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Roland Emmerich: Anonymous, il mio Shakespeare così come non lo avete mai visto

Attualità, Interviste

20/10/2011

“Quando in maniera del tutto casuale ho leggo la sceneggiatura di Anonymous sono rimasto molto colpito dalla storia e prima di incontrare il suo autore John Orloff ho iniziato a leggere dei libri sull’argomento. Mi sono immediatamente reso conto che la discussione rispetto alla vera identità di William Shakespeare era molto emotiva. E quando un dibattito raggiunge un tale livello di emotività questo è il sintomo che si tratta di questioni molto rilevanti e importanti.”

Roland Emmerich non ha dubbi: il cosiddetto Bardo di Stratford on Avon era, in realtà, un impostore o, nel migliore dei casi, un prestanome ad un nobile che non poteva pubblicare le sue opera con la sua firma. “Come è possibile, infatti, leggendo il suo testamento che un autore non parli dell’eredità della sua opera?” chiede Emmerich “Come è possibile che un uomo colto e illuminato come Shakespeare abbia lasciato crescere due figlie analfabete e che quando una di questa ha sposato un medico e suo figlio ha così imparato a leggere e scrivere, quest’ultimo non abbia mai pensato di dedicarsi alla figura di suo nonno? Se io fossi stato il nipote di Shakespeare nei sarei stato molto fiero e non avrei fatto altro che occuparmi di lui.”

Aggiunge il regista tedesco alla sua prima prova autoriale dopo una serie di blockbuster come Independence Day, L’alba del giorno dopo, 2012 e Godzilla. Anonymous, dunque, sostiene la tesi molto accreditata di alcuni storici secondo cui il vero autore delle opere di Shakespeare è stato il Conte di Oxford. Un nobile un po’ ribelle, cacciato dalla corte di Elisabetta per motivi sentimentali, di cui, stranamente, nonostante fosse conosciuto in tutta Europa avendo vissuto anche in Italia non è rimasta alcuna traccia fino a quando è stato riscoperto da un insegnante di letteratura inglese nel 1920. “Sono molti i segnali secondo cui all’epoca tutti sapevano chi in realtà fosse Shakespeare. Basta pensare a Ben Johnson che dedica le sue opere ‘a quello che noi chiamiamo il nostro William Shakespeare’ o a quelli che parlano dell’autore di Amleto come il ‘loro’ Terenzio, quando si sapeva che questo scrittore latino, in realtà era uno pseudonimo usato da due persone.” Insiste Emmerich “In più io stesso come autore sono convinto che uno metta un po’ di sé in quello che scrive e, certamente, Shakespeare non poteva avere accesso ad informazioni ed esperienze di un uomo abituato al potere e agli intrighi di corte.”

Roland Emmerich sostiene anche che è possibile che in realtà più autori abbiano utilizzato il nome di Shakesperare per il loro teatro fortemente politico che serviva per mandare messaggi alla corte e a dichiarare il proprio amore per la regina Elisabetta. “Questo elemento, però, mancava alla prima stesura della sceneggiatura.” Spiega Emmerich. “Quando ho letto il copione ho chiesto allo sceneggiatore di cambiarlo e di andare oltre il triangolo Conte di Oxford, Shakespeare, Ben Johnson. Per me era importante guardare al contesto storico politico e lanciare il messaggio più importante del film ovvero che ‘la penna è sempre più importante della spada’ e che l’arte è sempre politica. Questa è una storia proprio sul confronto tra arte e politica. Uno scontro che è ancora molto forte oggi e che, forse, è diventato ancora più difficile. In fin dei conti non è poi così importante sapere chi fosse veramente Shakespeare, mentre è decisamente più stimolante la storia di un artista che trionfa, nonostante tutto, contro la politica che voleva schiacciarlo.”

Protagonista del film nel ruolo del Conte di Oxford è Rhys Ifans. L’attore gallese noto per le sue performance buffe e più estreme in film come Notting Hill dà un’ottima prova di sé in un ruolo molto composto e carismatico, di un uomo costretto a rinunciare al proprio nome sull’opera che più di ogni altra ha influenzato la cultura occidentale moderna. “All’epoca era straordinario pensare che le parole potessero diventare una forza di cambiamento. Per un aristocratico come quello che interpreto io, scrivere pubblicamente per il teatro sarebbe equivalso ad una sorta di alto tradimento.  Per questo motivo noi abbiamo mostrato la sua disperata ricerca dell’anonimità. Viveva in un’epoca paranoica e la sua scelta dell’anonimato è stata quella che gli ha permesso di continuare a scrivere anche se, alla fine, ne sono convinto gli ha spezzato il cuore.”

Ifans è stato scelto in base ad un provino dove, alla fine, alla richiesta di Emmerich rispetto a quale ruolo fosse interessato ha replicato “Un regista meno lungimirante mi sceglierebbe per il ruolo di William Shakespeare ovvero un attore semianalfabeta e alcolizzato. Io, però, vorrei interpretare il Conte di Oxford.” Una scelta vincente quella di Emmerich per un ruolo molto diverso che Ifans interpreta in maniera perfetta. “In un certo senso è stato un grande sollievo. E’ stato come usare un’altra arma del mio arsenale.” Aggiunge l’attore che rivedremo presto come nemico del nuovo Spiderman “La chiave fisica del mio approccio è stata quella di un uomo che vedeva e ascoltava così tanto, ma che doveva mantenere segreto il risultato di come queste cose lo avessero fatto sentire. Per me era importante rivelare qualcosa di questo segreto nello sguardo. E’ stata un’esperienza dura, ma molto gratificante.” Nessun problema a indossare abiti rinascimentali? “In fondo io resto un rocker e per me il Conte di Oxford è un po’ una rockstar dell’epoca del tipo di David Bowie.” Conclude Ifans ridendo “E per quanto eccentrico in confronto a Lady Gaga, resta una persona che si vestiva in maniera molto sobria…”

Scritto da Marco Spagnoli
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