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Sei personaggi in cerca della ‘maturità’

Attualità, Interviste

12/01/2011

Periodo fortunato e certamente guadagnato per Medusa che dopo i successi di Aldo, Giovanni e Giacomo e di Checco Zalone si preparano ad un altro salto nei cinema italiani con una pellicola (prodotta e distribuita dalla major) che ha tutte le carte in regola per piacere. Immaturi di Paolo Genovese, lo stesso regista di La banda dei Babbi Natale, è una commedia divertente ma anche molto verosimile su un gruppo di quarantenni che si ritrovano per studiare insieme dato che devono rifare l’esame di maturità. Non si vedono dagli anni ottanta ma un errore burocratico li costringe vent’anni dopo ad affrontare questo incubo. E se l’unione fa la forza meglio affrontarlo insieme. Chissà che l’incubo possa trasformarsi in un sogno piacevole.

Da questo presupposto parte una storia, ambientata nei giorni nostri, che ci racconta le esistenze di sei persone e di coloro che gli ruotano intorno, confrontate con la generazione dei diciottenni che sono arrivati alla fine dei cinque anni del liceo classico. Immaturi non è un film su una generazione, è un film di persone, ma è ovvio che a quarant’anni i problemi non mancano... siamo al giro di boa della vita, se tutto va bene. E questo pesa, in maniera diversa per ognuno di loro. Se a tutto questo aggiungete un cast davvero in sintonia formato da: Ambra Angiolini (Francesca), Luca Bizzarri (Piero), Barbora Bobulova (Luisa), Raoul Bova (Giorgio), Paolo Kessisoglu (Virgilio) e Ricky Memphis (Lorenzo), il gioco è fatto. Oltre ad Anita Caprioli, Luisa Ranieri, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli, Giulia Michelini...

Francesca è una cuoca affermata con una dipendenza dal sesso ossessivo-compulsiva; Piero è un Dj radiofonico che si inventa una moglie e un figlio per mantenersi uno spazio di ‘libertà’ con la sua fidanzata; Luisa lavora in una multinazionale ed è una madre single; Giorgio è uno psichiatra, è sposato ma alla notizia che diventerà padre cade in depressione; Virgilio ha una moglie ma la tradisce in continuazione ed è un comportamento che si porta dietro dalle superiori; Lorenzo è il Tanguy italiano, vive con i genitori e non se ne vuole andare di casa nonostante questi facciano di tutto per cacciarlo.

Paolo Genovese che ha scritto e diretto il film ci ha raccontato: “Sono partito da un mio sogno/incubo ricorrente: ovvero dovere ridare l’esame di maturità. Per poi scoprire che hanno fatto un sondaggio che ha rivelato che è uno dei soggetti onirici più comuni fra la gente. La paura della bocciatura, il vuoto che ti assale quando sei davanti ai professori, l’ansia da prestazione, il pensiero che passati quei giorni non vivrai più quotidianamente sui banchi di scuola dato che ti aspetta l’Università o il lavoro... Da tutti questi spunti ho tracciato le esistenze di sei personaggi che a quarant’anni si ritrovano veramente a dovere affrontare questa ‘tragedia’. Ma guardando l’altro lato della medaglia sarà anche la loro occasione per riscoprire quell’amicizia cameratesca e goliardica che hai a vent’anni, una leggerezza che a volte ti dimentichi, una voglia di sognare, di avere ancora dei desideri, di innamorarsi nuovamente... Il tutto contornato da quello che ha segnato gli anni ’80, utilizzando in particolare la musica”.

Interrogati gli attori su come hanno vissuto il loro esame di maturità la risposta è unanime: una paura terrificante. A parte il bravissimo Memphis che dice: “Io no, perché ho fatto fino alla terza media”. Quando si diventa maturi? “Non so. – risponde Bova – Non credo ci sia un momento preciso. Diciamo che credo che l’importante nella vita sia evolversi, cambiare, migliorarsi, maturare con profondità ma – come ha detto Paolo Genovese – mantenendo una certa leggerezza. Questa permette di affrontare la nostalgia, la serietà che il tempo che passa o il diventare genitori, ad esempio, porta con sé. Senza però dimenticare mai che noi siamo anche stati degli adolescenti sognatori, con dei desideri, degli istinti che non devono andare perduti”.

“La mia generazione – afferma Genovese – quella che oscilla tra i 35 e i 45 anni è orfana di ideali rispetto a quella dei nostri genitori. Gente che ha fatto il ’68, il ’77 e ha partecipato ad una vita sociale e politica in maniera estremamente diversa da noi. Siamo cresciuti senza punti di riferimento, siamo una generazione che fatto delle non scelte ma che ha vissuto la sua giovinezza divertendosi parecchio. Con grande spensieratezza e con tante risate e sorrisi. Questo non è poco anche se siamo stati privati della possibilità di fare scelte forti, pregnanti non solo per la nostra esistenza ma per la collettività. Possibilità che hanno avuto chi è venuto prima di noi”. Aggiunge Luca Bizzarri: “Come ho letto recentemente in un libro: ‘I nostri nonni hanno costruito un Paese, i nostri padri lo hanno cambiato, noi l’unica cosa importante era che non rompessimo i coglioni”.

In questa divertente, nostalgica, viva, accogliente pellicola una parte da leone la fa la colonna sonora. Sia quando il gruppo si ritira a Sabaudia per ‘studiare’ e fra i 45 giri di Piero trova la sigla di Goldrake e via che parte a squarciagola Ufo Robot, ma anche in una splendida versione cantata e suonata da Paolo Kessisoglu (del resto al duo Luca e Paolo ora tocca Sanremo) di Born to be alive di Patrick Hernandez. Fino al brano scritto da Alex Britti appositamente per il film che porta lo stesso titolo: ‘Immaturi’.

Appuntamento al cinema con Immaturi il 21 di gennaio. Il film arriverà nelle sale in 500 copie.

Scritto da Nicoletta Gemmi
Tag: immaturi
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