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Searching for Sugar Man: un Oscar all’iPhone

Attualità

04/03/2013

C'era grande attesa quest'anno per l'assegnazione dell'Oscar al miglior documentario perché erano in lizza film molto impegnati politicamente e socialmente, tra cui uno palestinese (Five broken cameras di Emad Burnat, il regista che era stato bloccato all'aeroporto di Los Angeles e poi liberato da Michael Moore) ed uno israeliano (The Gatekeepers) che mettevano in scena la stessa realtà da due punti di vista opposti, oltre a The invisible War sui casi di violenza sessuale all'interno dell'esercito americano e How to survive a plague sugli esiti positivi della lotta all'Aids grazie all'azione di due Associazioni.  Ma alla fine the winner è stato Searching for Sugar Man  dello svedese Malik Bendjelloul, che racconta la storia di un musicista americano Sixto Rodriguez, sconosciuto negli Stati Uniti, e, a sua insaputa, diventato il cantante più popolare in Sud Africa, una vera leggenda dove le sue altresì sconosciute canzoni erano diventate una specie di colonna sonora anti-apartheid. Una storia incredibile, tra l'altro accompagnata dalla voce, per fortuna del tutto infondata, del suicidio dello stesso artista. Ma la vittoria del film di Bendjelloud oltre alla eccezionalità di un successo sconosciuto e scoperto solo dopo molti anni, forse troppi per rilanciare una carriera mai decollata in patria, è in parte dovuta anche ad un fattore tecnologico di non poco conto. E' il primo film infatti girato in buona parte con un iPhone a vincere un Oscar. Il giovane autore svedese aveva infatti iniziato a girarlo con una vecchia cinepresa Super 8 per dare alla storia il sapore della vecchia pellicola, senza calcolare la difficoltà ed il costo nel reperire questo tipo di pellicola, scomparsa da tempo. Impossibilitato di andare avanti con quel mezzo, prima di rinunciare al progetto, ha scoperto un'applicazione per  iPhone 'Vintage Camera' (costo 1,79 euro)  che riproduce in digitale tutte le caratteristiche della pellicola. Con vari filtri che, un pò come fa Instagram con le foto, saturano, desaturano, virano, invecchiano etc. le immagini, sfidando lo spettatore a distinguere i filmati di repertorio in pellicola da quelli hi-tech (o iPhone). Probabilmente se Bendjelloud non avesse detto nulla, nessuno avrebbe scoperto la differenza tra pellicola e iPhone. Insomma un Oscar tutt'altro che marginale che segna il riconoscimento ufficiale e a tutti gli effetti accademico di nuovi linguaggi e  nuove strade destinate a giocare un ruolo sempre più importante, vista la semplicità e la economicità di questi strumenti, nel mondo del cinema.

Scritto da Piero Cinelli
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