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Scrivilo sui muri: L’arte della ribellione

15/09/2008

"Credo che quei ragazzi chiamati writers vogliano comunicarci qualcosa che non comprendiamo. I muri sono, di fatto, le tele della loro rivolta."

A dirlo è Giancarlo Scarchilli, sceneggiatore e regista, ma a scriverlo è stato L'Osservatore Romano in un articolo di qualche tempo fa. "E' un grido dell'anima che non va giudicato, ma compreso. Proibire di scrivere sui muri tout court non serve a nulla. Bisogna capire che cosa significa quel gesto, perché e verso che cosa stanno esprimendo il loro senso di rabbia e ribellione." Scarchilli, autore della sceneggiatura e della regia di Scrivilo sui muri distribuito da il prossimo in almeno 300 copie, è molto sereno. Interpretato -tra gli altri - da , il film racconta la storia di un gruppo di romani alle prese con problematiche di cuore e con una più 'concreta' incertezza riguardo al proprio domani.

"Non c'è mai un motivo per cui fai un film." Aggiunge Scarchilli "Ero in metropolitana e ho visto un vagone coperto di scritte. Mi è venuta in mente l'immagine della città come un museo dove le tue opere scorrono sui binari. Poi, pian piano, ho iniziato a chiedermi che cosa ci fosse alle spalle di questo fenomeno. E' troppo facile bollare queste persone come vandali. Sono persone che vogliono apparire in una società dove se non appari, semplicemente, non esisti. Credo che a queste persone andrebbe insegnato che l'essere non è apparenza, ma il frutto dell'esistere in una certa maniera: seguendo una professione, un impegno, un'idea." Cristiana Capotondi spiega: "Ci siamo ispirati alla realtà. Il nostro obiettivo era porci delle domande e riflettere sul futuro non solo dei writers, ma anche dei giovani più in generale. Scrivilo sui muri è un modo per avvicinarci di più ad un mondo."
Sulla stessa linea l'intervento di Primo Reggiani che rifiuta in toto l'idea che la pellicola possa istigare a deturpare le città "Non è che se uno vede un film sui serial killer si mette ad uccidere per strada le persone. Il cinema è una forma d'arte e non deve essere censurata." Anche Ludovico Fremont si dice d'accordo: "Quello dei writers è un mondo a colori che nasconde al suo interno un vero e proprio universo in grado di comunicare qualcosa." Cristiana Capotondi aggiunge: "Credo che alla base di tutto ci debba essere sempre una grande passione con cui vivere determinate esperienze e tutta la propria vita. E' questa a darti una base per vivere e per crescere." Giancarlo Scarchilli respinge l'idea di volere criticare un certo tipo di conformismo: "Qui non c'è un positivo o un negativo. Non volevamo fornire una soluzione, ma emozionare e sapere raccontare. Gli attori hanno raccontato un personaggio senza fare il verso a nessuno. Volevamo domandarci - come società - quali sono le nostre responsabilità per questo stato di cose." Fremont puntualizza: "Oggi i giovani si incontrano per strada. E' lì che nasce il loro futuro." Cristiana Capotondi conclude: "Meglio vivere per strada che restare chiusi in casa a giocare alla Playstation. Meglio comunicare e condividere che restare ostaggio o prigionieri di un personal media."Ci sarà un seguito come Riscrivilo sui muri o Scrivilo ancora sui muri? Il produttore Francesco Pamphili si dice possibilista: "Un'idea da sviluppare c'è già. Lo scopriremo lunedì dopo avere capito quale sia stato il gradimento del pubblico."

Scritto da ADMIN
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