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Romanzo di una strage da Venerdì nelle sale, la conferenza stampa con cast e regia

Attualità, Conferenze stampa, Interviste, Personaggi

26/03/2012

(Roma) 250 copie per Romanzo di una strage la nuova fatica di Marco Tullio Giordana, che dopo Sanguepazzo torna al cinema ‘storico’, orgogliosamente presentato questa mattina alla stampa da RaiCinema, Cattleya e 01 Distribution.

“Il ‘Romanzo’ del titolo fa riferimento all’intervento di Pierpaolo Pasolini nel ’74 in merito alla strage di Piazza Fontana – spiega Giordana – durante il quale scriveva ‘ io so ma non ho le prove'. Oggi possiamo dire che noi sappiamo, che questa tragedia è entrata nel Dna della storia del nostro paese. Piazza Fontana non può essere un punto di domanda nella nostra storia. Io penso ai giovani, a chi non sa nulla, a chi è schiavo dei pregiudizi. Loro hanno il diritto di sapere.”

Milano, 12 Dicembre 1969. Subito dopo l’esplosione alla Banca Nazionale dell’agricoltura di Piazza Fontana, che uccide 14 persone ne ferisce 88, la Questura si orienta verso la pista anarchica. Tra i fermati dal giovane Commissario Calabresi e dai suoi superiori c’è Giuseppe Pinelli, un anarchico non violento che il poliziotto conosce e stima e sa essere estraneo alla strage. Viene arrestato anche Pietro Valpreda, un ballerino in contrasto con Pinelli, il colpevole ideale forse anche riconosciuto da un tassista che lo ha accompagnato in banca poco prima dell’esplosione. Pinelli viene trattenuto oltre i termini del fermo di legge, per ottenere la conferma della pericolosità di Valpreda e dopo tre giorni di diguno, insonnia ed interrogatori, l’uomo precipita dalla finestra dell’ufficio di Calabresi, mentre il Commissario non è nella stanza. I tentativi della Questura di giustificare l’accaduto finiranno però per riversarsi sul poliziotto, che inizia a dubitare della matrice anarchica dell’attentato, inizia ad indagare per conto suo pensando piuttosto a legami col traffico internazionale d’armi…

C’è una dedica velata a Pasolini in questo film come traspare dalle parole del regista: “ Penso alla sua poesia, ‘Patmos’ (contenuta in Transumar e organizzar, n.d.r.), che parla appunto della tragedia. Il suo lavoro mi ha molto guidato e penso che oggi i giovani non hanno questa fortuna. Le forze per fare il bel cinema in Italia ci sono ancora, l’arte ha la capacità di toccare corde che la politica non ha”. Questo è un film che presenta un grande lavoro di scrittura. Ci sono però alcune scene, come il dialogo tra il Presidente Saragat ed Aldo Moro, per il quale non ci sono documentazioni ufficiali. E qual è la tesi definitiva sulle due bombe? “ La difficoltà è stata capire il senso del lavoro che andavamo a fare – rispondono gli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli – Il cinema politico ha fatto molti bei film in passato, ma Piazza Fontana è diversa, ci sono troppe sentenze, troppi sprazzi di verità. Romanzo è il tentativo di ritrovare un senso seguendo gli indizi. La scena di Saragat e Moro è tratta dal libro di Fulvio Bellini, che riporta una versione dei servizi segreti inglesi, all’epoca molto attenti alla figura del Presidente. La teoria della bombe è invece approfondita nel libro di Paolo Cucchiarelli, che documenta il fatto che le bombe fossero due così come le numerose perizie balistiche apparse sui giornali in quel periodo”.

Il cast cosa conosceva della storia? Cosa vi ha lasciato questo film? “ Conoscevo la vicenda grazie ad alcune letture che avevo fatto – risponde Pierfrancesco Favino, interprete di Giuseppe Pinelli – Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente la famiglia di Pinelli. Mi sono chiesto riguardo al personaggio cosa sarebbe accaduto se quella sera gli fosse andato in panne il motorino, o perché non ci ha ripensato ed è tornato indietro dicendosi. ‘Be’, in Questura passo domattina’. Ho cercato di renderlo più sanguigno, ma senza santificarlo. Cosa mi è rimasto? L’orgoglio di averlo interpretato, di aver conosciuto la sua famiglia, di aver fatto parte di un progetto di ricerca della verità, come dice anche il Presidente Napolitano, ‘non dobbiamo smettere di cercare la verità”. “ Io ho seguito un procedimento inverso nella costruzione del personaggio – interviene Valerio Mastandrea qui nei panni di Luigi Calabresi – non ho incontrato i familiari, non volevo essere influenzato. Io sento la vicenda di Piazza Fontana molto vicina, per quanto oggi accadano cose magari meno gravi, il senso di impunità che rimane è lo stesso. Posso affermare che questo è senza dubbio il lavoro più difficile che ho fatto”.

Recentemente il figlio del Commissario Calabresi ha dichiarato di non aver riconosciuto suo padre nella ricostruzione del film, parlando di un uomo che tendeva molto a sdrammatizzare nella vita privata. “Non trovo polemica in questo - risponde Giordana all’unisono con Mastandrea – d’altra parte ha perso il padre così giovane, non potrà mai ritrovarlo in un film, non potrà mai dare un giudizio sereno per la terribile ingiustizia che lui e la sua famiglia hanno subìto. In questo caso abbiamo preferito non privilegiare l’aspetto privato del Commissario, che pure la famiglia ci ha permesso di conoscere”. Interrogato sulla scena tra Pinelli e Calabresi nell’ufficio del commissario, e se sia convinto che i fatti siano andati realmente così, Giordana racconta di aver conosciuto personalmente il Commissario: “ Era il periodo dell’occupazione del mio liceo – spiega – ci fece alcune domande. Non era sicuramente un poliziotto che consentiva schiaffi o altro, era un intellettuale, una mosca bianca all’epoca. Io non so come sono andati i fatti, ma posso supporre certamente che Pinelli non si è suicidato e che Calabresi non fosse presente, ma che sia volato tra i suoi uomini, qualche schiaffo che non avrebbe dovuto esserci. Sarebbe stato meglio dire la verità invece di lanciare veleno contro il Commissario”. Come mai abbiamo dovuto aspettare 43 anni per un film su Piazza Fontana? “ Per quel che riguarda me – prosegue il regista – posso dire che non ero pronto, avevo bisogno di raggiungere una maturità ed una capacità di entrare dentro alcuni personaggi. L’arte scava, si mette nei panni di vittima e carnefice, ma non sarei stato in grado di farlo a 30 o a 40 anni. L’ho fatto studiando Pasolini e percorrendo tante tappe, che non potevo affrontare da solo. In questo è stato fondamentale il lavoro di tanti giornalisti come la figura di Marco Nozza nel film, uno di quelli che non legge Wikipedia, ma che consuma le scarpe, che cerca la verità vivendo in prima persona, un tipo di giornalismo il suo, senza il quale non avremmo capito tante cose. E’ stato utile anche il libro di Paolo Cucchiarelli, con il quale sono d’accordo anche se non su tutto”.

Quanto teme che il film possa essere considerato di parte o ideologico? “ Io devo ringraziare il mio cast - conclude ridendo Giordana – un cast di tutto rispetto, e so che ognuno di loro si è preparato in maniera diversa e approfondita al ruolo. Di questo sono molto felice, questo per me è un grande film, e poi io ho Kubrick, Bunuel e gli altri che mi aspettano per chiedermi, ‘ tu che hai fatto?’ ‘Romanzo di una strage’, ‘ Va bene così’, quindi cosa me ne frega delle ideologie!”.

Nel cast Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Michela Cescon, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Edoardo Natoli, Denis Fasolo, Thomas Trabacchi, Sergio Solli.

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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