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Roma 2012: La vera star è Sylvester Stallone!

Attualità, Eventi, Interviste

14/11/2012

In una edizione dove la lamentela maggiore che potete sentire è che non ci sono star o attori di rilievo, da ieri 13 novembre e oggi 14 novembre, l’uomo del 7° Festival Internazionale del Film di Roma è Sylvester Stallone.

E’ qui nella capitale come protagonista dell’ultimo film di Walter Hill, Bullet to the Head, presentato fuori concorso (vedi nostro articolo) ma si è anche goduto la città che ama moltissimo e che cerca di sostenere in ogni modo. Il 13 novembre si è recato al Teatro di Tor Bella Monaca per incontrare i ragazzi della zona che lo hanno accolto con tutto l’entusiasmo possibile e Sly ha ricambiato. Oggi, 14 novembre, è all’Auditorium per incontrare la stampa e fare il red carpet del film questa sera.

E’ un Sylvester Stallone pieno di vita, gioioso, ottimista, alla mano, e in gran forma con i suoi sessantasei anni. Quando lo incontriamo insieme ai colleghi giornalisti prima di qualsiasi domanda ci tiene a dire: “Vorrei fare un appello al popolo italiano, al Governo Italiano: voi avete un tesoro come Cinecittà, avete un bene che appartiene all’umanità, un bene mondiale. Non toccatelo. Questa è la vostra storia ma è anche una storia mondiale e sono sicuro che è solo questione di tempo ma, diventerà più forte che mai, ritornerà allo splendore di un tempo. Preservate questo valore immenso che vi appartiene”.

Riguardo al suo incontro con i ragazzi di Tor Bella Monaca Stallone ribadisce: “E’ stato un regalo preziosissimo che il Festival e il Comune di Roma mi hanno fatto. Vedere un quartiere come quello è stato come rivivere la mia gioventù perché io vengo da lì, dalla periferia, dai sobborghi di New York City. Quindi ho detto loro di non avere paura dei fallimenti, di osare sempre, e ad ogni fallimento si diventa più forti perché si conoscono i propri limiti e non si può che, una volta preso coscienza di questo, migliorare. Ogni fallimento vi porterà al successo, basta non mollare mai!”.

Sylvester Stallone ha interpretato due icone universali come Rocky e Rambo, sente il peso di qualche responsabilità? “Sì ma è un buon peso perché quello che mi è successo è qualcosa di strano e assoluto, sono due personaggi che mi hanno fatto fare un bellissimo viaggio con migliaia di persone. E Jimmy Bobo, il personaggio che interpreto in Bullet to the Head, ne è la continuazione nel mio presente”.

“Quando ho deciso di andare a Hollywood ero convinto di piacere a tutti, che tutti mi avrebbero amato e ammirato. Anche perché con Rocky ho sfondato subito. Il problema è che il film incassava ma i produttori non mi pagavano. Quando mi sono deciso ad andare da loro a battere cassa, mi hanno risposto: ‘vattene e torna a lavorare’. E’ stata una bella lezione perché ho capito che Hollywood è solo business. Ma per fare un buon business devi lavorare seriamente e capire che puoi fare affidamento solo su te stesso. Lo so che detta così può sembrare cinica e crudele e, in parte lo è, ma sono anche grato a quei due produttori di tanti anni fa perché mi hanno fatto capire immediatamente come funzionano le cose dentro la Mecca del Cinema. E, o stai a queste regole, o fai un altro tipo di cinema. Così con il tempo ho imparato a muovermi bene, a fare anche film come regista e, soprattutto, ad avere la possibilità di scegliere i progetti che mi interessavano realmente. Vedete, da un buco di quartiere di New York a Hollywood e, senza essere schiacciato, dal sistema. Ho una splendida famiglia, tre figlie, una grande donna al mio fianco e devo ringraziare ogni santo giorno per la fortuna che ho avuto. Nonostante i tanti dolori che hanno colpito la mia vita, come quella di tutti gli esseri umani. Ma credo che l’onestà, la coerenza, l’essere aperti verso gli altri ripaghino di tutto. E, non vi è soddisfazione più grande”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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