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Sei frammenti di un’identità perduta

Attualità, Recensioni

09/09/2010

Fuori Concorso: Sorelle Mai di Marco Bellocchio

Sei episodi di una stessa storia, che nel corso del tempo, tra il 1999 e il 2008 prende forma e si sviluppa diventando un film che conquista una dimensione narrativa originale e intensa, conquistando – a tratti - la dignità di una vera e propria piccola saga famigliare dei nostri giorni.

Il lavoro che il regista Marco Bellocchio ha portato avanti in anni diversi con i suoi studenti dei corsi di “Fare Cinema” a casa sua a Bobbio vicino Piacenza, si trasforma in una collezione di cortometraggi che seguono uno sviluppo interessante, sublimando la propria provvisoria frammentarietà in una narrazione semplice, che restituisce, però, emozioni sincere allo spettatore.

Elena Bellocchio, figlia del maestro e della montatrice del film nonché sua compagna Francesca Calvelli viene seguita bambina fino all’adolescenza, mentre le due zie viste anche in passato in altri lavori, diventano sempre più anziane. Sullo sfondo della casa di famiglia vediamo stagliarsi e talora rompersi le ambizioni dei due fratelli Piergiorgio (altro figlio del regista) e di sua sorella Sara interpretata da una sempre avvenente Donatella Finocchiaro. Come un maelstrom marino, Bobbio attira e affonda le vite dei due ripetutamente con piccoli e grandi momenti di vita famigliare in cui emergono le contraddizioni e le difficoltà della nostra modernità.

L’occasione professionale di una sorta di saggio di fine corso non danneggia e non limita la qualità espressiva dei singoli episodi. I sei piccoli film racchiudono una certa coerenza narrativa, sebbene, ovviamente la loro frammentarietà porti, inevitabilmente, ad una storia sospesa, mai del tutto compiuta

Seppur lontano dalla veemente potenza espressiva di Vincere, Sorelle Mai resta pienamente un film che, soprattutto, negli ultimi episodi assume una forma più decisa e autonoma seguendo una costruzione emotiva significativa.

Interessante, sebbene imperfetto, il film trova nella sua grana grezza e nella sua idea strutturale un notevole spunto di originalità che obbliga, in un certo senso, lo spettatore a seguire fino in fondo le vicende di una famiglia piccolo borghese alle prese con la costante ricerca di una nuova identità tra passato, presente e un futuro incerto.

Scritto da Marco Spagnoli
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