente ed è riuscito a mescolare tutti questi elementi con la fantascienza. Lui adora la serie tv Quantum Leap (In viaggio nel tempo) e ha portato nel cast del film Scott Bakula (il Capitano Jonathan Archer della serie tv Star Trek: Enterprise) che anche se lo sentiamo solo al telefono mentre parla con il figlio, Colter, rimane uno dei miei momenti preferiti. Ben, l’ha scritta veramente da brividi”.

“Anche in Donnie Darkodice l’attore – viaggiavo in realtà parallele e lavorare sul tempo dona una tensione alla narrazione impressionante. E’ anche un grande aiuto per un attore, potere agire su più livelli, perché dà una certa sicurezza e ti permette di esprimerti in maniera sempre differente. Devo dire che sono affezionatissimo a Donnie Darko che ho girato esattamente dieci anni fa e, ora, dieci anni dopo arriva un altro film di cui sono estremamente orgoglioso: Source Code. In Donnie Darko c’era il coniglio, qui no. Però adoro i conigli dato che il fine settimana che siamo usciti negli Usa è uscito anche Hop. Il destino”.

Ispirazioni? “I libri di Philip Kindred Dick e James Graham Ballard mi hanno influenzato moltissimo, dice Jones. “George Orwell”, afferma Gyllenhaal. “Dico Orwell perché per me Source Code ha un aspetto psicologico/onirico molto forte. Il mio personaggio nasce, muore e rinasce. Un concetto buddista. C’è molta spiritualità nel film senza che venga mai evidenziata. Ma l’idea della nascita, della morte e del rinascere mi affascina. E’ come saltare in aria tante volte fino a quando non arrivi a capire chi sei, come funziona la vita, la morte, il passato, il presente, il futuro... Tutto. Questo è un film su un uomo che ha otto minuti per fermare una catastrofe. Pensate un po’ se aveste otto minuti per tornare indietro e fermare gli aerei lanciati sulle Twins Towers, o bloccare le centrali nucleari in Giappone o potere entrare nella testa di uno stupito politico e innescargli una buona idea. La violenza non porta a nulla. Ma questa sì che è ancora vera fantascienza!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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