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Rosarno, tra cronaca e poesia il DOC di Greta De Lazzaris

Anteprime, Interviste

28/11/2013


Rosarno non e' solo una piccola città della Piana di Gioia Tauro, dove approdano ogni inverno migliaia di migranti provenienti dall’Africa e dall’Europa dell’Est. Si tratta forse di una cartina di tornasole per raccontare un Paese, l'Italia. Una regista marsigliese, Greta De Lazzaris, prova a raccontarci, scopriamo come...

Greta, da dove nasce il viaggio di Rosarno?
L'idea è nata nel 2003 quando sono andata a Rosarno per effettuare tre giorni di documentazione sul lavoro di Medici Senza Frontiere. L’anno successivo, appena iniziata la nuova stagione della raccolta delle arance, Greta ha deciso di tornare in Calabria.
Questo succedeva prima che Rosarno diventasse sinonimo mediatico di emigrazione e sfruttamento. Terminato il viaggio, ho accantonato il progetto non portandolo a compimento.

Poi un giorno, non lontano, 22 cassette mini DV sono diventate un film, secondo quale percorso?
A quel tempo si girava spesso in mini-dv e quelle 22 cassette che componevano il girato di Rosarno sono rimaste chiuse in un cassetto per tanto tempo, finche ho iniziato un lungo lavoro di riflessione sul materiale ripreso, anche sottoponendolo alla visione di due amici e colleghi calabresi, Felice D'Agostino e Arturo Lavorato. Abbiamo ragionato a lungo sul senso e sulla necessità di concludere questo progetto per il suo valore artistico e documentativo. Nel gennaio del 2013, ho concluso una prima versione del montaggio che ci ha tutti convinti della qualità del film che potevamo realizzare. Lo abbiamo mostrato ad altre persone a noi vicine, per chiedere critiche e consigli.
Dopo una serie di iniziative, tra le quali una campagna crowdfunding, siamo riusciti a trovare le risorse economiche necessarie per finire il montaggio, realizzato da Aurelia Longo. Oggi dopo circa 9 anni da quando sono iniziate le riprese, siamo molto soddisfatti di aver concluso Rosarno.

Cosa senti oggi che finalmente il film e' finito, viene presentato qui a Torino e sarà in numerosi altri Festival?
Nessun occhio umano riuscirà mai a scoprire la verità, il tormento di ciascun individuo. Questa è la questione davanti alla quale mi sono ritrovata a Rosarno, nel 2004, molti anni prima della rivolta, quando i drammi umani che vi si svolgevano, erano ancora ignorati da tutti. Ho impiegato nove anni di vita per montare il materiale raccolto, per capire quale era l’immagine e la distanza giusta per provare a restituire la realtà e la complessità di questa cittadina, la vita dei suoi abitanti, dei migranti come dei rosarnesi.

Scritto da Titta Digironimo
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