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Sony Hack: tutti contro tutti

Attualità, Eventi

22/12/2014

Il Sony affaire continua a rimbalzare nelle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Con ulteriori prese di posizione che invece di calmare le acque sembrano portare ancora tempesta, fino ad ipotizzare, secondo alcuni autorevoli organi di stampa, una possibile vendita di Sony Pictures Entertainment, il braccio cinematografico e televisivo con sede in America, da parte del colosso asiatico dell’elettronica Sony Inc. Ma andiamo per ordine: la prima reazione arriva da Pyongyang. 

L’agenzia di stampa nordcoreana respinge le accuse di Fbi ed Obama di qualsiasi responsabilità nel cyber attacco nei confronti di Sony Pictures, che ha portato alla decisione di cancellare l’uscita del film The Interview, chiedendo di aprire un'inchiesta congiunta, con una commissione composta da Nord-Corea e Usa, per indagare su chi siano veramente i fantomatici “guardiani della pace" che hanno firmato l’attacco informatico e minacciando ‘gravi’ conseguenze se gli Usa “non accetteranno di collaborare all’indagine, continuando a diffamarci”.  

La Sony Pictures intanto, criticata dal Presidente Obama per la decisione ‘inaccettabile in un paese come gli Stati Uniti” di cancellare l’uscita del film The Interview per delle minacce provenienti da un altro paese, addossa la responsabilità agli esercenti americani che avrebbero deciso di non fare uscire il film. Suscitando la reazione di questi ultimi che rilanciano la palla nel campo della Sony dicendo che loro si sono limitati a chiedere di spostare l’uscita del film, non a cancellarla. 

Di certo le parole di Obama hanno pesato molto più delle minacce terroristiche dei “guardiani della pace con gli occhi a mandorla” perché in un paese orgoglioso delle proprie libertà come gli Stati Uniti è impensabile subire le minacce di un paese straniero. Insomma la Sony come dice il nostro adagio sembra uscirne ‘cornuta e mazziata’, con un danno che adesso viene calcolato in circa 200 milioni di dollari, oltre alle spese legali e le richieste di risarcimento che le migliaia di dipendenti, collaboratori ed ex le faranno per non aver tutelato abbastanza i propri dati personali. 

Che siano stati commessi errori dai due massimi dirigenti della Società l’AD e Ceo Michael Lynton e la Co-Presidente Amy Adams è fuori discussione. Ma qualcuno dice che nella scelta drastica e irrefutabile di cancellare il film ci sarebbe stato lo zampino della Casa Madre, e del Ceo del gruppo Sony Kazuo Hirai, che come da tradizione di understatement nipponica non avrebbe gradito ulteriori sviluppi al caso già di per sé imbarazzante. 

Se questo fosse vero, sarebbe la prima volta che Sony Corp. entra nelle decisioni operative di Sony Pictures, ma considerando il livello di ‘rumour’ suscitato ormai da questa vicenda è difficile pensare anche al contrario. 

Intanto Sony Pictures ha fatto un parziale dietro-front annunciando tramite il proprio legale David Boies (Amy Adams non esce più allo scoperto) che il film The Interview verrà distribuito  "Sony ha lottato per distribuire questo film. Non si sa ancora come verrà distribuito, ma verrà distribuito.” Il legale è inoltre intervenuto sulle parole di Obama e sulla ‘risposta proporzionale’ agli attacchi provenienti da altri paesi, affermando che è sicuramente di grande aiuto, ma lo sarebbe stata ancora di più se fosse stata annunciata prima, e soprattutto “senza il tono di 'dare la colpa della vittima’”. 

Scritto da Piero Cinelli
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