Cinderella Man
Chi si nasconde dietro a un ruvido e massiccio tipo con felpa e sguardo da duro? Russell Crowe, ovvio. E' arrivato al Lido per Cinderella Man, l'ascesa ma soprattutto la caduta e lotta per la sopravvivenza del prode pugile irlandese Jim Braddock e famiglia. Tra gli anni ruggenti e la Grande depressione. A dirigerlo è Ron Howard che lo ha già diretto in A Beautiful Mind, storia di un altro personaggio emblematico e realmente esistito.
Ron Howard sostiene che il carisma degli attori australiani è merce rara a Hollywood, vero. Nel film Crowe è bravissimo. Certo, questo è un ruolo fatto su misura per lui, ma a guai a ricordargli la sua passione fuori dal set per risse e pugni!
Mr Crowe, questo film le ha insegnato qualcosa sulla povertà?
"A volte bisogna usare il prisma della memoria, della storia per raccontare qualcosa che riguarda il mondo di oggi. Il periodo durissimo della depressione dovrebbe insegnare all'America, ma direi ad ogni società agiata, che la ricchezza non va mai data per scontata. E che forse sarebbe più giusto dividere ciò che si ha con chi ne ha bisogno".
Lei qui interpreta la parte classica del piccolo-grande eroe Usa, colui che crede nei valori, lotta per giustizia, onestà, famiglia. Come si è confrontato con questo personaggio?
"Molto bene. Di lui mi ha molto colpito un dettaglio biografico: finito il peggio ha restituito tutti i soldi del sussidio statale. Questo tipo di persona che riesce a fronteggiare situazioni difficilissime senza mai corrompere, tradire ciò in cui crede, cercando di essere un esempio per i propri figli, mi piace. E trovo che in un mondo come il nostro in cui domina opportunismo e si vedono tanti orrori sia un bene che appaia uno come Jim Braddock".




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