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Romeo & Juliet: un raffinato fanta-thriller rinascimentale

Attualità, Interviste

09/02/2015

Sarebbe veramente un peccato se l’uscita più volte rimandata di Romeo & Juliet di Carlo Carlei dovesse passare sottotono o peggio inosservata, a causa dell’ingorgo di pellicole ‘sanvalentiniane’. I motivi sono molti, primo tra tutti ovviamente il soggetto, il cast, la sontuosa ambientazione rinascimentale, il tentativo coraggioso di farne un’opera raffinata e allo stesso tempo popolare con un occhio particolare al pubblico dei giovani per i quali questo film rappresenta un’occasione irripetibile per vivere la più emozionante e tragica delle storie d’amore ed immergersi non soltanto nel mondo poetico di William Shakespeare, ma anche fisicamente nella storia. 

Ne parliamo con il regista Carlo Carlei, da anni attivo nelle due sponde dell’oceano e perfettamente a suo agio in questa produzione internazionale di alto profilo.

- Che cosa l’ha attratta di questo progetto? 

L’ottimo copione (firmato Julian Fellowes, sceneggiatore di Gosford Park, Downton Abbey ndr.) molto fedele al testo originale, ma molto più facile da seguire, e la possibilità di girare il film in Italia. Ho pensato subito di ambientarlo nel Rinascimento italiano, spostandolo di qualche anno rispetto al plot scespiriano, ma girandolo nei luoghi reali, e renderlo quasi come un film d'azione con un senso del ritmo e uno stile visivo molto più attraente per le giovani generazioni. 

- Come definirebbe la sua versione di Romeo e Juliet?

La definirei una versione classica e insieme contemporanea. Classica nell’ambientazione e i costumi e contemporanea per quanto riguarda il linguaggio delle immagini, il montaggio, il ritmo, la musica. Ed inoltre con una maggiore enfasi al mondo interiore di tutti i personaggi, non solo i protagonisti, perché tutti i personaggi partecipano a pieno titolo a questa tragedia, nessuno in modo decorativo, ma come esseri umani le cui vite saranno cambiate per sempre. 

- Quindi ha un pò forzato il testo?

La cosa che mi ha più colpito quando ho riletto Shakespeare è che l’interiorità dei personaggi era tutta lì, bisognava solo tirarla fuori. Io non ho fatto altro che scavare fino in fondo sulle motivazioni dei personaggi e dargli una credibilità se vogliamo contemporanea. Li ho tolti da questa patina di rappresentazione teatrale magari un pò incartapecorita per riimmergerli nella vita vera di tutti i giorni, con le meschinerie, le gelosie, gli atti di generosità, ma anche l’amore cieco che può spingere due giovani contro tutto e tutti. Sono sentimenti assolutamente contemporanei che abbiamo trattato come tali, in modo che i giovani potessero immediatamente capirli. 

- Ha scelto i più giovani come pubblico di riferimento?

Non esattamente. Ho fatto un film per tutti, ma visto che parla del dramma di due giovani i cui sentimenti sono incompresi a causa delle motivazioni più ciniche degli adulti, credo sia un film dove i giovani possono riconoscere temi a loro più familiari. Ma credo che il film possa essere apprezzato anche dai loro genitori, da chi sa quanto sia difficile interagire con i propri figli soprattutto quando le loro scelte sembrano sbagliate. 

- Quanto è stato importante girare il film negli stessi luoghi descritti da Shakespeare? 

Enormemente importante. L’autenticità dei sentimenti comincia anche dall’autenticità delle ambientazioni pensate da Shakesapeare così come l’immedesimazione della storia comincia nel momento in cui stai girando in posti dove le persone hanno vissuto, amato, dormito, sofferto… Luoghi che hanno una memoria, una storia, e si può sentirne ancora l'odore. Inoltre il film è stato arricchito dalle facce di centinaia di comparse che sembrano uscite da un quadro di Raffaello. E vorrei spezzare una lancia per dire quanto l’Italia sia piena di talenti anche da questo punto di vista. Un grande patrimonio sia artistico che umano, non solo di figuranti ma di maestranze, che è un valore aggiunto che solo l’Italia può offrire. 

- Può dirci come è riuscito ad assemblare un cast così ricco? 

Ogni attore è stato selezionato e scelto in base a quello che la natura di ogni personaggio richiedeva, oltreché al talento. A cominciare dai due ragazzi che dovevano essere giovanissimi come richiedeva la storia, e sono Hailee Steinfeld già candidata all’Oscar a tredici anni per Il Grinta dei fratelli Coen, e straordinariamente matura per la sua età e l’ottimo Douglas Booth. Il resto del cast è di una raffinatezza unica, un misto delle migliori scuole britanniche e americane, da Kodi Smit-McPhee nel ruolo chiave di Benvolio, Paul Giamatti che da ricchezza e sensibilità a Frate Lorenzo,  Damian Lewis, il papà di Giulietta che a suo modo ama alla follia sua figlia, e vuole scegliere per lei il miglior partito possibile, Lesley Manville, la sua nutrice adorata,  ed inoltre Douglass Booth, Ed Westwick, gente dal talento incredibile. 

La differenza tra questo film ed i suoi illustri predecessori cinematografici sta proprio nella ricchezza e nelle sfumature di tutti questi personaggi. Ed è stato un piacere oltre che un privilegio poter lavorare con questi professionisti. 

Scritto da Piero Cinelli
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