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Scola racconta Fellini

Attualità, Conferenze stampa

04/06/2013

Ettore Scola presenta a Cinecittà Che strano chiamarsi Federico 

"Quello che senza dubbio sarà presente nel mio film é il debito e le devozione che provo ancora oggi nei confronti di Federico. Sentimenti che senza dubbio bastano per ispirare un'opera su di lui." Così Ettore Scola presenta alla stampa accorsa al Teatro 5 di Cinecittà, Che strano chiamarsi Federico il suo primo film da dieci anni, nato per raccontare il suo rapporto e la sua grande amicizia con Fellini.

Un incontro quello con Scola introdotto dal leggendario press agent Enrico Lucherini che così ha presentato la mattinata "E' emozionante trovarsi ancora al Teatro 5 di Cinecittà: la prima volta che vi venni fu nel 1939 quando Macario girava il suo film d'esordio. In quel momento ho capito che questo avrebbe dovuto essere il mio lavoro. E così è stato." Ettore Scola, invece, di esserci venuto per la prima volta dopo l'apertura nel 1938 - 1939 e di quel momento ricorda soprattutto l'incontro con Amedeo Nazzari che 'bellissimo e radioso' gli si fece incontro "scendendo dalla sua Alfa Romeo Bianca." 

Scritto dallo stesso Ettore Scola insieme alle figlia Silvia e Paola, il film ha la fotografia di Luciano Tovoli, le musiche di Andrea Guerra, le scenografie di Luciano Ricceri e i costumi di Massimo Cantini e il montaggio di Raimondo Cruciani Che strano chiamarsi Federico è prodotto da Raicinema, Palomar, Cubovision con Istituto Luce - Cinecittà e Bim che lo distribuiranno in autunno dopo un più che probabile anteprima mondiale al Festival di Venezia, il film è interpretato - tra gli altri - da Maurizio De Santis nel ruolo di Fellini anziano, da Tommaso Lazotti in quello di Fellini giovane, da Giacomo Lazotti in quello di Ettore Scola giovane e da Ernesto D'Argenio in quello di Marcello Mastroianni. 

Ettore Scola aggiunge "Sono curioso anche io di sapere che film sarà: fino adesso ho tenuto fede al mio desiderio di non fare più cinema per motivi personali, ovvero non riconoscevo più nulla delle logiche che mi avevano guidato nella voglia di fare cinema che avevo sempre avuto. Che strano chiamarsi Federico ha il pregio di non assomigliare a nessuno dei film che ho fatto: non è un documentario ed è dovuto a 'colpevoli' che mi hanno spinto in questo lavoro, pressato da Roberto Cicutto, persona implacabile Amministratore Delegato di Istituto Luce, coadiuvato dall'efferrato Felice Laudadio e dalle mie figlie Paola e Silvia in ordine di nascita. Spesso ho parlato dei ricordi di Federico e così il film è nato da lì. Dal come ricordarlo a vent'anni dalla sua morte. Non con la solite silloge di repertori, bensì attraverso una serie di ricordi che ho voluto mettere in scena." 

Ettore Scola conclude "Non ho voluto fare un film sulla sua grandezza, ma raccontare certi 'angolini' in cui ho provato grandi emozioni di mezzo secolo d'amicizia con Federico Fellini. Io l'ho conosciuto presso la redazione del Marco Aurelio nel 1947, un giornale di satira particolarmente importante perché rappresentava una piccola università dell'umorismo dove c'erano regole precise legate alla minuzia e allo scopo di fare rirdere per intervenire sulla realtà. Volevamo ispirarci alla realtà per modificarla ridendo. Quegli anni hanno influenzato profondamente il suo cinema. Gli attori di questo film sono stati più che mai degli strumenti mnemonici per ricordare quello che ho vissuto e raccontarlo. Attraverso la loro immagine abbiamo costantemente qualcosa che riporta a Fellini e a quel mondo."  

I set di Che strano chiamarsi Federico sono aperti al pubblico fino al 23 giugno nell'ambito dell'esibizione Cinecittà Si Mostra.  

Scritto da Marco Spagnoli
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