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Ritesh Batra: l’amore ai tempi del ‘porta pranzo’

Anteprime, Interviste, Personaggi

25/11/2013


Con 'Lunchbox' l'esordiente Ritesh Batra parte dal presupposto che la vita di una coppia può cambiare anche attraverso un biglietto infilato in un 'porta pranzo'. Lo abbiamo incontrato al Festival di Torino, dove lo ha fortemente voluto il direttore Paolo Virzi, che ha confessato di essersi innamorato di questo esordio visto in prima mondiale alla Semaine de la Critique di Cannes, dove il film ha conquistato il Festival, vincendo il Premio del pubblico. Ecco cosa ci ha raccontato questo giovane esponente della 'off Bollywood'.

Batra Come ha incontrato e poi come ha costruito i suoi personaggi?
Nel 2007 ho iniziato ad avere un idea per realizzare questo film attraverso dei documentari sui Dabbawallash, un complesso sistema di trasportatori che compongono la spina dorsale della ristorazione aziendale a Mumbai. Si tratta di circa 5000 persone che consegnano le gavette di circa 200.000 pasti caldi al giorno. E' frutto di un complesso sistema di lettere e colori che rendono possibile la consegna anche agli analfabeti. Studiando li per corso di queste persone per un mio documentario sul tema ho incontrato davvero una donna che ha cambiato il suo matrimonio e la sua intera vita a partire dalla cucina spaziata di certi piatti e da un messaggio. Ecco come nasce questo film.

Un film in viaggio, un matrimonio, degli i dividi, una città in viaggio, in continuo mutamento, cosa ci dice di questo aspetto del suo esordio?
Questa caratteristica del viaggio nasce a Bombai, e' il ritmo di quella città dove milioni di persone sono come i lunchboxes. La ferrovia trasporta milioni di persone da casa a lavoro e viceversa, sembra quasi si muovano tutti su un grande nastro trasportatore. Quella città' a volte impedisce alle persone di soffermarsi sui propri sogni. Ho voluto concentrarsi su questo aspetto della città che appiattisce, che cerca di annullare. Invece i miei personaggi, lasciati indietro dalla città, che hanno perso il ritmo della stessa, proprio allora riescono a ritrovare se stessi, a riprendere possesso della propria intera esistenza.

Il suo esordio e' molto lontano dall'iconografia cui siamo abituati da Bollywood, sembra un genere 'off Bollywood', come lo definirebbe lei?
"Non ho cominciato a scrivere questo film pensando che fosse 'off' oppure un classico dell'industria Bollywoodiana; volevo raccontare questa mia storia esattamente come poi ago fatto, volevo raccontare un viaggio di due anime in mezzo a milioni di altre in viaggio, questo successo mi ha colpito nel profondo e ne sono davvero grato, farò di tutto per restare me stesso".

Un esordio baciato da un premio a Cannes ma anche in numerosi altri Festival in giro per il mondo dal Tribeca fin qui a Torino. Ci si sente cambiati dopo un viaggio così? Riesce a pensare al suo prossimo film?
Devo dire che questo viaggio e' inimmaginabile. Sono davvero grato di tutti i riconoscimenti, degli applausi, dei confronti con la stampa, con i professionisti del cinema con cui mi sono potuto confrontare durante la promozione di questo film in giro per il. Mondo. Certo che è difficile pensare al prossimo progetto ora. Ci sto lavorando ma la fase di scrittura e' molto delicata, ha i suoi riti, i suoi ritmi. Ha bisogno di una certa routine, incompatibile con la vita che ho condotto in questo straordinario e fortunato anno. 

Scritto da Titta Digironimo
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