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SonyLeaks nelle pagine di WikiLeaks

Attualità, Eventi

17/04/2015

Non ha fine il calvario di SonyPictures Entertainment che dopo aver subito uno dei più grandi attacchi informatici contro una multinazionale con il furto di tutti i documenti e le email presenti nei server della major cinematografica, pubblicati in parte subito dopo a scopo di ricatto (vedi le email dell’ex Amministratore e Presidente Amy Pascal (che si è dimessa poche settimane fa) velatamente razziste nei confronti del Presidente Obama), adesso si ritrova nuovamente nell’occhio del ciclone a causa di WikiLeaks, che ha pubblicato integralmente sul suo sito tutti i 30.287 documenti e le oltre 170mila email contenenti conversazioni tra i principali dirigenti di Sony Pictures, scambi di informazioni logistiche tra le varie produzioni, progetti per nuovi film e altre informazioni sensibili, organizzandole in un database che ne facilita la consultazione. 

Julian Assange, il papà di WikiLeaks, ricercato dal Governo degli Stati Uniti e rifugiato politico da tre anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, ha commentato la pubblicazione del materiale sottratto alla Sony da una fantomatica organizzazione di hackers, dietro la quale, secondo il Governo degli Stati Uniti, si celerebbe il Governo della Nord Corea, definendolo di  ‘importante valore giornalistico ed al centro di un conflitto geopolitico’.

E’ l’altra faccia di internet, quella che tende a demolire la privacy dietro cui si nascondono, molto spesso, informazioni non particolarmente trasparenti. Come in questo caso, anche se c’è da dire che le informazioni sensibili che escono fuori dai cassetti della Sony non svelano nessuno scandalo, ma solo qualche freccia avvelenata nella normale attività lobbistica di una importante multinazionale.

Da questo punto di vista si scopre che il Presidente della Sony Pictures Michael Lynton è stato invitato a cena dal Presidente Obama nella residenza estiva di Martha's Vineyard nel giorno di Ferragosto 2014, in piena crisi scatenata dal film “The Interview”. Si apprende inoltre che Michael Lynton è membro del board of trustees della Rand Corporation, una organizzazione che raggruppa i più importanti analisti al servizio della difesa e della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il che getta una luce diversa sulla scelta di aver imbarcato la Sony nell’impresa produttiva, oggettivamente piuttosto azzardata, del film “The Interview”,  una commedia su un complotto della Cia per eliminare il dittatore Kim Jong-un, che sarebbe stato la causa scatenante della guerra cibernetica contro la major. Tra le migliaia di documenti ovviamente ce ne sono molti che riguardano anche l’Italia. Da cui si apprendono gli ottimi rapporti del gruppo sia con la Rai che con Mediaset, ed inoltre i rapporti  del presidente della Sony per le produzioni internazionali AndreaWong con le nostre istituzioni, ed il suo positivo commento in seguito ad un incontro con il ministro Dario Franceschini avvenuto a maggio 2014, a proposito delle facilitazioni fiscali per le produzioni straniere in Italia: «Ho avuto un ottimo incontro con il ministro della Cultura e con l'amministratore delegato della Rai. Il governo annuncerà domani mattina una nuova misura di tax credit per film e tv ed è desideroso di attrarre investimenti e produzioni straniere in Italia. Ho promesso di fare opera di evangelizzazione nel loro interesse...». 

Il risultato, e nessuno sembra essersene accorto, è che due megaproduzioni della Sony sono già sbarcate in Italia in questo inizio 2015: Spectre, il nuovo capitolo della saga di James Bond, interpretato da Daniel Craig e diretto da Sam Mendes con due settimane di riprese a Roma, e Inferno, la nuova avventura tratta dal romanzo di Dan Brown e interpretata da Tom Hanks nel ruolo di Robert Langdon, che il regista Ron Howard ha girato per due settimane a Firenze.

Scritto da Piero Cinelli
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