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Robin Hood inaugura il Festival di Cannes

Attualità, Recensioni

12/05/2010

(Cannes) – Il Festival di Cannes si apre con Robin Hood che pur riunendo la coppia Ridley Scott Russell Crowe per il lavoro in un film dalla possibile caratura epica, non sembra riuscire a rinnovare i fasti e il successo de Il Gladiatore.

Più pellicola d’azione che storia realmente epica dai possibili risvolti spirituali, questa sorta di prequel ideale all’intera leggenda di Robin Hood è più vicino al momento creativo de Le Crociate che alla fascinazione esercitata da Maximus nella sua lotta per sconfiggere l’imperatore.

Dieci anni dopo Il Giadiatore, Robin Hood è un film d’avventura brillante e – a tratti - molto divertente, ma non riesce, certo, a ricreare la magia di ciò che è stato, né ad assurgere allo stato di ‘classico’.

Questo per colpa, principalmente, di una sceneggiatura quantomeno ‘frettolosa’ nella quale Brian Helgeland sembra non riuscire a trovare un vero punto di equilibrio tra la storia e la spettacolarità, tra la tradizione legata al cinema su Robin Hood e la reale capacità di essere innovativi.

Se da un lato, infatti, Re Riccardo Cuor di Leone muore in Francia, prima ancora che l’arciere del suo esercito Robin Longstride possa scegliere la vita del fuorilegge, d’altro canto il finale che richiama alla mente una sorta di Salvate il Soldato Ryan in stile medievale ha qualcosa di improbabile e tutt’altro che affascinante sul piano dell’esecuzione registica.

Evitando, però, ogni paragone con il passato e pensando che ogni generazione ha avuto, da circa settanta anni, almeno un film di Robin Hood cui confrontarsi, questa versione di Ridley Scott risulta essere decisamente interessante almeno sul piano spettacolare e rilevante sotto il profilo artistico grazie alla presenza di un nutrito cast che annovera Cate Blanchett nel ruolo di Lady Marian e altri attori di livello come Danny Huston, William Hurt e Max Von Sydow.

Peccato che si sia voluto mantenere l’approccio creativo su un piano meramente commerciale, senza guardare con maggiore cura ai dettagli della narrazione, approfondendo davvero temi sociali e politici dell’Inghilterra medievale che lungi dall’essere veramente ‘storici’ non riescono a coinvolgere davvero e in pieno lo spettatore.

Un film comunque da vedere e a apprezzare per la sua qualità visiva il cui peggiore difetto è quello di dilatarsi fino al raggiungere le due ore e venti minuti.

Scritto da Marco Spagnoli
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