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Roma 2011, La Kryptonite nella borsa, intervista a regista e cast

Attualità, Personaggi

02/11/2011

(Roma) E’ stato presentato ieri sera In Concorso durante il Festival di Roma 2011, La Kryptonite nella borsa, intelligente commedia  tratta dal romanzo di Ivan Cotroneo, qui nelle vesti di regista, da lui adattato per il grande schermo insieme a Monica Rampetta e Ludovica Rampoldi. Siamo a Napoli nel 1973. Peppino Sansone ha 9 anni, una famiglia affollata e piuttosto scombinata ed un cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman. Le giornate di Peppino si dividono tra il mondo folle e colorato dei due giovani zii Titina e Salvatore fatto di balli di piazza, feste negli scantinati e collettivi femminili e la sua casa, dove la mamma si è chiusa in un silenzio incomprensibile ed il padre cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia. Quando però Gennaro muore, la fantasia di Peppino riscrive la realtà e lo riporta in vita, come se il cugino fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere. Ed è grazie a questo amico immaginario, dai poteri traballanti, che Peppino riesce ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia e ad accostarsi al mondo degli adulti. Distribuita da Lucky Red, dopo il passaggio a Roma la pellicola sarà nelle sale questo venerdì in ben 130 copie. Presenti questa mattina alla conferenza stampa l’intero cast composto da Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Fabrizio Gifuni ed il piccolo Luigi Catani.

Il film pone l’accento sulle donne e su quello che le donne non riescono ad esprimere.... “Il film come il romanzo da cui è tratto è un racconto di formazione su tre generazioni di donne – risponde Ivan Cotroneo - Il merito di tanta attenzione va anche alle altre due sceneggiatrici, una delle nostre mire era appunto creare dei personaggi femminili credibili”. Come avete lavorato sui vostri personaggi? Unanime il cast nel ribadire la grande armonia sul set durante le lunghe fasi di lavorazione “Io lavoro poco e con le persone che stimo e a cui voglio bene – inizia la Golino - Mi sono liberata dalle preoccupazioni più ‘estetiche’ del personaggio, non ho pensato ai fronzoli perché sapevo che lo sguardo di Ivan è quello che mi avrebbe abbellito” Le fa eco Luca Zingaretti: “Legandomi a ciò che dice Valeria, posso dire che è stata un'esperienza umana molto bella. E' raro trovare una sceneggiatura che racconti così bene i personaggi, ognuno di questi ha un suo percorso e quando si ha una sceneggiatura con delle indicazioni veramente chiare, questo dà all'attore il senso di realtà di cui ha bisogno. Ivan è al suo primo film, ma è un uomo di grande curiosità e disponibilità, è un grande scrittore, sceneggiatore, ti fa sentire parte di un progetto. L'attore trasmette qualcosa di suo al personaggio, e a me è piaciuto vedere un uomo degli anni ‘70 così ben fotografato". Cristiana Capotondi: “Il mio personaggio ha un suo percorso evolutivo, è una ragazza divertita che poi si instrada in un percorso simile a madre e sorella. Ha un'estetica con la quale gioca. La sceneggiatura era chiara e divertente quindi dovevo solo parlare bene il napoletano”. Libero De Rienzo: “Normalmente la paura mi ha sempre aiutato a lavorare bene, in questo caso tranne per le scene di ballo non ne ho mai avuta”. Fabrizio Gifuni: “Io sono stato sul set per tre giorni in un unico ambiente e sono stato veramente molto sorpreso dalla tranquillità di Ivan, questo è importante perché è riuscito a trasmettere una serenità che sui set spesso latita. Per me è stato divertente rapportarmi nuovamente, con Valeria con la quale ci incontriamo sempre più spesso". Dolcissimo e timido il piccolo Luigi Catani : “E' stato Ivan a raccontarmi Peppino, mi ha aiutato molto e quando ho fatto il primo provino ho sentito subito mio il personaggio”.

Perché la scelta di raccontare proprio gli anni ’70? E come li avete vissuti? “Mi piaccono i racconti dove i bambini sono i narratori come L'isola di Arturorisponde subito Cotroneo con entusiasmo - Mi sono ispirato al mio sguardo di bambino sugli anni ‘70, mi sembrava interessante la prima metà di questi anni a Napoli, anni molto modesti, niente ricchezza, guardaroba, arredamento, ma tanta allegria almeno per come li ricordo io. Non c'erano status che segnavano le differenze. Volevo riportare in vita questi anni in maniera non nostalgica, ma come se la realtà fosse quella. Mi piaceva raccontare l'affetto senza strumenti, senza pedagogia”. “Per rispondere vorrei fare una considerazione – interviene Zingaretti - noi stiamo vivendo in maniera migliore per certi aspetti rispetto a questi anni, ma io rimpiango due cose: il borsello (ride), e la capacità di lottare per le cose che si desideravano, cosa che oggi viene meno”. Golino “Eravamo giovani Ivan ed io,  e nei primi anni 70 quando avevo sette anni, ero in Grecia, un altro mondo, un altro pianeta, in pochissimi anni sono successe tante cose, parte delle cose raccontate nel film mi sono familiari, come l'affetto senza strumenti in cui mi riconosco. C'era un modo di vivere l'infanzia molto diverso”. “ La cosa più forte sono state per me le memorie olfattive sebbene io fossi piccolissimo all’epoca – racconta De Rienzo - gli armadi con la naftalina, la città, mi hanno catapultato in pieno in quegli anni, la ricostruzione era così minuziosa da consentirti di fingere davvero poco in scena”. Non era invece ancora nata Cristiana Capotondi: “Io sono stata una bellissima bambina anni ‘80 con i fiocchi in testa. Anche negli anni 80 non c'erano grandi lezioni di pedagogia, dei bambini di oggi mi spaventa la tecnologia, che non lascia spazio all'immaginazione”. Conclude Gifuni: “E' una domanda importante, il cinema e il teatro tentano di ricostruire il nostro passato. Sono convinto che niente di ciò che accade oggi sia comprensibile senza uno sguardo costante su ciò che è stato. Negli ultimi decenni si è cercato di cancellare la nostra memoria, cosa fatta con grande cura e precisione, per questo cinema e teatro danno fastidio al potere, perchè ci ricordano chi siamo, e come sia possibile essere precipitati nell'oscenità del tempo presente. Per me è molto forte la differenza che c'è nel rapporto con i corpi, che adesso abitano gli spazi del nostro paese, che rimuovono l'idea della morte, del dolore, corpi rifatti, questo è atroce”.

Gennaro/Superman ha paura della Kryptonite. Voi di cosa avete paura? Cotroneo: “Di far male alle persone a cui voglio bene”. Golino: “Che le persone a cui voglio bene mi facciano male (ride). Zingaretti: “Non saprei scegliere, la paura di dimenticare le cose belle che mi succedono e sprecare del tempo, non voglio fare il new age, ma la vita è meravigliosa e capita a tutti di sprecarla perchè magari ci svegliamo con la luna storta”. Capotondi: “Di non aver capito il senso della vita, il motivo per cui siamo qua, quello che è giusto fare per se stessi. De Rienzo, ironizza: “Sono terrorizzato dalle conferenze stampa e da queste domande!”. Gifuni: “Dalla morte al senso della vita, tante cose, una fra tutte l'indifferenza”.

 

Scritto da Manuela Blonna
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