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Sharon Stone

20/03/2006

Intervista a Sharon Stone
Basic Instinct 2: Svestita per uccidere


Quattordici anni dopo, Sharon Stone torna a vestire i (pochi) panni di Catherine Tramell, l'ambigua figura di scrittrice che l'ha resa celebre in Basic Instinct.  Ambientato a Londra, il sequel della pellicola del regista olandese Paul Verhoven è diretto da Michael Caton Jones. Nello spazio lasciato vuoto da Michael Douglas c'è questa volta il quarantaduenne attore inglese David Morissey nel ruolo di uno psichiatra costretto ad avere a che fare con la pericolosa dark lady. Nel cast, da segnalare, la presenza anche di Charlotte Rampling e di David Thewlis rispettivamente nei ruoli di una psicanalista amica del protagonista e di un poliziotto corrotto pronto a tutto pur di incastrare il personaggio interpretato da Sharon Stone.
Cosa è cambiato nella trasposizione di Basic Instinct 2 da San Francisco a Londra?
E' stato un cambiamento interessante. Per me non si tratta tanto di un sequel, quanto piuttosto di una versione europea di Basic Instinct. Siamo stati molto fortunati ad avere con noi una troupe che proveniva da tutta Europa. Credo che grazie a questa ricchezza culturale l'estetica dei due film sia molto differente. E' strano: all'epoca si è parlato subito di un seguito, ma non è accaduto ed è stato rimandato fino ad oggi. La cosa buffa è che – pensavo – sarebbe stato più facile per me interpretarlo in quanto lo avevo già fatto una volta: mi sbagliavo. Ogni volta che approcci una buona sceneggiatura, tutto deve necessariamente ricominciare daccapo.
Basic Instinct è stato un film molto importante per gli anni Novanta…
Credo che abbiamo dato un'idea diversa del sesso sullo schermo avendo il coraggio di andare laddove nessuno aveva osato andare prima. Abbiamo dato la stura ad un cinema diverso che – in seguito – ci ha consentito di vedere film interessantissimi come Crash di David Cronenberg e Secretary di Steven Shainberg. Finalmente è stato possibile esplorare sullo schermo anche una sensualità di tipo pericoloso attraverso film che – poi – sono diventati estremamente popolari. Prima di Basic Instinct questo non era mai stato possibile.
Che cosa le ha dato quel film?
Un certo grado di fiducia in me stessa: prima non mi consideravo particolarmente carina. In cambio, però, mi ha tolto la privacy e ha confuso le persone che volevano frequentarmi: pensavano che io assomigliassi al mio personaggio, e gli ci voleva un po' per capire che io sono un'altra donna. Personalmente come essere umano considero la compassione come la qualità più importante e illuminante, Catherine, invece, è una donna spietata. E' questa cosa la più difficile per me da superare quando vesto i suoi panni: il dimenticare tutto quello che dal punto di vista umano ho conquistato nella mia vita come persona. E' ovvio quando interpreti personaggi del genere non puoi giudicarli per quello che sono o rappresentano: per diventare Catherine devi dimenticare chi sei e pensare che mostrando al pubblico una cattiva del genere, questo potrà riconoscerla, qualora dovesse incontrarla un giorno. Un risultato del genere si può ottenere solo se la mia interpretazione è in qualche maniera 'veritiera'…

Scritto da ADMIN
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