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Something Good: Barbareschi mette in scena le frodi alimentari

Attualità, Conferenze stampa

05/11/2013

La città del gusto di Roma ha ospitato la conferenza stampa di presentazione di Something Good di Luca Barbareschi, una sede quanto mai appropriata visto il tema delle sofisticazioni alimentari che sta al centro del film, liberamente tratto dal romanzo Mi fido di te di Francesco Abate e Massimo Carlotto.
Personaggio orgogliosamente fuori del coro, Luca Barbareschi da sempre si muove a 360 gradi nel mondo dello spettacolo, spaziando tra teatro, cinema, televisione come regista, attore e produttore. Dopo la produzione di un eccellente e originale Nero Wolf televisivo, adesso presenta un film altrettanto originale, sia sul piano dei contenuti che su quello produttivo, visto che punta decisamente ai mercati esteri, oltre a quello italiano, dove uscirà giovedì prossimo. Something Good, interpretato dallo stesso Luca Barbareschi accanto alla neostar del cinema cinese Zhang Jingchu, è una via di mezzo tra storia d'amore e thriller, con redenzione finale, ambientata ad Hong Kong, con un tema di fondo drammaticamente attuale come quello delle sofisticazioni alimentari.

Come ha scelto questo progetto?
Il romanzo Mi fido di te è un'opera di grande ed agghiacciante attualità, ma molto difficile da portare al cinema. Per questo credo sia passata per le mani di vari produttori, fino a quando noi abbiamo deciso di riscriverla, utilizzando il tema delle sofisticazioni alimentari come punto di partenza, costruendoci sopra una classica storia d'amore e redenzione, che è anche un thriller.

Come mai l'idea di girare in Cina?
Perché di fronte ai numeri della popolazione cinese, anche dei fatti che sembrerebbero marginali, come appunto quelli delle sofisticazioni alimentari, assumono una rilevanza diversa. Vedi ad esempio lo 0,5% della popolazione coinvolto nello scandalo del latte della Nestlé, che fu definito un "piccolo errore", che rapportato alla Cina significa 300.000 bambini coinvolti. Ma al di là di questo, è stato il fascino di Hong Kong, una città che dietro ad un aspetto bellissimo nasconde dei vicoli, dove hai la sensazione che può accadere di tutto, a convincermi.

Il film vanta delle collaborazioni di eccellenza, dalla fotografia di Arnaldo Catinari, ai costumi di Milena Canonero.

Anche il progetto è eccellente, pertanto non potevo ripiegare su un team di livello mediocre, ma pensando da subito al respiro internazionale della storia ho voluto dargli una veste produttiva adeguata. Abbiamo girato in inglese, in 4K, per cui anche tecnicamente il prodotto è al massimo livello, fotografato splendidamente da Catinari, con un budget di 5 milioni di euro, molto contenuto anche perché sono riuscito a girare in sole 6 settimane.

Cosa può dirci riguardo al tema delle sofisticazioni alimentari, che fa da sfondo alla storia?
L'attività della contraffazione alimentare ha superato come profitti quella della droga e delle mafie. Ma questo non vuole essere un film di denuncia, alla Michael Moore per intenderci, ma è un film di genere, una storia d'amore e di suspence, con sullo sfondo un tema reale molto forte. Mi considero un regista di film di genere, e non un autore.

Scritto da Piero Cinelli
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