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Scorsese in 3D - Intervista a Martin Scorsese

Attualità, Interviste, Personaggi

04/03/2010

“Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasto davvero colpito. Mi sono quasi commosso con le lacrime agli occhi per quello che accade nell’ultima scena. Quando me ne sono accorto mi sono domandato perché e rileggendo tutto ho iniziato a notare certe cose che prima mi erano sfuggite. E’ stato il senso di sopraffazione del dolore che domina questa storia a farmi pensare che valesse la pena fare questo film". Martin Scorsese racconta così il suo approccio a Shutter Island, film claustrofobico ambientato nel 1954 che racconta del viaggio di un agente dell’FBI su un’isola dove è situato un penitenziario di massima sicurezza. Un’indagine allucinante portata avanti dal protagonista Leonardo Dicaprio tra le ossessioni della guerra fredda, la paranoia dell’era nucleare, la caccia alle streghe e una buona dose di follia da parte delle persone che incontra “A conquistarmi, però” aggiunge il regista italo – americano “è stato soprattutto il senso di compassione intorno alla figura del protagonista".

Shutter Island è un film in costume con molti riferimenti al cinema di quegli anni…

Il piacere di potere fare questo film stava anche nel seguire il filo della sceneggiatura di Laeta Kalogridis e delle suggestioni e delle idee che lei aveva deciso di inserire nello script e, al tempo stesso, godermi il piacere delle citazioni ai film dell’epoca e agli stilemi del genere. A farmi sentire a mio agio, però, era soprattutto la natura filosofica del romanzo.

E’ difficile ancora fare del cinema per lei dal punto di vista produttivo?

Per alcuni film sì come nel caso di Departed. Questo, invece, è stato più semplice da realizzare anche se ho avuto qualche problema andando oltre il tempo previsto. Non per colpa mia. Non era il mio schedule il problema, bensì le questioni climatiche che hanno portato ad alcuni ritardi e due attori che avevano degli altri impegni previsti per un altro lavoro. Alla fine, comunque, tutto si è risolto. Il contrario di The Departed dove i problemi li abbiamo avuti nel montaggio e non sul set.

Entrambi i film hanno come protagonista DiCaprio…

Su di lui non c’è null’altro che possa aggiungere. E’ un giovane attore e un giovane uomo e un grandissimo interprete. Questo l’ho sempre dichiarato sin dal suo primo film quando, poi, mi è stato raccomandato da Bob De Niro. Apparteniamo a generazioni molto diverse, ma siamo diventati amici. Ci piacciono gli stessi film. E’ anche una grande celebrità e averlo intorno quando giriamo nei tour promozionali rende tutto complicato per la continua invasione della sua privacy da parte dei media.

Lo stesso accadeva con De Niro?

Abbiamo la stessa età e siamo cresciuti nello stesso posto. Mia madre considerava lui e Harvey Keitel come dei figli. Siamo vissuti nello stesso contesto, mentre Leo è completamente diverso. La cosa che mi colpisce di lui che è stato capace di assorbire tutto quello che gli è accaduto intorno a appropriarsene.

Parliamo del 3D?

Sono molto curioso…

Avatar l’ha fatta riflettere?

Certamente.

Un film di Martin Scorsese sulla realtà virtuale..?

Non saprei, ma certo il cinema è qualcosa di effimero. E’ iniziato in bianco e nero e tutti quelli che lo facevano in quegli anni tendevano idealmente verso il suono e il colore. So che il Direttore di Cannes, Thierry Fremeaux sta lavorando ad un restauro degli esperimenti dei fratelli Lumiere sul 3D. Ci sono due cortometraggi in 3D che sono sopravvissuti al tempo. Cosa significa tutto questo? Che sin da subito si voleva raggiungere la visione naturale il più possibile vicina all’esperienza umana. Il cinema vuole ricreare la realtà piuttosto che inventarne una convenzionale a due dimensioni. Lo spazio è qualcosa di reale, mentre il tempo resta più difficile da definire. Perché quindi non utilizzare lo spazio? Non so se ne sarà capace, perché sono cresciuto in un cinema bidimensionale. Sono, però, affascinato dalle tre dimensioni. Perché non utilizzarle e non solo per scagliare frecce contro il pubblico che si abbassa? Non considero il 3D un effetto visivo, ma uno strumento per raccontare.

Un film di Martin Scorsese in 3D?

Perché no? Credo che un cinema personale e diverso in 3D sia possibile a patto che ogni movimento della macchina da presa sia già nella sceneggiatura come parte dello sviluppo della storia e della messinscena. Immagini Metropolis in 3D! Perché no?

Shutter Island sarebbe stato molto differente in 3D?

No, non credo. E’ il senso di profondità a rendere tutto più avvolgente. Soprattutto le scene all’interno del forte spagnolo sarebbero state più interessanti in 3D. L’utilizzo di questa tecnologia per quelle sequenze avrebbe enfatizzato che il personaggio di Leo utilizza i fiammiferi come delle armi. Soprattutto gli occhi di Leo che emergono dal buio in 3D sarebbero stati particolarmente interessanti.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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