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Sono ancora qui! Parola di Joaquin Phoenix by Casey Affleck

Attualità, Interviste

06/09/2010

All’incontro con la stampa Joaquin Phoenix non c’è ma è qui a Venezia e sarà alla proiezione ufficiale del documentario – Fuori Concorso - che suo cognato, Casey Affleck (fratello di Ben e marito di Summer, la sorella di Joaquin) gli ha dedicato, dal titolo: I’M Still Here.

Quando l’11 febbraio 2009 David Letterman salutò l’attore di Two Lovers, Walk the Line, Il Gladiatore con un sarcastico: “Joaquin, I’m sorry you couldn’t be here tonight”, ovvero “Joaquin mi dispiace molto che tu non sia stato qui stasera”, dopo un’intervista di circa un’ora dove Phoenix – con look talebano – non aveva praticamente spiccicato una parola, comportandosi in maniera a dir poco bizzarra, arriva la bomba.

Phoenix annuncia il suo ritiro dal mondo del cinema per dedicarsi alla sua nuova passione l’hip-hop. Casey Affleck decide di passare questo ultimo anno e mezzo riprendendo ‘la nuova vita di Joaquin’ debuttando nella regia con un documentario che è una seduta di psicanalisi dell’esistenza veramente difficile di un uomo. Phoenix non avrà molto successo nel mondo della musica, si lascerà andare, e tra droga, sesso, e un andamento autodistruttivo non si può che pensare al peggio. Anche perché già River Phoenix ci ha lasciato tanti anni fa, per una terribile fatalità: è l’ora del riscatto.

Incontriamo Casey Affleck, grandissimo attore ed affascinante come sempre con il suo volto da bambino, e la voce roca, bassa che ci dice: “Il film è un ritratto empatico di una persona, di un uomo che ha accettato che io lo riprendessi senza nascondersi mai e senza compromessi. Ci sono delle cadute, come capita a tutti nella, vita, scene forti di sesso, di droga… Ma Joaquin non si è mai tirato indietro, mi ha lasciato completamente libero perché non era assolutamente mia intenzione fare un lavoro che desse dei giudizi o mandasse dei messaggi. Non ci sono stati compromessi tra noi. Abbiamo condiviso tutto e, mi dispiace che la segretezza che ho tenuto sul mio documentario, abbia fatto pensare – a parte della stampa – che si trattasse di una burla. Di una messa in scena per fare soldi o rilanciare una carriera. Sarebbe stata una cosa terribile da parte mia, sarei un essere umano disgustoso. Come si fa a pensare una cosa del genere? Io amo Joaquin, è prima di tutto un mio grande amico”.

Come mai ha deciso di passare alla regia e, innanzitutto complimenti, perché il documentario non solo è interessantissimo ma anche girato in maniera molto particolare…

“Volevo passare dietro la macchina da presa da molto tempo – ci dice Casey – Volevo provare a fare qualcosa di diverso e debuttare avendo come soggetto una persona alla quale sono particolarmente affezionato è stata una grande sfida. Devo dire che la mia fonte di ispirazione è stata Gus Van Sant. Tanti anni fa, insieme a Matt Damon, abbiamo girato uno dei primi film di Gus: Jerry (se non lo avete visto recuperatelo assolutamente in dvd, è magnifico! ndr.). E si tratta di un’opera strana di due ragazzi che si perdono nel deserto, non parlano mai e si chiamano entrambi Jerry. Io allora ero giovane e chiesi a Gus: “Ma che messaggio vogliamo dare al pubblico con questa storia?”. E lui mi ha risposto: “Non pensare al messaggio, fai quello che devi fare, esprimi le tue idee e vedrai che il messaggio arriverà da solo… occorre lasciarlo andare, lasciargli trovare la sua strada”. Questa è una lezione di cinema che non ho mai più dimenticato e I’M Still Here è esattamente questo. Non è una riflessione sulla celebrità, sulla fama, sulla discesa ‘agli inferi’ di un uomo ma io ho catturato dei momenti di vita. Momenti dell’esistenza di una persona che sì, certo, è una star ma prima di tutto è un essere umano, un amico, uno che ha dei sogni, dei desideri, come tutti quanti”.

Quanto ha cambiato questa esperienza lei e Phoenix?

“Moltissimo – ci conferma Affleck –. Dal punto di vista lavorativo ho imparato la regia, quanto è faticosa ma anche quante gratificazioni ti dà. Dal punto di vista umano ho bevuto una bella sorsata di veleno e ne sono uscito vivo. Non sono un moralista ma la mia vita è molto lontana dalla mondanità e da tutto quello che questa porta con sé, quindi ho fatto e vissuto delle esperienze normalmente molto, molto lontane da me, dalla mia natura, dal mio carattere. E la stessa cosa è avvenuta per Joaquin. Devo dire per la verità che per quanto lo riguardo sono le circostanze della sua vita, più che il film, che sono mutate notevolmente. Ma, sicuramente, anche l’esperienza di questo anno e mezzo con la telecamera perennemente addosso è stata una bella espiazione che lo ha portato alla redenzione”.

Che cosa le ha detto Joaquin quando ha visto il film?

“Gli è piaciuto molto – conclude Affleck – ma credo che sia stato anche piuttosto duro per lui. Rivedersi in certe situazioni penso possa provocare solo dolore. Il fatto però che sostenga il film con tutte le sue forze, sarà al mio fianco alla proiezione di gala qui a Venezia, mi fa capire che ha apprezzato e mi ringrazia per quello che ho fatto. O meglio, per quello che abbiamo fatto insieme”.

Insomma Joaquin Phoenix è come ci dice Casey: “Born again” e dato che questo può capitare a tutti nella vita, e anche varie volte, il sentimento più importante che lascia visceralmente, nello spettatore la visione di I’M Still Here, è che se finisci sul pavimento, ti devi rialzare e ricominciare a lottare. Ci sono mille motivi per farlo!

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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